Bagno vietato nelle spiagge libere, il centrosinistra termolese contro l’ordinanza del sindaco Roberti

Dal centrosinistra termolese riceviamo e pubblichiamo.

«Per chi non vuole o non ha soldi per andare nei lidi balneari, siano essi cittadini termolesi o turisti provenienti dal Molise o da fuori regione, non è consentito potersi tuffare nel bellissimo mare delle spiagge libere della costa termolese portando non solo benessere a se stessi ma anche alle casse degli operatori economici della nostra città.

Perché sta succedendo questo e fino a quando? Il tutto è mal spiegato in una recente ordinanza con cui il Sindaco Roberti decide di escludere la balneazione nelle spiagge libere. Ci sarà un problema di adeguamento alla normativa Covid o solo al fatto che le procedure per il reclutamento dei bagnini per le spiagge libere è in un incredibile ritardo? Ora al netto dell’adeguamento della normativa Covid per la balneazione, appare stupefacente come in una città di mare, il Comune non ancora concluda le procedure di reclutamento dei bagnini per le spiagge libere e ciò in considerazione che le ordinanze di sicurezza balneare della Capitaneria di Porto (a cui si rifanno anche quelle della regione Molise) prevedono ogni anno che i Comuni debbano provvedere alla sicurezza di queste spiagge.

Non ci vengano a dire che questo ritardo sia dovuto al Covid. Non è vero! Lo stesso Comune di Termoli riconosce che la stagione balneare (come determinato dall’ordinanza della Regione Molise) parte il 1 di giugno e termina il 30 di settembre. La Capitaneria di Porto all’art. 1.4 della propria ordinanza prescrive inoltre che “nel periodo che va dal 1 giugno al 31 agosto il servizio di salvataggio dovrà essere obbligatoriamente garantito” evidenziando non una facoltà del Comune ma un suo obbligo. Siamo al 3 giugno e non sappiamo ancora nulla sul tema, nonostante il clamore mediatico e social suscitato dalla notizia della inopportuna ordinanza.

Il comune di Termoli aveva già deliberato il 20.04.2020 di affidare il servizio di salvataggio per un periodo triennale e per un costo di 126.000 euro, salvo poi dopo 17 giorni modificare il proprio pensiero e, con altra delibera di giunta, decidere di modificare il periodo in considerazione da triennale ad annuale e di determinare il prezzo in euro 39.500 euro.

Perché tutto questo ritardo? Cosa c’è dietro? E’ una domanda che legittimamente poniamo al Sindaco ed alla Amministrazione per capire cosa sia successo nella speranza forse infondata che ci risponda. Signor Sindaco revochi nell’immediatezza la sua ordinanza».

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