Conferenza stampa del Cantiere Civico questo pomeriggio in piazza Prefettura a Campobasso alla luce dello scossone politico del fine settimana scorso in cui, lo stesso movimento, annunciava la propria fuoriuscita dalla maggioranza a Palazzo San Giorgio di tutti i propri assessori ed esponenti susseguente la nomina dei nuovi vertici della Sea, la società “in house” che si occupa di raccolta rifiuti e verde pubblico.
Una presa di posizione netta: dimissioni in toto da ogni incarico con l’opzione (da valutare) di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marialuisa Forte. «Si è continuato a mettere sabbia negli ingranaggi. Continue delegittimazioni, pettegolezzi e relazioni bieche sono state sistematiche in questi mesi – ha affermato il consigliere Pino Ruta – Non abbiamo tempo di stare dietro a questi teatrini di una politica di 30 anni fa, di persone che passano da una parte all’altra dello scacchiere e alla fine non danno nulla alla città. Quando un matrimonio diventa tossico non c’è altra soluzione che lasciarsi».
Il consigliere Stefano Lombardi, presidente della commissione Urbanistica ha rincarato la dose affermando: «Abbiamo confidato (con l’apparentamento elettorale del ballottaggio, ndr.) di poter incidere nelle decisioni di questa amministrazione e del sindaco dimostrando sempre lealtà e sincerità istituzionale nei confronti della maggioranza progressista. Abbiamo sempre votato tutti i provvedimenti, anche quelli che non avremmo voluto votare. In una situazione nuova è normale che ci sia un clima di frustrazione come nuovi amministratori ma siamo scoraggiati e delusi di questo comportamento. Tuttavia manterremo gli impegni assunti con i nostri elettori precisando che ciò che è mancato in questi dieci mesi è stata la condivisione dei progetti. Nessuna riunione di maggioranza specie sull’urbanistica, pur essendo state da me richieste più volte».
Sabino Iafigliola ha rimarcato i continui ostacoli incontrati lungo il cammino chiudendo il suo intervento con un perentorio «con il centrosinistra personalmente ho chiuso».
Il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Pietro Colucci è andato più diretto nella sua disamina della situazione: «Siamo entrati in maggioranza pensando di dare un contributo alla crescita di questa città, sapendo che sarebbe stato difficile ma ci abbiamo provato. L’accordo col Pd e gli altri partiti prevedeva diversi aspetti, in particolare la raccolta differenziata, l’urbanistica, il centro storico, il verde. Questi temi sono stati alienati, in particolare la differenziata: i cittadini sono esasperati; il metodo dei mastelli non funziona, c’è sporcizia ovunque e la gente non li sopporta più, soprattutto in piena emergenza cinghiali. E poi in centro vi sono i cassonetti, in periferia i mastelli: non ci sono cittadini di serie A e B, non deve esserci differenza tra centro e periferia anche per quanto riguarda il numero di passaggi di raccolta settimanale. Si sarebbe dovuto cambiare sistema ma non si è cambiato nulla e la città giardino di una volta non c’è più. Questi sono aspetti importanti per la qualità della vita dei cittadini».
Sul punto relativo alle nuove nomine Sea Colucci ha spiegato: «Non volevamo spartire le poltrone della Sea ma solo indicare persone adatte a ricoprire quei ruoli in quel settore: non si può sempre nominare il politico a fare impresa. La Sea ha bisogno di manager capaci che capiscano di rifiuti, non di segretari di partito, un’assurdità. Si è rotto il patto di fiducia e ci siamo tirati indietro dimettendoci, come nessuno ha mai fatto negli ultimi 50 anni.
«L’accordo si basava sui principi di raggiungimento di obiettivi, trasparenza, lealtà e soprattutto di fiducia. – ha chiosato Lombardi – Può venir meno la trasparenza e la lealtà nelle dinamiche politiche. La fiducia, invece, deve reggere l’accordo politico perché altrimenti non si può andare avanti».
Si è aperta, dunque, una fase in cui le alternative a Palazzo San Giorgio potrebbero vedere un rimpasto di Giunta, dopo la fuoriuscita dei tre assessori Colucci-Fraracci-Marcheggiani, o le dimissioni di massa anche dell’intero centrodestra. Il che porterebbe al commissariamento dell’ente fino a nuove elezioni. Ma la partita è appena iniziata e non sono da escludere sorprese nei prossimi giorni.