Case Green, grido d’allarme dell’Acem: «Occorre sostegno nazionale ed europeo». Patriciello: «Bene l’obiettivo ma che non paghino i cittadini»

“Case Green: la Direttiva dell’Unione Europea sul rendimento energetico degli edifici” è il titolo dell’interessante dibattito proposto questa mattina dall’Ance-Acem Molise alla presenza di illustri ospiti quali l’eurodeputato Aldo Patriciello e il deputato molisano Lorenzo Cesa, introdotti e moderati dal Presidente dell’Ance Corrado Di Niro.

La Direttiva UE prevede che nei Paesi membri gli edifici nuovi dovranno essere ad emissioni zero entro il 2030 e gli edifici esistenti dovranno diventare ad emissioni zero entro il 2050 con step intermedi per gli immobili residenziali: raggiungere la classe energetica E entro il 1° gennaio 2030 e la classe D entro il 1° gennaio 2033.

«Veniamo da due anni – ha detto l’on. Patriciello nel suo intervento – in cui le nostre vite sono cambiate radicalmente a causa di: pandemia, guerra Russia-Ucraina e cambiamento climatico sempre più attuale. Diciamolo chiaramente la Direttiva sull’efficienza energetica cambierà ulteriormente le nostre vite e quelle delle nostre abitazioni. E’ giusto essere ambiziosi e avere l’obiettivo nel lungo termine di dotarsi di un parco immobiliare europeo a emissioni zero entro il 2050.

Ma dobbiamo dotarci di strumenti adeguati e proporzionati ai risultati da raggiungere i cui costi non ricadano sui cittadini, i quali, probabilmente, da soli non potranno mettersi al passo da quanto richiesto. Per tale ragione in Commissione ITRE abbiamo lavorato come delegazione italiana con numerosi emendamenti volti a migliorare il testo iniziale della Commissione europea.

In particolare con il nuovo testo adottato abbiamo eliminato l’articolo che prevedeva l’impossibilità di vendere o affittare immobili a partire dal 2033 con parametri energetici inferiori alla Classe E. Tale punto è stato abrogato grazie ad un nostro emendamento e pertanto la direttiva non prevede per ora provvedimenti in tal senso.

Abbiamo chiesto e ottenuto – ha continuato – di rispettare le diversità di ogni nazione e che sia ciascun Paese a mettere a punto il proprio piano nazionale di ristrutturazione degli immobili. In altre parole, l’intero processo sarà guidato dalle condizioni nazionali, e dipenderà dallo stock degli edifici, dalla disponibilità di materiali e di lavoratori.

Inoltre proprio per responsabilizzare gli Stati rispetto ad obiettivi “ragionevoli” abbiamo inteso specificare che eventuali sanzioni siano a carico degli Stati e non dei cittadini. Pertanto è stata eliminata ogni forma di sanzione per i proprietari.

Abbiamo inoltre richiesto che gli Stati membri garantiscano un adeguato sostegno finanziario per raggiungere gli obiettivi prefissati. Abbiamo infine ottenuto che i Paesi membri possono decidere di escludere dalla direttiva gli edifici protetti da particolare valore storico e architettonico e i luoghi di culto. È un’eccezione che abbiamo fortemente voluto proprio perché, altrimenti, avremmo rischiato una forte penalizzazione di alcuni Stati, in particolare dell’Italia, che ha un enorme patrimonio di questo tipo.

Tale testo sarà ulteriormente discusso e votato in plenaria a marzo, e poi inizierà il trilogo tra il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio. Vi è pertanto la possibilità di ulteriori miglioramenti per i quali ci batteremo fino a conclusione dell’iter legislativo».