“You’ll never smoke alone”, i primi trent’anni di storia Smoked Heads celebrati con una grande festa amarcord

aranci“You’ll never walk alone” cantano gli hooligans del Liverpool, un coro diventato un cult nel mondo ultras. “You’ll never smoke alone” è invece l’inno degli Smoked Heads che quest’anno festeggiano i loro primi 30 anni di vita con una festa, quella di stasera al Club 51 di Campobasso, che sa tanto di amarcord ma è anche tremendamente attuale. Tutto ebbe inizio, secondo le sbiadite testimonianze dei più, in una domenica del 1986, probabilmente il 26 ottobre: Campobasso-Lazio 0-1.

locandina smokedAlcuni ricordano infatti un rigore sbagliato da Carletto Perrone e quello, decisivo, di Podavini che diede la vittoria ai romani. L’anno sarebbe quello dei fatidici spareggi al San Paolo di Napoli, ovvero l’ultimo di cadetteria per i rossoblu, il che giustificherebbe la prima apparizione sugli spalti del Romagnoli del primo striscione Smoked Heads usato, però, sul retro con una scritta-sfotto’: “Lazio-Latina il derby si avvicina – Lazio Lodigiani il derby di domani”. Parole e musica di Sandro, Massimiliano, Mauro, Umberto, alcuni dei componenti di quella “cellula impazzita” che all’epoca sentì il bisogno di staccarsi dallo storico Commando Ultrà Campobasso 1981. Altri ricordano invece la data del 9 febbraio 1986, sempre Campobasso-Lazio ma questa volta finì 1-1: al vantaggio iniziale di Garlini rispose Lupo ma non vi fu alcun penalty fallito da Perrone. La memoria vacilla ma una cosa è certa: il 1986 segna la svolta per il mondo ultras campobassano. Questa cellula, quasi senza accorgersene, ha rivoluzionato il modo di intendere e di esternare il proprio amore per la squadra del cuore. Si è passati nei 30 anni di storia SH dal puro e semplice incitamento dei propri beniamini alla più moderna concezione del tifo inteso come stare insieme, condivisione di mentalità e di modo di pensare, goliardia, spensieratezza e soprattutto amicizia e non violenza. Una concezione all’avanguardia se si considerano i tempi bui attraversati dal movimento ultras nazionale dove l’unico obiettivo era quello di manifestare la propria superiorità, anche ricorrendo alla violenza più becera in alcuni casi. “Still crazy after all this years”: sì perché l’essere SH è diventato un modo di vivere, di interpretare la società, di frequentare le manifestazioni sportive con “coerenza e mentalità”.

sh2 sh1Dagli anni d’oro della serie B gli SH non hanno mai smesso di accompagnare calciatori e società sportiva della propria città; lo striscione iniziale si è moltiplicato in una moltitudine di drappi, all’inglese. Dopo la retrocessione in C1 una lunga scia di anni bui fino ad arrivare all’era Berardo-Tavaniello, forse quella con più “fomento”: un’improvvisa fiammata riporta ai massimi livelli il gruppo che cresce in numero e quasi assorbe del tutto i vari sottogruppi della Nord. Venti metri di striscione fanno bella mostra di sé in tutte le gare interne del Campobasso. L’inventiva e l’intuito dei nuovi reggenti porta alla creazione del mitico “pallettone” che si ritroverà appiccicato ovunque in città ma addirittura all’estero: Londra, Monaco. Chiunque, in quegli anni, abbia trascorso le vacanze fuori Campobasso ha portato con sé un adesivo SH da lasciare come testimonianza. Il cosiddetto “materiale” non fa a tempo ad essere prodotto che va a ruba: magliette, polo, cappellini, felpe, adesivi, fornendo quell’autofinanziamento (prerogativa SH) utile per le attività e le trasferte. Puglia, Sicilia, ma soprattutto Campania sono le mete di quegli anni. Sempre presenti: da Giugliano a Taranto, da Barcellona Pozzo di Gotto a Casarano e Catanzaro, da Faenza a Martina Franca passando per… Ferrandina. Chilometri macinati in onore di una maglia. Dopo una piccola parentesi di allontanamento con la presidenza Capone si passa ai giorni d’oggi dove, passato il testimone, gli SH si identificano nel mondo dei social network, della comunicazione e visibilità facile ed immediata attraverso Internet, delle convention nazionali ultrantirazziste, della beneficenza, ma sempre con alla base un modo di essere ultras goliardico, scherzoso, coerente e non violento.

sh8Dalla cellula dell’86 dunque che si staccò dal vecchio CUC tanta strada è stata percorsa, tanta credibilità e rispetto guadagnati nell’universo ultrà, grazie a coloro che oggi hanno all’incirca mezzo secolo e che un giorno hanno deciso di creare un vero e proprio “modus vivendi” parallelo al mondo del calcio, ma che oggi addirittura ha trovato un punto di contatto con esso grazie all’ingresso in società dell’Associazione “Noi siamo il Campobasso”. Un tempo non sarebbe stato possibile, anzi neanche minimamente ipotizzabile, da “statuto”. Ma oggi le cose sono cambiate. Il mondo del pallone e tutto ciò che gli ruota attorno va a mille all’ora. Una cosa è rimasta immutata dal 1986: l’essere Smoked, l’appartenenza, l’essere antagonista, controcorrente. Buon compleanno SH, ad maiora!

m.s.