Ancora cellulari all’interno del carcere di Campobasso, Di Giacomo: «Situazione drammatica, occorrono interventi urgenti»

Il problema è ormai cronico: l’introduzione sistematica nelle carceri italiane, e quindi in quelle molisane, di stupefacenti e telefoni cellulari. Di questo ha parlato Aldo Di Giacomo, segretario generale del S.PP., nell’ultima conferenza stampa tenutasi questa mattina davanti al penitenziario del capoluogo.

«L’allarme che avevamo lanciato qualche anno fa sull’utilizzo del telefonino all’interno delle carceri – esordisce Di Giacomo – pare stia diventando un fenomeno riscontrabile e verificabile: altri 4 cellulari ritrovati, di cui uno addirittura occultato nell’ano di un detenuto. Questo la dice lunga sullo stato delle carceri molisane e italiane, una situazione veramente drammatica. Abbiamo tentato di risolvere il problema introducendo due nuove norme al decreto sicurezza-bis: punire chi cerca di introdurre i telefonini e chi utilizza gli stessi come reato penale ma la proposta è stata bocciata dagi stessi che ci avevano invitato a presentarla, M5S e Lega. Evidentemente il problema bisogna affrontarlo in modo più serio perché io sono convinto che nel carcere di Campobasso ci siano altri cellulari (almeno una ventina, ndr.).

Nonostante i controlli ci siano ed anche accurati, abbiamo riscontrato che la maggior parte delle sostanze stupefacenti e dei cellulari nel carcere del capoluogo come negli altri come a Catania e Poggioreale vengono gettati dall’esterno. L’ultimo ritrovamento di 15 giorni fa addirittura un telefono con scheda e scontrino d’acquisto dal muro di cinta verso l’interno.

Un plauso agli uomini della Polizia Penitenziaria, – ha terminato Di Giacomo – al loro comandante e al direttore, però da soli non andiamo lontano. Servono interventi legislativi perché il problema è serio: 1.200 telefonini trovati nelle carceri italiane solo nell’ultimo anno. Trovarli a Campobasso ha una sua importanza ma trovarli in un carcere di massima sicurezza in mano a detenuti pericolosi è un’altra cosa».