Cavese, guarda un po’ chi si rivede. Rossoblù al “Lamberti” dopo più di vent’anni. Con i metelliani una lunga storia di sfide e di polemiche

È l’ora di Cavese-Campobasso, semifinale di andata della poule scudetto di serie D (in campo alle 21, stessa ora di Dortmund-Madrid, finale di Champions). Una sfida che torna dopo quasi 23 anni e che in passato si è tenuta in IV^ Serie, in serie D, in C, C1, C2 e persino nella Coppa Italia di Eccellenza. Anche l’ultima volta si giocò in notturna, di lunedì. Era l’8 ottobre del 2001, il Campobasso – destinato alla retrocessione in D e poi al fallimento- strappò un pari (1-1) con una deviazione fortuita ma decisiva di Tarallo di cui neanche i giornali sportivi nazionali fecero menzione. Qualche mese prima i rossoblù – in lotta per la C1 col Taranto – colsero nel finale con un guizzo di Praino (0-1) un successo prezioso ai danni dei blufoncè di casa. Una battaglia quella di Cava, campo tradizionalmente difficile e “caldo” per tutti. Negli altri precedenti in Campania è prevalso l’equilibrio, con ben quattro 0-0 e tre 1-1.

Il Campobasso, oltre a quello citato dell’aprile del 2001, vinse solo nel dicembre 1977 (doppietta di Walter Berardi, con provvisorio pari di Cassarino), gara passata alla storia della TV locale perché fu la prima ad essere trasmessa in differita al lunedì dalla neonata Telemolise, che si fece largo nell’etere sulle frequenze sino ad allora occupate da Telecapodistria. Da allora gli appassionati molisani passarono da Sergio Tavcar, dall’Hajduk o Crvena Zvezda, al più ruspante Gennaro Ventresca, a Bolognesi e D’Alessandro, ma soprattutto al celeberrimo “negli ultimi cinque minuti il Campobasso ha passato un brutto quarto d’ora”. Vuoi mettere la meraviglia e la goduria di ammirare il “lupo” in tv, dimenticando le prodezze di Dzajic o Popivoda, per tacere del basket e della Jugoplastika…

Tornando alla Cavese, tre i successi campani, l’ultimo 3-2 nel ’92, in Coppa d’Eccellenza, sotto l’etichetta di “Intrepida” Cavese. In precedenza due 1-0, nel ’78 in C1 e nell’83 in B, firmati da Gabriele Messina e da Vanni Moscon. La Cavese è tornata in serie C al terzo tentativo, dopo due secondi posti e la beffa del 2023. Non sono bastati sei punti di vantaggio a 180′ dal termine. Sconfitta casalinga per mano del Martina, poi quella esterna a Brindisi che significò aggancio, quindi sconfitta cocente contro i salentini nello spareggio. Quest’anno, collocata nel girone G, terzo differente in tre stagioni, la Cavese non ha quasi mai avuto avversari. Il Sarrabus Ogliastra si è sgonfiato quasi subito, poi nessuna tra Cassino, Nocerina e Romana ha trovato la continuità giusta per insidiare una consolidata leadership. A Cava, nonostante i sette punti di margine sulla seconda hanno esonerato Cinelli e chiamato l’esperto Di Napoli, il quale non ha fallito la missione, gestendo il vantaggio e riportando i metelliani in serie C.

Due gli ex da parte cavese: Antonelli e Magri, quest’ultimo campobassano doc, già Campione d’Italia Primavera col Chievo. Sono solo due di una lista lunghissima di doppi ex, che comprende, tra gli altri, Paleari, Vagheggi, Guerini, Accardi, Biancardi, Mandressi, Canzanese, Ciccio Caruso, Vincenzo Moretti, i portieri Ambrosi e Conti, Di Deo, Corradino, Gabrielloni, Fella, Martiniello, e Raffaele Di Risio, molisano di Baranello che ha sposato proprio una cavese doc. Eppoi i tecnici Fontana, Mario Russo e Belotti, i dirigenti Simonelli e Bronzetti, che dopo essere passato da Campobasso e prima di lavorare “ufficialmente” per la Cavese, fu molto chiacchierato per una vicenda di costosi regali agli arbitri (spille d’oro) nella stagione 80/81, proprio quella in cui la Cavese fece il salto in serie B ai danni del “lupo”.

Nell’albo d’oro dello “scudetto” Dilettanti la Cavese c’è già. Ha iscritto il suo nome nel 2003, battendo in finale l’Isernia sul neutro di Civitavecchia ai calci di rigore (4-2, 0-0). Tra i realizzatori dal dischetto anche l’ottimo Corradino, uno che a Campobasso ha messo radici. (foto archivio Cavese-Campobasso 2001)

Stefano Castellitto