Una mozione del centrodestra di Palazzo San Giorgio, che vede come primo firmatario Domenico Esposito, Capogruppo consiliare di Forza Italia, unitamente ai Popolari per l’Italia, con il Capogruppo Salvatore Colagiovanni e Carla Fasolino.
I tre consiglieri comunali sottolineano come «il Comune di Campobasso ha attivato canali social sia su Facebook che su Instragram, con tanto di logo e descrizione di gestione che rimandano all’URP – Ufficio Relazioni con il Pubblico – con specifica Servizi Pubblici e Governativi. Tra i contatti seguiti dalle pagine compaiono solo consiglieri comunali e iscritti al Movimento 5 Stelle, forza di maggioranza in comune – proseguono i firmatari – connotandosi di un profilo decisamente non istituzionale, nonché diversi sono i post pubblicati nei giorni festivi, che nulla hanno a che vedere con la funzione informativa e imparziale che dovrebbe garantire l’informazione dell’ente comunale.
In sostanza – incalzano i tre consiglieri comunali di opposizione – le pagine social del Comune di Campobasso dovrebbero essere utilizzate per fini istituzionali e non politici, di propaganda, come spesso sottendono.
Chiediamo la corretta applicazione della Legge 150 del 2000, che disciplina l’informazione e la comunicazione nelle Pubbliche Amministrazioni. Vogliamo conoscere quali siano le procedure amministrative adottate per l’apertura e la gestione delle pagine social del Comune di Campobasso, ma anche perché, come dichiarato in un’interpellanza presentata nel precedente Consiglio comunale sempre a firma di Esposito e Colagiovanni, i codici di accesso siano in capo al sindaco e al vice-sindaco e il motivo per cui le pagine seguano cittadini riconducibili al Movimento 5 Stelle con conseguente violazione dell’imparzialità dell’informazione.
Chiediamo che vengano ripristinate le regole di utilizzo dei canali social del Comune di Campobasso, che devono essere al servizio di tutta la cittadinanza e per comunicare informazioni imparziali, senza riferimenti politici, che siano strumenti a garanzia dell’interesse comune e collettivo, senza gestione parziale ed impropria così come sta accadendo», chiudono Colagiovanni, Fasolino ed Esposito.