CALCIO / SERIE C NOW – Campobasso, con la Torres si cambia. Braglia striglia i suoi: «E’ ora di tirare fuori quello che abbiamo»

È certamente l’avversario più qualitativo di questo inizio stagione per un Campobasso ancora alla ricerca di un’identità precisa e della “famosa” continuità di risultati. Al “Molinari” arriva la Torres di Sassari, lo scorso anno seconda in regular season dopo aver condotto per due terzi di stagione, prima di arrendersi allo straripante Cesena e poi, ai quarti dei playoff, al più pimpante Benevento. La sfida ai sassaresi, tuttavia, potrebbe dare la sveglia al Campobasso, che conta sulla spinta del suo pubblico per superare una settimana non facile, quella successiva alla “non-partita” di Piancastagnaio, dove, per bocca del suo stesso tecnico, “siamo stati inguardabili, non siamo scesi in campo, è mancato l’atteggiamento”.

Il tecnico toscano, nella ormai consueta conferenza pre-match annuncia che “ci saranno cambiamenti”, senza naturalmente entrare nello specifico, facendo tuttavia intuire diverse novità nello “starting eleven”, che nel “modulo”. Braglia tira le orecchie ai suoi: “Bisogna che qualcuno si prenda le sue responsabilità” – ha detto, sibillino ma non troppo. “Bisogna capire che in questa categoria bisogna pedalare, lottare, ed andare oltre i propri limiti, stiamo facendo fatica a metterlo in pratica. Da parecchio tempo non vedevo giocare così male, e naturalmente il primo responsabile sono sempre io. C’è da ripartire da quello che abbiamo noi e che non abbiamo tirato fuori per niente. Sicuramente ci saranno dei cambiamenti, non voglio vedere più prestazioni del genere. Mi aspetto una squadra non piatta, che lotti e che voglia qualcosa”. Non si entra nel dettaglio delle novità, ma Braglia sottolinea che “possiamo scegliere di più”, rammaricandosi poi che “in campo parliamo poco, invece sarebbe importante farlo di più, ci si aiuta anche così. Il capitano è D’Angelo, dovrebbe essere lui a prendere per mano questa squadra e capire quello che bisognerebbe fare in questa categoria”.

Sulla Torres il tecnico toscano aggiunge: “Squadra forte, gruppo già insieme da un paio d’anni, addirittura migliorato con elementi funzionali al loro sistema di gioco, ho visto le loro partite, vanno fortissimo, ribaltano l’azione in un amen, mi sembrava di vedere il Cesena dell’anno scorso. Per cui dobbiamo prepararci bene, senza alibi, poche chiacchiere e tanta corsa. Bisognerebbe capire anche l’ambiente dove lavoriamo, con cinquemila persone che vengono a darci una mano, sta a noi non deluderli”.

I PRECEDENTI – Ad accompagnare la speranza di Braglia di vedere un Campobasso diverso dall’ultima infausta domenica c’è la tradizione. Tre i precedenti in Molise, uno in IV serie, 70 anni fa e due in C1, alla fine degli anni Ottanta, tutti finiti con la sconfitta dei sardi, mai in gol tra l’altro. Nel 1954 finì 4-0, si giocò a fine aprile di mercoledì. Era il 21 aprile, recupero della gara in calendario tre giorni prima, ma rinviata per neve (a Campobasso è… possibile!). Doppiette di Garuti e di Rosso. Proprio Garuti, ci raccontò quella stranissima partita che decretò un’incredibile salvezza del Campobasso, tenuto in corsa grazie alla vittoria della Cavese sulla Nocerina. Per sorpassare i “molossi” i rossoblù avevano solo un risultato, la vittoria. “Quelli della Torres” – raccontò – erano già salvi. Vennero a Campobasso pensando di trovare almeno la primavera, invece non avevano neanche il ricambio della maglietta della salute. Rimasero tre giorni chiusi in albergo, senza poter uscire per il freddo. I nostri tifosi andarono tutte le notti a disturbare il sonno degli avversari, ricordando loro che “dovevano” perdere e basta”.

Nel 1988 in C1 finì 3-0, con un’autogol di Tolu, ed una doppietta di Lanci nel finale. Risultato rotondo ma immeritato nelle proporzioni. La Torres era una gran bella squadra, la sua stella era Gianfranco Zola, visionato da Moggi per conto del Napoli anche l’anno dopo. Appena “Lucky” Luciano scomparve nell’ascensore con tutto il suo codazzo di ds amici e “parenti” (dopo aver commentato anche i nostri appunti “me sembri un geometra”), il Campobasso andò in gol con una spettacolare sforbiciata di Ciccio Caruso da Termoli, non ancora avvocato, su cross di Cavaliere. Era il 30 aprile 1989, poi solo due punti nelle ultime quattro gare. I rossoblù di Milite, che pure sembravano ad un passo dalla salvezza, non riuscirono incredibilmente a salvare la categoria. Da allora niente più Campobasso-Torres.

Un pensiero però, quando si parla di Torres, fa piacere dedicarlo a chi ha allenato il club sassarese dieci anni fa e di averlo lasciato per causa di forza maggiore. Vincenzo Cosco, “The special wolf”, nel dicembre 2014 lasciò il club torresino per motivi di salute. È lui il capofila indiscusso della schiera di doppi ex che comprende Fabriani (attualmente in Sardegna), Cariola, Giua, Deliperi, Malagamba, Rigoni, Ermes Moretti, l’allenatore Angelillo e vogliate scusare se ne dimentichiamo qualcuno. Campobasso-Torres è senza dubbio la “sua” partita.

Stefano Castellitto