
Lo spagnolo Beñat Intxausti ha vinto l’8^ tappa del Giro d’Italia 2015, quella che vedeva il ritorno della carovana rosa a Campitello Matese dopo 21 anni di assenza. L’ultima volta, infatti, fu nel Giro del 1994 e allora vinse Eugeni Berzin. Tutto è filato liscio, Campitello ha accolto i corridori come la gente molisana sa fare, in un abbraccio che ha stretto l’enorme numero di persone che quotidianamente per 21 tappe seguono questa edizione numero 98 di una delle corse a tappe più importanti al mondo.

Personaggi della politica regionale, del mondo dello sport e della cultura della nostra regione si sono visti per una volta confusi tra le migliaia di appassionati della bicicletta giunti da ogni dove. Quasi che l’occasione voglia far capire che per una volta, oggi, c’era altro da vedere, altro a cui volgere lo sguardo: i ciclisti che, imboccato il bivio di San Massimo, hanno cominciato a salire verso il traguardo. Salita lunga 16 chilometri e percorsa in 30/40 minuti, quasi come in auto…
Tornando alla corsa diciamo subito che il cagliaritano Fabio Aru del team Astana ci ha provato prima a circa 5 km dall’arrivo e poi intorno a 3 ma sua maestà El Pistolero Alberto Contador, con la maglia rosa sulle spalle, non lo ha mollato un secondo. Segno che le gambe girano e che da qui sino alla fine sarà difficile toglierla quella maglia… E’ vero, quella di Campitello non era certo la tappa più impegnativa del giro, ma sicuramente un ottimo banco di prova per testare le potenzialità di diversi aspiranti al titolo finale, e tra questi certamente lo spagnolo è il numero uno. Bello lo spunto a 4 chilometri dalla fine del vincitore di tappa Intxausti che ha retto fino alla fine. Queste le sue parole al termine della gara: “Ero in fuga con ottimi corridori. Ci sono stati molti attacchi sulla salita finale, ma il mio è quello che ha avuto successo. Cercavo una vittoria di tappa e sapevo che oggi sarebbe stata una buona occasione. Ho avuto buone gambe tutto il giorno. Ho aspettato a partire negli ultimi quattro chilometri, poi ho spinto al 100%. L’ammiraglia – dice – mi ha dato i tempi e io ho mantenuto fede nelle mie gambe. Amo il Giro, ora ho vinto due tappe e indossato per un giorno la Maglia Rosa. Ne mancano ancora molte e spero che la squadra continui con questo momento positivo”.