Tra Campobasso e la finale scudetto della D ci sono 90 minuti in cui ai lupi basterà non perdere con più di due gol di scarto. Al “Molinari” arriva la Cavese (ore 16, arbitra Leone di Avezzano, assistenti i baresi Grimaldi e Palermo) nel retour match della semifinale dopo il roboante 2-5 dell’andata al “Lamberti”.
Erano 38 anni che la Cavese non beccava una “manita” in faccia sul campo amico, tenuto conto che il recente 0-5 del 2020 per mano della Ternana in serie C ebbe come teatro il “Menti” di Castellammare. Era l’estate 1986, in Coppa Italia a Cava passò 1-5 il Catanzaro, con gli aquilotti pieni di imberbi ragazzini. Il Campobasso ci crede. Se arriverà in fondo troverà sabato prossimo (campo e orario da definire) quasi certamente il Trapani che alle 18 al Provinciale di Erice parte dall’1-0 contro i veronesi del Caldiero.
Il “divertimento serio” di Piccirilli ha fin qui prodotto due successi su due (2-0 al Carpi prima della cinquina di domenica), netti ed indiscutibili, nel gioco e nel punteggio, segno che la squadra si diverte a stare insieme, sul campo e fuori, ed ha una gran voglia di essere ricordata a lungo, dai tifosi in primis, e poi dagli almanacchi. Uno scudetto è per sempre.
La tradizione parla chiaro. Per la Cavese quasi sempre disco rosso in Molise. L’unico successo dei blufoncè in esterno è quell’1-2 di Coppa Italia del 29 gennaio 1992 quando il Campobasso era in Promozione e trovò sulla sua strada la più forte lntrepida Cavese. Per il resto il Campobasso ha concesso solo quattro pareggi, tra cui quello 0-0 del 10 febbraio 2002 in C2, data dell’ultimo match tra le due rivali. La Cavese degli ex Minauda, Vadacca, Righi e del tecnico Russo non riuscì a far meglio al cospetto di un Campobasso tra le peggiori versioni, destinato alla retrocessione, cui seguì una dolorosissima la mancata iscrizione.
L’altro 0-0 in C1 il 18 febbraio 1979, uno dei tanti del giovane Campobasso di Fontana, incapace o quasi di far gol, ma praticamente impenetrabile dietro. Due pari con gol, sempre per 1-1. Nel 1978, in serie C, botta e risposta nella ripresa con Scorrano che replica a Rufo. Cinque anni dopo, in serie B (17 aprile 1983), con Tacchi e Caffarelli a presenziare nel tabellino. Poi solo vittorie rossoblù, ben otto. La più larga nel primo incrocio del 17 gennaio del 54, settanta anni fa, in IV Serie. Un 4-1 firmato dalle doppiette di Garuti e Catalano. Ininfluente a conti fatti il momentaneo pari del cavese Montoni. Successo “inglese” nella serie D 73/74, col 2-0 firmato da Truant e Villa, idoli della gioventù “zassa” di una Campobasso che non c’è più.
Il 2-1 del 26 novembre 2000 in C2 è l’ultimo in ordine cronologico, con la firma di Walter Piccioni al 92′, dopo le reti di Moretti e il pari di De Carolis. Cinque volte è bastato l’1-0 al Campobasso per vincere. Il primo è firmato al 90′ dal difensore Scalabrin nel 1969, in serie D. Due volte l’autografo in calce al match ce lo ha messo un altro “non goleador” come Mario Goretti (una in Coppa e l’altra in campionato) tra l’82 e l’84. Quello di Bittolo del 1980, con un gran destro al volo, è stato forse il gol più bello della storia del match.
Quindi, il 31 maggio 1981, la palombella malefica di Maestripieri dopo 16 secondi, alla penultima giornata che significò l’aggancio in classifica ai metelliani. Dei fatti di cronaca di quel giorno, bello e terribile nello stesso tempo, si è detto tutto ed il contrario di tutto, e pure qualche sciocchezza da parte di qualche tifoso cavese, che però è giustificato, in quanto dopo 43 anni si può pure perdere la memoria. Acqua passata. Ma la storia non si cancella, per chi vuole ricordarla per benino.
Stefano Castellitto