“C eravamo, C siamo, C saremo”, ora più che mai

* di Giorgio Carlozzi Mascione

Ricordo questo striscione che fu esposto in Curva Sud (sì, quella ormai chiusa da tempo e coperta attualmente da un grande drappo con il logo del Lupo della nuova società)  in occasione della mitica partita contro la Pro Vasto del 2000. La partita dei “ventimila”. Quella del ritorno in C2 del Campobasso di Berardo. Il primo ritorno tra i professionisti dopo l’epopea di Molinari.

Ecco, quello striscione, che mi è rimasto sempre impresso perché non esposto in un settore tradizionalmente frequentato dalla tifoseria rossoblù e perchè giocava con la lettera C e la passione infinita del popolo campobassano per la squadra della propria città, mi è tornato in mente dopo la nuova, dolorosa e quasi rassegnata sconfitta casalinga con il Pontedera. Sì, mi è tornato in mente perché questo DEVE essere il “mantra” che d’ora in avanti deve accompagnare tifoseria e squadra in questo momento storico particolarmente difficile dopo due anni vissuti tra i trionfi. Il Campobasso si è avviluppato in un vortice negativo dal quale non riesce ad uscirne; le sconfitte generano delusioni che si trasformano in ansie che poi determinano altre sconfitte in un loop senza fine.

La sconfitta contro il Pontedera però ha lanciato un segnale ancora più preoccupante a mio avviso: la rassegnazione. Ho avuto la sensazione che l’ambiente (e per ambiente parlo di squadra e pubblico) si stia iniziando a rassegnare ad abbandonarsi al disfattismo, la fatalità, l’ineluttabile. Certamente questo Campobasso non riesce più a vincere una partita da quasi tre mesi e mezzo, l’attacco non funziona più, il centrocampo è sempre stato il tallone di Achille e i nuovi non sembrano abbiano dato quelle geometrie che mancavano, la difesa ormai subisce gol ad ogni folata avversaria, il nuovo allenatore ha avuto pochissimo tempo per “capire” la squadra e lavorarci su, i nuovi probabilmente avrebbero bisogno di qualche settimana per amalgamarsi ed entrare in forma. Persino la società, generosissima a cercare di rinforzare il gruppo con elementi dal curriculum importante e sicuramente dalla busta paga corposa, ha ammesso di aver commesso degli errori ad inizio stagione che si stanno riverberando sulla situazione attuale. Tutto però in assoluta buona fede e sperando di fare ovviamente il bene della piazza. Tutto questo è vero. E’ sotto gli occhi di tutti. E’ innegabile. Però la rassegnazione no. Non è accettabile, specialmente a febbraio.

E’ comprensibile la rabbia e la frustrazione ma la rassegnazione non può essere accettata ora. Da parte di tutto l’ambiente. “Questa squadra va aiutata” ha detto in conferenza stampa post partita un mister Prosperi visibilmente preoccupato. E l’unico modo per aiutarsi ora è serrare le fila, unirsi e compattarsi ancora di più: società, squadra e città. La piazza non ha mai abbandonato questi colori e per storia e passione sappiamo già che sosterrà questa squadra fino all’ultimo minuto. Da parte sua, questo gruppo eterogeneo che ora è alla dipendenze di mister Prosperi deve diventare una volta per tutto omogeneo, unito, compatto, non lasciarsi andare ad egoismi personali e soprattutto a quella rassegnazione che sembra aver fatto capolino dopo l’ultima disfatta. Un gol preso, una espulsione, una decisione arbitrale avversa non può e non deve essere motivo di sconfitta automatica, del cedere le armi, di rassegnarsi a lasciarsi andare in questo vortice negativo. Squadra e ambiente devono lottare insieme fino all’ultimo minuto dell’ultima partita di questa stagione. Questa categoria raggiunta con tanta fatica e sudore dopo tutte le vicissitudini che abbiamo passato non può essere persa per un senso di impotenza che si sta insinuando nella testa di ognuno di noi. Non è accettabile. Ora è il momento di essere branco. Diamo un senso a quello striscione apparso ormai più di venticinque anni fa al Molinari: “C eravamo, Ci siamo, Ci saremo”. Tutti insieme. Ora più che mai. (foto T.G.)