Come questa poche altre. Se non è “la” più attesa della stagione, poco ci manca. È l’avversaria che i tifosi – vecchi e giovani – sognavano presto di tornare ad affrontare, dopo anni di Centobuchi e Montegiorgio. Lo scorso 13 giugno, quando il ritorno in C del “lupo” fu ufficiale, tutti o quasi hanno pensato al Bari, 30 campionati di A e 46 di serie B, categoria in cui l’attuale “Società Sportiva Calcio Bari”, ricostituita nel 2018 e ripartita dalla D, dopo il fallimento della gestione Giancaspro, muore dalla voglia di frequentare molto presto, visti i cospicui investimenti.
Dopo la finale playoff persa nell’estate 2020 contro la Reggiana dell’ex rossoblù Kargbo, e il deludente quarto posto della passata stagione, il club di proprietà di De Laurentiis ci riprova, cambiando ds e tecnico (Polito ex Ascoli e Mignani ex Modena) e la sensazione è che la stagione sia quella giusta. Sei vittorie e due pareggi nelle prime 8 gare sono i numeri incontestabili di un segmento di campionato condotto alla grande dai “galletti”, cui è mancato l’apporto del molisano Antenucci che potrebbe riprendersi la maglia da titolare proprio a Campobasso. Non è molisano, ma è un ex l’abruzzese Davide Teti, il confermatissimo segretario sportivo, a Bari per il quarto anno dopo una bella esperienza alla Virtus Verona e un ciclo decisamente importante a Campobasso, sin dalla “rinascita” del club nel 2013 sotto la presidenza Perrucci, e prima ancora a Trivento ed a Castel di Sangro.
I PRECEDENTI – Unica presenza dei “galletti” di Puglia a Selvapiana l’11 gennaio 1987 e vinse il Campobasso con un discusso rigore realizzato da Vagheggi al 40′. Penalty concesso per fallo di mano di Loseto, da terra. Non fu chiara l’intenzionalità del gesto, fatto sta che sotto la pioggia e su un terreno scivoloso e quasi impraticabile, il direttore di gara indicò il dischetto. E Vagheggi trasformò senza indugio. Proteste del presidente Matarrese che dichiarò pure “a noi i rigori non li danno mai”… Fu una delle poche vittorie di Grip, l’ultima prima di essere esonerato, due settimane più tardi in seguito ad uno 0-0 col Messina.
Al “vecchio” Romagnoli il Bari vi ha messo piede per la prima volta nel remoto 30 novembre 1952, in serie D, reduce da tre retrocessioni di fila. Immaginate l’entusiasmo del popolo rossoblù, al primo anno di quarta serie dopo la riforma dei campionati. Bene, il super Bari, davanti a 5 mila spettatori, pagò dazio e perse per 1-0 grazie ad una rete del “giramondo” jugoslavo Polack, 33enne triestino (di Roiano), cui il regime aveva anche cambiato il cognome (in Polacchi) e si trova nei tabellini in tutte le salse. Polak, Pollak e persino Goracci per ragioni militari. Questo gol che il Bari non riuscì a rimontare è stato tramandato per lunghi anni come un fatto leggendario, perché abbinato alle parate miracolose del portiere rossoblù Taddio, un piccoletto di Udine che tra i pali – raccontano- era praticamente imbattibile.
Il Bari arriva terzo, cambia girone, lo vince e “saluta” il Campobasso sino al 1976. Quando si gioca a Termoli, in campo neutro, e finisce 0-0. Il vecchio “Romagnoli” è inagibile per “colpa” della galleria delle ferrovie poco distante, e va risistemato. Il “Cannarsa” è stracolmo, ma allo spettacolo di pubblico non si accompagna quello in campo.
L’anno successivo, 9 gennaio 1977, il Bari di Giacomino Losi infrange l’imbattibilità casalinga del vecchio “Romagnoli”, imbattuto da due anni e mezzo. Una punizione di Penzo ed un colpo di testa di Asnicar, un gol per tempo, nulla da fare per il volenteroso Campobasso di De Petrillo, alle prese anche con problemi societari e con una classifica che sarà assai precaria sino all’ultima giornata.
Siamo in B, e Campobasso-Bari si gioca di nuovo in campo neutro, a Pescara. I rossoblù, puniti per le intemperanze nel match di sette giorni prima nel contestato 2-2 contro il Bologna, ce la mettono tutta ma non sfondano. Anche qui reti inviolate. Il Bari retrocederà, e si ripresenta alla carica alla seconda giornata del torneo di B 84/85. Anche in questo caso, con un tiro da fuori di Luciano Sola che picchia sotto la traversa e batte Ciappi, i pugliesi infrangono un’imbattibilità casalinga dei lupi che durava da quasi due anni. Il Bari di Bolchi, ambiziosa “neopromossa” andrà in A assieme a Pisa e Lecce.
Stefano Castellitto