CALCIO – Campobasso, la prima volta in Toscana. Mai in precedenza bottino pieno in campionato. Braglia: «Vittoria importante per la gente che si è fatta sei ore di strada per venire a vederci»

Ci voleva un toscano per far vincere il “lupo” dalle sue parti. C’ha pensato Piero Braglia, nato a Grosseto, che vive ad un pugno di chilometri da Pontedera, a Ponte Buggianese, in provincia di Pistoia, praticamente a mezz’ora d’auto dal “Mannucci” dove Riccardo Forte e Lorenzo Di Stefano hanno firmato questa “storica” vittoria.

Non sarà un trofeo “scolpito” negli almanacchi, come forse la Coppa Italia del 2014 contro il Ponsacco, o lo “scudetto” contro il Trapani dello scorso giugno, colti proprio in Toscana. Tuttavia anche da questi step intermedi, si può intuire la graduale ascesa di un club. La statistica, prima delle 20.25 di domenica era impietosa. Il Campobasso in 31 gare di campionato non era mai riuscito a vincere in Toscana, racimolando solo 12 pareggi. Le streghe sono state così scacciate via a Pontedera, dopo gli infruttuosi tentativi di Arezzo e Piancastagnaio quest’anno, che seguivano la stessa solfa degli anni della C1 e della B, quando al massimo ci si doveva accontentare di un punticino ma spesso si perdeva per un golletto beffardo (undici volte per 1-0). Che fosse Arezzo (10), Empoli (5), Livorno (4), Pisa (3), Pistoia (2), oppure contro Lucchese, Montevarchi, Gavorrano, Borgo a Buggiano, Poggibonsi, Pontedera o Pianese, il tabù resisteva da sempre.

Mister Braglia, 70 anni da compiere a gennaio, poi, a Pontedera vi aveva pure allenato, in C2, nella remota stagione 1996/97 e non ha nascosto la sua soddisfazione a fine gara ai microfoni di CB TV: «Vittoria importante – ha detto – al termine di una gara giocata bene. Sono contento per i ragazzi, hanno fatto tanti sacrifici in questi tre giorni, perché viaggiare, fare sei ore di pullman e preparare una partita senza fare nemmeno un allenamento collettivo non era facile».

Rispetto al 3-2 contro la Vis Pesaro cambiati cinque su undici. «Se faccio giocare qualcuno è perché ci credo – risponde – guardo gli allenamenti e poi decido, a volte mi va bene, a volte mi andrà male e mi romperanno le scatole. È sempre così, l’allenatore è pagato per questo. Quando vinciamo, eh, ma non giocate bene, quando giochiamo bene e perdiamo, eh, ma non facciamo mai gol. Non accontenti mai nessuno. Quindi… Dico solo che siamo contenti per la gente di Campobasso. È per loro, anche oggi erano in tanti a Pontedera. Io li posso solo ringraziare, perché dopo un viaggio così lungo ed andare domattina al lavoro non è semplice. Questa vittoria è anche per società, in particolare per quei dirigenti che ci stanno vicino, tipo Mario (Colalillo, n.d.r.) e Sergio Filipponi. Siamo una famiglia, una bella famiglia, perché le persone che ci girano intorno sono brave persone».

Stefano Castellitto