Un’occasione più unica che rara per nobilitare una stagione contraddittoria. Il Campobasso – ben quattro sconfitte e solo quattro punti nelle ultime sei partite – va a caccia del successo di prestigio a spese della capolista che, come all’andata, si presenta all’appuntamento con il “lupo” reduce da una sconfitta col Pineto. Al “Manuzzi”, sotto una pioggia battente finì in parità (1-1), la squadra di Bagatti fu pure fortunella in diverse occasioni (compreso un rigore negato al Cesena), ma si dimostrò all’altezza di una rimonta in classifica che si è poi concretizzata in tempi brevi, facendo felici i tanti tifosi al seguito. Allora, paradosso su paradosso, a fine gara, dopo un punto così “pesante”, il Campobasso si ritrovò solo all’ultimo posto in classifica. Ma con una diversa consapevolezza delle sue potenzialità.
TEMI – Al “Romagnoli” contro i romagnoli per eccellenza. I portabandiera di una “regione” che si sente tale, anche e soprattutto calcisticamente, a tal punto che i tifosi del Cavalluccio hanno due schemi fissi quando sono allo stadio. “Romagna mia, Romagna in fiore”, quando sono in buona, “Bolognese pdm” quando sono arrabbiati, nella versione edulcorata “chi non salta bolognese è”. Il loro derby è quello, il sogno è ritrovarsi, fra qualche mese, ad una sola categoria di differenza rispetto agli odiatissimi rossoblù. Se i tifosi del Cesena guardano davanti, Angelini e i suoi ragazzi sono più prosaicamente concentrati sul Matelica (prima inseguitrice a quattro lunghezze) e sul Campobasso, consapevoli delle difficoltà del momento di una stagione che a novembre sembrava compromessa (-7 in classifica proprio dai marchigiani) e poi già bella ed archiviata, col Matelica a -9. Previsioni sbagliate in entrambi i casi. Ci sarà da sudare, quattro punti di margine non danno sicurezza. Tocca quindi ai rossoblù riaprire la lotta per la serie C, per mettersi alle spalle un periodo decisamente opaco, timbrare il pass definitivo per la salvezza, ed ottenere una vittoria di prestigio.
I PRECEDENTI IN MOLISE – Sono tutti concentrati in quattro anni solari. Dal 1983 al 1987. Quelli di campionato tutti in serie B, a cominciare da quello vinto il 16 ottobre 1983 per 3-1 (Scorrano e doppietta di Tacchi, gol di Garlini ad accorciare le distanze). Questi sono senza dubbio i primi 45’ più belli e travolgenti del quinquennio cadetto. 3-0 al riposo e Cesena che viene dalla A stordito ed impotente. Poi tre pareggi di fila. Reti bianche il 21 ottobre 1984 (con Cadè in panchina e la squadra che stenta a decollare) ed il 29 marzo 1986 (quando i rossoblù non rischiano e mettono un altro mattoncino nella costruzione della salvezza). Il 30 novembre del 1986 finisce 1-1. Roberto Russo, ex di turno, illude, Aselli riporta la sfida in equilibrio. In campo per i cesenati anche l’attuale tecnico Angelini. Gli almanacchi riportano anche l’1-2 in Coppa Italia dell’agosto 1987, un mese abbondante dopo la retrocessione in C1. Il Campobasso, allenato da Mario Russo, è ancora un embrione di squadra. Due categorie di differenza (il Cesena si prepara alla serie A) non si vedono, spesso d’estate è così. Rossoblù in vantaggio con Mino Bizzarri (che presto andrà via, alla Nocerina), rimonta romagnola con Rizzitelli prima del rposo e Jozic a metà ripresa.
S.C.