Arriva l’Ascoli al “Molinari” alle 20.45 e la parola d’ordine in casa rossoblù è solo una: dimenticare Sestri Levante, la tredicesima sconfitta stagionale, la quinta in altrettante gare dell'”inospitale” Liguria (dopo le tre col Genoa illo tempore e quella con l’Entella di quest’anno). Necessario lasciarsi alle spalle una prestazione – eufemismo – non brillante, e soprattutto aggiustare la mira in avanti, visto che solo in quattro (e tra queste lo stesso Sestri) hanno segnato di meno del “lupo” dal perenne “mal di gol”.
Non c’è neanche il tempo per ricordare il passato, sia quello remoto (l’ultimo precedente con l’Ascoli in Molise è di quasi quarant’anni fa, 2-2 in serie B, con Boskov sulla panchina del “Picchio”), che quello prossimo, ovvero il triennio del tecnico Cudini che oggi guida i bianconeri e che si gioca la panchina.
L’esperienza a Campobasso ebbe un inizio stentato, con tanto di esortazione “si tagliasse i capelli” pronunciata in tv da un mezzobusto locale. Poi, finita l’era del “Cudini, vattene!” iniziò la rimonta sul Matelica, interrotta solo dal Covid nel 2020. Quindi arrivò la promozione del 2021, e pure, a conclusione di un ciclo, la salvezza in C l’anno dopo (sia pure con sei sconfitte in casa, proprio come quest’anno), con la ciliegina della memorabile vittoria a Bari (2-3). Arrivò in conferenza l’addio del tecnico di Porto Sant’Elpidio, un segnale nefasto, qualche settimana prima dell’esclusione del Campobasso di Gesuè dalla C.
Per lui, quinto allenatore di sempre come panchine in rossoblù (98, 96 in campionato, 2 in Coppa, più due col Catania poi cancellato, totale 100 tonde tonde), non si tratta stasera della prima volta sulla panchina a destra della tribuna centrale. Col San Nicolò Notaresco l’attuale tecnico dell’Ascoli vinse nella stagione 18/19 (0-1, rete di Candellori, futuro rossoblù). Con lui nello staff altri due ex: Mario Cordone e Cristian Cicioni che lo avevano seguito pure nella sfortunata avventura di Pineto nella primissima parte di stagione.
Non c’è però spazio per i ricordi. C’è una partita da vincere, o quanto meno da provare a vincere, il Campobasso schiuma rabbia dopo il doppio ko con Pineto e Sestri Levante. Nel miniciclo targato Prosperi dopo due k.o. (Vis Pesaro e Pontedera) sono arrivate due vittorie (Ternana e Spal). Niente mezze misure, due volte nella polvere, due volte sull’altar: tocca scomodare Manzoni, per sperare nel bis. Ai posteri l’ardua sentenza (cit.).
Per l’Ascoli il discorso è più ampio, a prescindere dalle ultime tre sconfitte. C’è contestazione verso il patron e il malcontento della tifoseria, che sperava che il Picchio delle varie “figurine” Adjapong, Tremolada, Varone, Gagliolo, Corazza ecc. disputasse ben altro tipo di campionato. Il “Picchio” oltre ad avere gli stessi punti, ha le medesime motivazioni del “lupo”. Battuta in casa dal Pineto rivelazione nell’ultimo turno, la formazione bianconera è in silenzio stampa ed ha interrotto il ritiro solo alla vigilia della partenza per il Molise. Non ci sarà il fresco ex Baldassin (squalificato), regolarmente tra i convocati Damiano Menna (80 partite col “lupo” dal ’19 al ’22).
Per il Campobasso alla vigilia non ha parlato Prosperi. Dopo il messaggio ai tifosi “Vi chiedo scusa, ci rialzeremo” via Instagram di Rizzetta (ex socio di minoranza di Pulcinelli ad Ascoli), è arrivato alla vigilia il discorso “motivazionale” del vicepresidente Nicola Cirrincione (presente in Liguria) che si può riassumere così: “Chi indossa questa maglia deve onorarla in ogni momento. Ogni partita, ogni contrasto, ogni corsa deve essere affrontata con la grinta di chi non si arrende mai. Non ci sono più scuse: vogliamo una reazione vera, una squadra che lotta con carattere fino all’ultimo minuto”. Sperando che tra il dire e il fare non ci sia solo “e il” ma una prestazione molto diversa.
I precedenti: l’Ascoli ha giocato nello stadio di Contrada Selvapiana solo nell’anno solare della sua inaugurazione, quando il costruttore dell’impianto, Costantino Rozzi era pure il presidente bianconero, paladino del “calcio di provincia”, scaramantico nei suoi pittoreschi calzini rossi portafortuna.
Il pareggio (2-2) in campionato ad ottobre (Maragliulo e Bonesso a portare avanti i rossoblù, Incocciati e Giovannelli a firmare due volte il pareggio), fu preceduto dal successo bianconero (0-1) in Coppa Italia (gol di Agostini). In precedenza, tre gare negli anni ’50 in serie D o IV^ serie: due successi molisani entrambi 2-1 ed uno 0-0.
Stefano Castellitto