E’ finita nelle campagne tra Ferrazzano e Mirabello Sannitico, in contrada Ponte Rotto dove è stato individuato nella serata di ieri a bordo di una Opel Mokka nera da un elicottero delle forze dell’ordine che fin dal mattino gli davano la caccia sul territorio, la fuga di Salvatore Ocone, l’operaio 58enne accusato di aver ucciso a Paupisi (BN) Elisa Polcino (49 anni), sua moglie, verosimilmente con una grossa pietra mentre era ancora a letto.
Purtroppo i Carabinieri, insieme a Polizia di Stato e Polizia locale nella sua auto hanno ritrovato anche il cadavere di uno dei tre figli di 15 anni con la sorella 16enne in gravissime condizioni e subito trasportata al Cardarelli di Campobasso, quindi al Neuromed di Pozzilli dove è stata immediatamente operata per tentare di ridurre il grosso ematoma alla testa probabilmente provocato anche a lei a colpi di pietra. L’altro figlio Mario, maggiorenne, si trovava lontano dal piccolo paese del beneventano al confine con il Molise, a Rimini, dove svolge l’attività di cameriere.
Salvatore Ocone, interrogato a lungo nella caserma “Testa” di via Mazzini a Campobasso dal procuratore di Benevento Salvatore Scarfò, avrebbe ammesso il duplice omicidio e il tentato omicidio della figlia a notte fonda e si trova tuttora rinchiuso nel carcere di via Cavour.
Torna alla ribalta della cronaca nera, dunque, il territorio immediatamente vicino al capoluogo, a distanza di 20 anni da quel 28 aprile 2005 quando in una villetta di Ferrazzano Angelo Izzo uccise Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano. Uno degli episodi più bui della storia degli avvenimenti drammatici accaduti nella nostra terra.