Giubileo degli operatori sanitari, Bregantini: “Insieme con chi ha idee diverse per creare una qualità alta di assistenza”

bregan ospe1Si è svolta domenica 14 febbraio 2016 la giornata giubilare dedicata agli operatori sanitari inserita nel calendario degli eventi della diocesi che raccoglie, nella Misericordiae Vultus, la centralità dell’invito di papa Francesco ad attuare le opere di Misericordia nel solco della propria terra. Un invito pastorale raccolto dal presule di Campobasso – Bojano mons. GianCarlo Bregantini che, coadiuvato dagli organismi diocesani dei vari ambiti pastorali, ha voluto dare attenzione ai luoghi giubilari, dove si vive l’incarnazione del volto di Cristo, sorgente, nucleo generatore di ciò che è la spiritualità in relazione all’attenzione della pastorale della salute: gli ospedali.

“L’attenzione alla dignità umana riconosciuta nell’Incarnazione è il presupposto teologico e antropologico” ha evidenziato don Andrea Manto, direttore della Pastorale per la salute della diocesi di Roma. Don Andrea, insieme ai relatori della diocesi don Fabio di Tommaso direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sanitaria e don Nicola Maio docente della scuola teologica “Celestino V”, hanno introdotto con brevi riflessioni il significato e il ruolo che la Pastorale della salute – come ambito pastorale che pone al centro la cura della persona umana e la formazione etico professionale degli operatori – svolge a sostegno e servizio del malato. “Il dovere di accogliere e di prendersi cura; il dovere di ospitare e di accogliere vuol dire prendersi cura. E questo atteggiamento – ha ribadito don Manto – fa sì che la chiesa promuova la dignità della persona. La cosa più straordinaria che si richiede ad un operatore sanitario – ha soggiunto – oltre alla competenza e alla deontologia è una Caritas Christi urget nos (accogliere con affetto) con una empatia forte, con una grande qualità e grande umiltà”. Un messaggio limpido che ha trovato la piena realizzazione nel segno processionale, in preghiera, dalla Fondazione Giovanni Paolo II (ex Cattolica) all’ospedale civile “A. Cardarelli” di Campobasso dove l’ apertura della “Porta Santa” nella cappella del presidio ospedaliero più imponente del Molise ha significato la centralità della condivisione. [highlight]Il gesto di scendere al Cardarelli – ha detto Bregantini – è quello di unificare per rendere bella la sanità e dare qualità alla sanità. [/highlight]La realtà del mondo sanitario è un luogo di sfida per l’evangelizzazione, dove si vive si vive l’umanesimo della teologia e della “tenerezza”. Né il contrappore né l’assolutizzare favoriscono il cammino armonioso verso l’unità che, come ha sottolineato a Cuba “Capitale dell’unità” papa Francesco, si costruisce insieme.

bregan ospe4Una folla di persone ha accolto la processione giunta dalla vicina realtà della Fondazione Giovanni Paolo II, Centro di alta specializzazione biomedica inaugurata da Giovanni Paolo II nel 1995. Una folla formata da pazienti, dal personale medico e paramedico, dai volontari delle Misericordie dai presbiteri della diocesi e dal cappellano padre Giovanni Del Zingaro. Un gesto simbolico che ha visto come sfondo una protesta silenziosa del personale sanitario del nosocomio Cardarelli che ha proposto cartelloni e striscioni con le più variegate diciture a difesa della struttura civile recanti frasi di chiaro attacco verso il vescovo della città, che in più occasioni è sceso in campo a difesa della sanità tutta senza distinzione di parte tra quella pubblica e quella convenzionata. È il ruolo del Pastore che scende in campo per difendere la persona e favorire una “pastorale sanitaria” che pone al centro della mission il volto dell’uomo, volto di Cristo.

La Celebrazione Eucaristica presieduta dall’arcivescovo Bregantini ha visto la partecipazione numerosa di cittadini, malati e operatori in un clima di preghiera rafforzato dal canto armonioso e partecipato e dalla musica poli strumentale di un gruppo di giovani volontari. Il clima iniziale, silenzioso e teso, è stato subito compensato dal suono limpido della voce del Presule che senza gioco di ombre e luci ha fatto sentire con decisione il suo appello durante l’omelia: “Non muri ma ponti. La strada della condivisione è la strada che unisce. Dentro la condivisione c’è la comunione con Gesù. Nel povero vedi Gesù. Come è ben rappresentato nello sfondo di questo dipinto dietro l’altare allestito per la liturgia odierna. A chi ha portato i cartelloni – ha parlato Bregantini – li ringraziamo, ci hanno fatto capire che il dialogo è vero ed autentico . Oggi sono grato a chi ha idee diverse per creare insieme una qualità alta della sanità molisana. Non c’è nessuna ostilità che non possa trovare pacificazione. Chiediamo perdono delle divisioni che in tanti secoli sono state create. Attraversando quella porta della cappella abbiamo incontrato il volto di Cristo. Dio ci dia un cuore di misericordia”. E il vescovo ha concluso con l’invocazione alla Madre di Dio “Che Maria doni a tutti noi occhi di misericordia”.

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