Come ogni anno anche in questo particolare Venerdì Santo, segnato dalla grave emergenza meteo che sta colpendo in queste ore la provincia di Campobasso, si è rinnovata la tradizione della processione alla quale il popolo campobassano è legato a doppio filo. Il lungo corteo è partito, con una temperatura abbastanza rigida, intorno alle 18 dalla Cattedrale.
Le note del “Teco vorrei” hanno accompagnato il corteo seguito da migliaia di persone tra cui sacerdoti, suore, bambini, adulti, anziani, scout, diversamente abili, forze dell’ordine e gruppi religiosi. L’Arcivescovo Mons. Biagio Colaianni, seguito dalle statue del Cristo e dell’Addolorata, ha chiuso il corteo assieme alle vedove legate da nastri neri alla statua della Madonna.
Tra i politici in corteo il sindaco Marialuisa Forte, il Presidente del Consiglio comunale Giovanni Varra, gli assessori regionali Vincenzo Niro, Armandino D’Egidio, Fabio Cofelice e Gianluca Cefaratti, il vicepresidente della Provincia Alessandro Pascale e le diverse autorità militari.
“Teco vorrei”, appunto, l’inno che ogni campobassano conosce e sente risuonare in questo triste giorno, risale alla fine dell’Ottocento ed è opera del maestro campobassano Michele De Nigris sui versi di Pietro Metastasio. E’ un canto possente che commuove ed emoziona sempre, in qualsiasi momento lo si ascolti. Anticamente veniva intonato da circa cento persone mentre oggi sono circa settecento coloro che nel corso della Settimana Santa si riuniscono a provare e riprovare questo struggente canto fino all’epilogo del Venerdì Santo. “Teco vorrei, o Signore, oggi portar la Croce” è l’incipit del canto che annuncia il trionfo del Cristo attraverso il mistero della Croce.
Il corteo in processione si è fermato poi, come consuetudine, dinanzi alla Casa di reclusione di Campobasso per la consueta ed emozionante benedizione dei detenuti da parte del Vescovo: il momento forse più toccante di tutto l’evento, per poi tornare nella chiesa Cattedrale intorno alle 21.