A riflettori spenti è possibile analizzare meglio i dati elettorali delle amministrative di Campobasso. La vittoria di Battista, ampia sugli avversari, non gli ha permesso di evitare il voto disgiunto, notevole ma in linea con altre elezioni nel capoluogo, soprattutto con riferimento alle coalizioni con alto numero di liste, come in questo caso ed in quello delle precedenti comunali per il capoluogo di regione. Ma i voti ‘in surplus’ dei grillini non vengono tutti da sinistra, sono invece il frutto di incroci diffusi, anche se naturalmente da quella coalizione arrivano copiosi, a testimonianza del fatto che l’elettore non è più inquadrato nelle logiche partitiche, ma vota per simpatia il candidato, sentendosi poi libero di scegliere il sindaco che preferisce.
Pur tuttavia superare il 50% dei consensi al primo turno è impresa certo non facile e l’obiettivo raggiunto dal centro sinistra è comunque di rilievo. Il voto di genere non ha protetto le donne, che si sono abbinate agli uomini, ma non è sempre avvenuto il contrario; alla fine il loro numero è esiguo nel nuovo Consiglio comunale e tale da far credere che siano altre le strade da percorrere per arrivare alla parità in politica. La pervicacia con la quale Forza Italia ha difeso un sindaco impopolare ed evitato le primarie, che hanno sempre funzionato, mi porta a dire: ma sarà stata veramente ingenuità politica? Era chiaro a tutti che Di Bartolomeo non godeva del consenso popolare ed i segnali di scissione per questa scelta erano evidenti anche ai profani della politica; i dirigenti romani degli azzurri ne erano a conoscenza, ma sono andati avanti sulla strada della disfatta elettorale: perché?
I saltatori di fosso l’hanno saputo fare bene e sono stati in larga parte premiati; alcuni hanno dimezzato i voti, riuscendo comunque ad essere eletti, altri li hanno addirittura incrementati e con la cooptazione degli assessori altri ancora entreranno a palazzo San Giorgio. Per loro è stato un successo, casomai poco gradito a molti cittadini, ma evidente. [highlight]Tranne Gravina, i sindaci raramente hanno preso più voti della coalizione: allora siamo sicuri che erano le persone giuste al posto giusto? [/highlight]Certo per Battista sarebbe stato difficile fare meglio della somma di ben 11 liste, ma anche Scasserra, Di Bartolomeo e Saluppo non hanno certo brillato per consensi in rapporto al numero di candidati in appoggio.
Queste comunali hanno confermato la forza delle sponsorizzazioni politiche: tutti i candidati “segnalati” dai vertici politici regionali hanno ottenuto messe di voti e chi ha cercato di farcela con le proprie risorse ha avuto vita difficile. [highlight]Conclusione: non si può più essere eletti senza grandi sponsor o machiavelliche furberie[/highlight]. Finite le elezioni, cosa ricorderemo del periodo che le ha precedute e cosa rimarrà del passato? Una città asfaltata e rotondata, dove soldi e attenzione sono stati riversati solo sulla parte cementificata, mentre alberi storici sono e saranno segati, le aiuole rimarranno incolte ed i parchi pavimentati o abbandonati. Ai prossimi amministratori dico che se riusciranno ad invertire la rotta anche solo su questo caso specifico, allora si saranno distinti (eccome!) dai predecessori.
Stefano Manocchio