Rossoblù poco brillanti, cozzano contro il muro veneto
Finisce senza reti al “Sandrini” una gara con poche emozioni e tanta paura di perdere
LEGNAGO SALUS-CAMPOBASSO 0-0
Legnago (4-2-3-1): Perucchini; Muteba, Noce, Ampollini, Ruggeri; Viero (28′ st Martic), Diaby; Demirovic (13′ st Vitale, 22′ st Ballan), Bombagi (13′ st Leoncini), Zanetti; Svidercoschi (13′ st Basso-Ricci). A disp.: Rigon, Toniolo; Banse, Brahim, Tonica, Barbera. All.: Contini.
Campobasso (3-4-2-1): F.Forte; Morelli, Mancini, Calabrese; Pierno, Scorza (41′ st Baldassin), Pellitteri, Haveri (25′ st Celesia); Di Stefano (31′ st Bifulco), R. Forte (32′ st D’Angelo); Di Nardo (31′ st Spalluto). A disp.: Guadagno, Lombari, Barbato, Bigonzoni, Serra. All.: Braglia.
Arbitro: Silvestri di Roma 1. Assistenti: Lauri di Gubbio e Mambelli di Cesena. Quarto ufficiale: Riahi di Lovere.
Note: ammoniti, Scorza, Bombagi, Ruggeri. Spettatori 429 (ospiti 174), incasso 3130. Recupero 1′, 5′.
Un punto di… sutura quello che il malaticcio Campobasso ha raccolto a Legnago nel primo match del 2025. Al “Sandrini” è finita 0-0 tra il Legnago che in casa ne ha vinta solo una (contro il Pineto di Cudini quattro mesi fa), e il Campobasso che vede allungarsi la striscia negativa (quattro punti nelle ultime 8).
La Braglia-band è salita sul treno del ritorno portando con sé un punticino di ripartenza, a chiudere le ferite aperte delle precedenti sconfitte prenatalizie. Forse non basta a spegnere la delusione di chi aveva sognato in grande in autunno, ma in un torneo così complicato, a volte bisogna accontentarsi anche di uno “sporco” 0-0 che mantiene inalterate le distanze dalla zona cerchiata di rosso, quella dei playout. “Ero più preoccupato dopo Perugia, sinceramente” – ha dichiarato mister Braglia alla fine – “ho visto dei miglioramenti, ma non siano ancora fuori dal periodaccio”. Era presente in Veneto il ds Mignemi, chiamato a migliorare, per quanto possibile, l’organico a disposizione del tecnico toscano, per lui saranno giorni oltremodo frenetici.
Uno 0-0 che fotografa appieno l’incapacità attuale del “lupo” di trovare la via della rete attraverso la verticalità della manovra, apparsa lenta ed improduttiva nel penetrare nella fitta rete preparata dal Legnago, squadra fisica e strutturata, anch’essa con un “mal di gol” piuttosto evidente. Il nulla di fatto finale è equo, pur se il Campobasso a conti fatti ha provato maggiormente a sbloccare il risultato di partenza, ma è mancato sempre qualcosa, vuoi per un piede malandrino avversario, vuoi per precipitazione, oppure per mancanza di freddezza dalle parti di Perucchini, due volte impegnato a mantenere inviolata la sua porta. Resta il dato di fatto di un gioco che non decolla, la palla scorre via lenta, spazi se ne creano pochi, e i gol non arrivano (solo cinque squadre hanno fatto peggio nel girone).
La partita – Qualche sorpresa nella formazione iniziale. Braglia ripesca Haveri, torna a tre dietro (Morelli si accentra, accanto a Mancini e Calabrese), conferma Pierno a destra in mediana, dove agiscono al centro Scorza e Pellitteri. Il tridente d’attacco è composto da Di Stefano e Riccardo Forte dietro (ma talvolta anche davanti) a Di Nardo.
Anche per il Legnago inizia un altro campionato, ma alla fine Contini lascia seduti i nuovi, con Svidercoschi terminale offensivo, accompagnato negli intenti di partenza da Demirovic, Bombagi e Zanetti. Gara bruttina e bloccata sin dall’avvio, e si capisce presto che chi ha scelto il “Sandrini” ha fatto un atto di fede, la speranza del “bel giuoco” è apparsa vana già nel primo segmento di gara.
Per sporcare il foglio bianco bisogna attendere il 22′, quando Di Stefano si avventa su un ghiotto pallone al vertice destro d’attacco, prova il tiro, ma Diaby gli “sporca” tutto, è solo angolo. Rischio per il lupo al 38′, quando Ruggeri si ritrova sul destro un pallone invitante che però incrocia a lato. Un minuto prima del riposo Haveri mette in mezzo da sinistra e Noce per poco non rischia la frittata del più classico degli autogol.
Ritmi un po’ meno compassati nella ripresa. Campobasso più aggressivo, Di Nardo (gara numero 55 di fila da titolare in campionato) ruba palla ai 40 metri e fila via in diagonale, entra in area e ci prova di sinistro, ma Perucchini, ben piazzato non si fa sorprendere. Al 6′ altra palla rubata in uscita ai biancoazzurri di casa, Di Nardo allunga a Di Stefano, che prima converge al centro e poi prova il destro a giro, fuori misura. Il potente sinistro di Haveri chiama in causa ancora Perucchini al 10′, quindi al 16′ ancora chance per Di Nardo ma il suo destro sul secondo palo non è nè preciso nè potente. Anche Morelli ci prova (out) al 21′. Dura solo 9′ la partita dello sfortunato Vitale, che prima entra al posto di Demirovic e poi è costretto ad uscire, rilevato da Ballan.
Braglia prima toglie Haveri ed inserisce Celesia, poi al 31′ getta nella mischia Spalluto, Bifulco e D’Angelo, richiamando rispettivamente Di Nardo, Di Stefano e Riccardo Forte. Brividi nel finale, quando da Martic la palla viaggia sull’out sinistro da dove Bellan la scodella in mezzo per il sinistro di Basso-Ricci che mette i brividi a tutti i 200 tifosi rossoblù, palla fuori, quando il calcio è una questione di centimetri. Il Campobasso prova ad affacciarsi di là anche nei 5′ di recupero, ma neanche Spalluto (di nuca) riesce a trovare il bersaglio. E così riecco lo 0-0, il quinto stagionale dopo quelli di Gubbio, Terni, col Sestri Levante e di Carpi.
In tempi di carestia anche un punticino fa classifica e Braglia la legge proprio così: “È punto che fa morale dopo una sconfitta secondo me immeritata come contro l’Arezzo, e dobbiamo saperlo apprezzare. Loro ultimi? Sì, ma qualcuno con gli ultimi ci perde (vedi il Pescara, n.d.r.). Per cui prendiamo le cose buone e cerchiamo di correggere quelle non buone, per esempio ci manca il tiro da fuori, i gol dei centrocampisti, e facciamo fatica a tirare in porta”. Occasione per invertire il trend arriva domenica, al “Molinari” c’è la Pianese contro cui, all’andata il lupo giocò forse la peggiore partita della stagione. (foto Francesco Passarelli)
Stefano Castellitto