Sicurezza delle scuole, interessante incontro all’Istituto Comprensivo “I. Petrone”

igino petroneInteressante incontro divulgativo nel pomeriggio presso l’auditorium della Scuola “Igino Petrone” di Campobasso dove, professionisti del settore, hanno sapientemente spiegato a grandi linee la situazione di sicurezza dell’edilizia scolastica del capoluogo, problema sollevato a più riprese dopo lo sciame sismico verificatosi nello scorso mese di gennaio che ha portato alla totale chiusura della scuola “N. Scarano” di via Crispi e conseguente trasferimento di classi presso la Casa della Scuola “F. D’Ovidio” di via Roma, oltre ad una serie di interrogativi rivolti agli enti preposti, spesso rimasti senza risposta.

Apertura dei lavori affidata ad Antonio Giangiobbe, ingegnere responsabile Area prevenzione dei Vigili del Fuoco di Campobasso, che ha illustrato cosa vuol dire “piano di evacuazione” e tutte le regole da seguire, a scuola come a casa o nei palazzi pubblici, nel caso in cui si verifichi un evento calamitoso come alluvioni, incendi, valanghe e, appunto, terremoti. Con l’aiuto delle slide l’ingegnere ha rappresentato calzanti esempi sul tema spiegando, neanche a dirlo, che la maggior parte degli edifici scolastici italiani, e quindi anche molisani, presentano criticità più o meno importanti, superate, a volte, da ammodernamenti ad hoc, ristrutturazioni e lavori di adeguamento alle norme via via variate nel corso dei decenni. Organizzato per i genitori dei bambini dell’Istituto Comprensivo “I.Petrone” dall’Associazione “Scuola a misura di bambino”, l’incontro è proseguito con l’intervento del dott. Piero De Pari, geologo, il quale nel suo articolato intervento è andato al radice del problema: “Il terremoto di San Giuliano del 2002 è servito da spartiacque per la nostra regione per poter cominciare a pensare alla prevenzione in maniera seria. Purtroppo – ha affermato De Pari – l’occasione non è stata colta. Si sarebbe dovuto cominciare a costruire scuole nuove in tutta la regione, approfittando dell’input dato da San Giuliano, recepito in tutta Italia tranne che nel nostro Molise. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la scuola di via Crispi da abbattere e ricostruire e i suoi alunni trasferiti in un edificio del 1911. Per tutte le altre scuole della regione e del capoluogo, fatta eccezione per qualcuna di esse, esistono solo degli adeguamenti antisismici alle varie normative susseguitesi negli anni. La sicurezza va programmata nel tempo, le strutture progettate per resistere 40-50 anni, in quanto soggette al deterioramento dei materiali”.

Il dott. De Pari si è poi soffermato sul dato strettamente scientifico riguardante le zone sismogenetiche della penisola: “Tutta l’Italia, ad eccezione di Sardegna e Salento, è altamente sismica. La catena montuosa appenninica è in continuo movimento e cresce di un paio di centimetri costantemente. Ciò che si è verificato a gennaio è il frutto dell’energia sprigionata dal punto sismogenetico comprendente l’area compresa tra Baranello e Campobasso. Nulla a che vedere col Matese, che è un’altra cosa. Sappiamo tutti che i terremoti non sono prevedibili ma abbiamo i cosiddetti tempi di ritorno – ha continuato – ovvero il tempo statisticamente intercorso tra un terremoto e l’altro in un determinato territorio. Nel tratto in questione si rileva una frequenza di circa 200-240 anni. Calcolando che l’ultimo terremoto risale al 1805 sembrerebbe essere giustificata questa statistica. In conclusione, si dovrebbe costruire dove non vi è attività sismica ma ovviamente non sempre ciò è possibile. Per questo esistono delle tabelle, a disposizione di tutti, che a seconda del grado di sismogeneticità indicano il tipo di lavori da effettuare per la costruzione degli edifici. Basterebbe partire da qui per essere tutti più sicuri, ma non c’è più tempo: bisogna partire oggi per avere risultati concreti per le future generazioni”.