Animali avvelenati in città, parla l’avvocato Liberanome (Enpa): “Fenomeno sottovalutato connesso ad un disagio sociale pericoloso”

Le cronache degli ultimi giorni hanno portato prepotentemente alla ribalta il fenomeno dell’avvelenamento di animali in città: solo nell’ultima settimana in zona Vazzieri-San Giovanni si sono verificati una decina di episodi di ritrovamento di gatti e cani nei pressi di bocconi avvelenati, nel caso di via Liguria cosce di pollo. Sul tema, divenuto piuttosto scottante in questi giorni, interviene l’avvocato Paola Liberanome, presidente Enpa Molise. “Il fenomeno dell’avvelenamento degli animali domestici, purtroppo, non rappresenta una novità. Episodi di questo genere ve ne sono durante tutto l’anno. Proprio oggi abbiamo avuto la segnalazione di una gatta con i suoi micetti trovata morta, probabilmente avvelenata”.

Cosa succede in questi casi? “Dopo la segnalazione fatta alle forze di polizia dai cittadini, viene effettuato il test tossicologico dall’Istituto Zooprofilattico che si riserva eventualmente di effettuare l’autopsia ma che dà, nel giro di qualche giorno, la risposta sull’avvelenamento. In caso positivo si chiede l’immediata bonifica della zona teatro dell’accaduto”.

Si parla sempre e solo di canili dimenticando i problemi degli animali di piccola taglia, come i felini randagi: “In Molise, e quindi anche a Campobasso, mancano i gattili che, al pari dei canili, tutelano gli animali in difficoltà, malati oppure rimasti soli in casa dopo che i padroni sono morti o li abbandonano per qualche motivo. Io stessa, in casa, ho un paio di gatti in attesa di essere affidati. L’animale nato e cresciuto tra le mura domestiche, una volta all’esterno non sa comportarsi; non è capace di cacciare il cibo perché non glielo hanno mai insegnato; non conosce la pericolosità delle auto ed è soggetto a malattie molto più numerose rispetto ai cani. Per questo molte persone si prendono cura di gruppi di gatti in libertà nelle vicinanze delle proprie abitazioni, purché non arrechino danni o fastidi di sorta a terzi. Questo è consentito. Le colonie feline, infatti, in Italia sono tutelate dalla legge nazionale e regionale ma, tuttavia, c’è totale disinteresse verso un censimento vero e proprio; manca la profilassi per la sterilizzazione e la cura, appunto, del servizio veterinario. Devo dire, tuttavia, che nella recente campagna elettorale per le Regionali il Presidente eletto Donato Toma si è dimostrato particolarmente sensibile promettendoci interventi concreti in tal senso.

Infine voglio aggiungere – conclude la Liberanome – che il fenomeno dell’avvelenamento di animali randagi non è fine a se stesso ma, è provato scientificamente da eminenti sociologi e studiosi, è connesso strettamente ad una condizione di disagio e pericolosità della persona che, in molti casi, sfocia in violenza contro le persone più deboli ed indifese, come i minori. Un fenomeno sociale a tutto tondo al quale bisognerebbe cominciare a porre rimedio in maniera molto seria”. m.s.