Campobasso-Carpi, sfida fascinosa ma senza passato. Mai di fronte emiliani e rossoblù nella loro storia ultracentenaria

Una festa per due, quella in programma all’Avicor Stadium “Molinari” (calcio di inizio ore 16, arbitra il barese Palumbo, coadiuvato dal ternano Giovanardi e dal milanese Adragna). Campobasso e Carpi, incrociano per una volta le loro storie ultracentenarie per giocarsi una non banale semifinale nella “poule” scudetto, minitorneo tra le nove promosse in serie C, che porta in semifinale le tre vincenti i gironcini più la migliore seconda.

Il Campobasso ha bisogno di un punto, per il Carpi non ci sono alternative al successo pieno. Non è questione di stimoli, l’incognita è solo verificare quanta benzina abbiano entrambe dopo una stagione estenuante e più che la “pancia piena” per gli obiettivi raggiunti, conterà la voglia di mettersi in mostra di chi per varie ragioni non lo ha potuto fare prima. Per i molisani il ritorno in C a due anni dall’esclusione sarà celebrato ufficialmente con la Coppa al termine del match. Dal canto loro gli emiliani ne hanno impiegati tre per risalire tra i professionisti dopo l’estate 2021, il fallimento del club che è stato un anno in A e cinque in B, e la costituzione di un nuovo sodalizio (Athletic Carpi, oggi AC Carpi), e piazzamenti in crescendo. Un quinto ed un terzo posto (con annesa finale playoff persa col Corticella) hanno anticipato il primato centrato lo scorso 5 maggio, evento che in serie D a Carpi non si ripeteva da 50 anni esatti.

A guastare il prepartita ed a gettare un’ombra sulla festa (ma non certo a “sporcare” la straordinaria stagione del “lupi”) l’improvviso addio del tecnico del trionfo. Rosario Pergolizzi non sarà l’allenatore del Campobasso in serie C, ma soprattutto non sarà in panchina contro il Carpi. Risoluzione con effetto immediato, comunicato uffciale nel segno delle formulette di rito, ma intanto niente festa per il tecnico palermitano, in panchina va Piccirilli (classe 1980), allenatore in seconda e tecnico della juniores, oltre ad essere anche l’appassionato “store manager” del club. La decisione, pienamente legittima di interrompere il rapporto tra le parti, ha tuttavia sorpreso e disorientato per il “timing”. Evidentemente la frattura non è ricomponibile, tuttavia nessuna dichiarazione c’è stata per spiegare un divorzio comunque traumatico. È già partita la caccia al nuovo condottiero in serie C, una volta messe a posto le “carte” e rispettate impegnative adempienze per ottenere la cosiddetta “licenza nazionale”. Si cerca un profilo in linea con le ambizioni manifestate dalla proprietà americana, in passato sempre coerente alla voce “trasparenza”.

L’AVVERSARIA, L’A.C. CARPI – I biancorossi di Serpini hanno ottenuto la promozione in serie C dopo un esaltante girone di ritorno. Il tecnico di Castelfranco Emilia, già alle dipendenze del presidente Lazzaretti ai tempi della Correggese, ha conquistato l’ennesima promozione della sua carriera, scalando di fatto tutti i gradini dalla seconda categoria. A Carpi, dopo aver incassato ma fiducia del presidente anche in seguito a momenti difficili (cinque sconfitte nel girone di andata) , ha poi condotto la sqadra ad un’incredibile rimonta a spese dell’ex capolista Ravenna, che ha chiuso il torneo con sole 13 reti incassate, dato che spesso porta alla vittoria. Sedici risultati utili di fila, grande condizione e vistosa crescita di prestazioni e personalità. I bizantini, indubbiamente sfortunati per l'”affaire-Pistoiese”, con sei punti svaniti nel nulla contro i quattro del Carpi, si sono poi attaccati al “fumo della pipa”, sperando senza esito in un pretestuoso ricorso del Forlì.

Il Carpi è passato in breve tempo da “meno undici” a gennaio (erano addirittura 12 al termine del primo tempo del match con la Pistoiese, poi ribaltato in contemporanea con una sconfitta ravennate), a meno 8, poi meno 6, poi meno 4, quindi meno uno, fino al sorpasso nello scontro diretto del “Cabassi” del 17 marzo firmato Sall. L’1-0 al Ravenna ha mostrato per una volta l’altra faccia dei biancorossi, di solito abilissimi nel palleggio e negli scambi stretti, amanti di un football propositivo attraverso efficaci soluzioni offensive. Su tutte quelle facenti capo a Simone Saporetti, 23 gol stagionali, più di ogni altro, sia in stagione, sia nella storia del club. Quel giorno un Carpi più pragmatico e “cattivo” del solito ha messo le mani sul campionato, resistendo ad una grande avversaria, ma sbagliando pure il rigore dell’apoteosi nel finale con lo stesso Saporetti, per giunta ravennate di nascita.

La rimonta sul Forlì alla terz’ultima, con il gol al 90′ di capitan Calanca, professione difensore, è stata poi salutata con un boato difficilmente riscontrabile in passato. Infine, dopo sprecato il match point ad Imola (1-1 il 28 aprile), l’apoteosi con la cinquina al Certaldo che ha chiuso i giochi davanti a 4 mila spettatori.

Stefano Castellitto