Si è spento Nicola Bellomo, capitano rossoblu negli anni ’50-’60

bellomoHa smesso di soffrire, ieri, Nicola Bellomo, 87 anni, ex capitano del Campobasso negli anni 50 e 60. Nel 2008 sul quotidiano “Nuovo Oggi Molise” apparve questo articolo in occasione del suo ottantesimo compleanno. Lo vogliamo riproporre, opportunamente ritoccato, dopo aver eliminato qualche imprecisione. Un abbraccio alla signora Irma, ai figli Dario, Marina e Roberto e ai nipoti tutti.

“Duecentoventotto gare in rossoblù in nove campionati conditi da trentadue gol. Sono numeri “importanti” quelli esibiti da “Colino” Bellomo, nato a Bari il 6 aprile 1928, campobassano dal ’54, quarto rossoblù di tutti i tempi in fatto di presenze. Lo ricordano tutti i tifosi del Campobasso, quelli di una “certa” età che lo hanno visto giocare ma anche coloro (Brera avrebbe detto quorum ego) che non erano neanche nati quando lui ha smesso, nel ’63.

Una bella carriera calcistica: Bari, Torre Annunziata (47/48), tre anni a Barletta, altrettanti a Trani e poi, nel ’54 l’approdo in Molise. Quasi per caso, con l’auto del presidente tranese che lo aveva accompagnato nella sua nuova destinazione che andò in panne casualmente proprio nella via dove Bellomo senior avrebbe preso moglie, casa e lavoro. Il destino segnato… a due passi dalla ferrovia. Due figli, Dario e Roberto, anch’essi calciatori che in passato hanno difeso la casacca del “lupo”.

bellomo newmol
Domenica 6 aprile 2008

Quarto alfiere rossoblù di tutti i tempi, dopo Scorrano, Maestripieri, Mario Ruzzi. Ha giocato in diversi ruoli, si è inventato alla bisogna anche goleador, allenatore, dirigente accompagnatore negli anni in cui non c’era neanche un soldo per il “pallone” e il compianto presidente Colagiovanni batteva tutte le “putèche” per avere qualche contributo e finire il campionato. Dal calcio è uscito non appena appese le scarpe al chiodo, quando si è accorto, da pugliese sveglio e pragmatico, che dalle nostre parti, soprattutto a metà anni Sessanta, il calcio era per varie ragioni spesso improvvisazione e di rado programmazione. Da centrocampista di raccordo… ai raccordi veri e propri e non perché di calcio non capisse… un tubo. Anzi.

Un combattente nato. Pensate che una volta subì un colpo allo stomaco in campo ma continuò a giocare sino al 90’ prima di… finire all’ospedale e restarci una settimana in gravi condizioni. Simpaticissimo l’aneddoto raccontato dal suo compagno di squadra Mario Ruzzi (classe ’32) su un vecchio “Tiro rete!” dell’85 che proprio Bellomo conserva tra i suoi ricordi, insieme a vari articoli di giornale ben catalogati in un fantastico quadernetto: “Correva come un disperato e non faceva altro che sibilare a mezze labbra, a compagni e avversari Ce ta mmuerte ovvero l’equivalente di un pensiero sugli antenati altrui. La sua però non è volgarità – scrisse Ruzzi – ma un modo come un altro per caricarsi e caricare i compagni di squadra. Tante partite le abbiamo vinte grazie a questo “omino” che mi permise di segnare il gol del pareggio contro il Molfetta di Milli, Montrone e Minervini. Lui, Colino, ricorse al trucco di placcare il portiere avversario in elevazione, ed io, benché finito a terra, riuscii a mettere comodamente in rete con… le mani. Anche per quel gol, grazie Colino”.

L’ultimo saluto a Nicola Bellomo verrà dato questo pomeriggio alle 16 nella chiesa Sacro Cuore di Gesù in piazza San Francesco. S.C.

(foto da Unione Sportiva Campobasso di Tonino de Cesare)