Terrorismo e politica internazionale, intervista all’eurodeputato forzista Aldo Patriciello

L'On. Aldo Patriciello
L’On. Aldo Patriciello

I tragici eventi di Parigi hanno portato in questi ultimi giorni i media a rivolgere l’attenzione su Bruxelles, capitale del Belgio, cuore dell’Europa e del parlamento Europeo, istituzione cardine del vecchio continente ma anche e soprattutto città-contenitore di razze diverse per usi e religioni che, in nome della propria fede, crescono e si ramificano e a volte riescono a colpire a morte la democrazia e la libertà degli Stati membri. A Bruxelles svolge il suo ruolo istituzionale l’europarlamentare molisano Aldo Patriciello che in questi giorni sta viaggiando molto da Strasburgo a Bruxelles al suo Molise. Lo abbiamo intervistato per cercare di capire l’aria che si respira nella capitale belga e che direzione sta prendendo il parlamento riguardo la politica internazionale con particolare riferimento alle misure antiterrorismo.

Onorevole Patriciello, come sta vivendo la città di Bruxelles questo momento? “Certamente è un periodo particolare. Vedere la città sede delle istituzioni europee completamente blindata non lascia indifferenti ma, al momento, c’è l’urgenza di mantenere alto il livello di sicurezza e di facilitare in ogni modo le azioni di polizia che sono in corso in questi ultimi giorni”.

Lei ritiene che basti alzare il livello di guardia o occorre cercare la via diplomatica? Credo che non si debba escludere nessuna opzione, al momento. Non dobbiamo, però, cedere alla paura e all’odio, né tantomeno rinunciare alle nostre libertà: così faremmo soltanto il gioco degli estremisti. L’obiettivo è garantire il più alto livello di sicurezza per i cittadini senza per questo sacrificare i nostri diritti e le nostre conquiste di libertà. Un strada che, sono sicuro, sapremo percorrere fino in fondo”.

Non crede che l’Europa sia rimasta troppo distaccata dagli eventi di Parigi e conseguenti decisioni? “Assolutamente no. Prima di tutto la solidarietà e la vicinanza dei cittadini di tutti gli Stati membri nei confronti della Francia è stata unanime e sentita. Per quanto riguarda il livello istituzionale, inoltre, già il giorno dopo i tragici eventi di Parigi la Commissione Europea ha diffuso la dichiarazione congiunta di tutti i Capi di Stato e di Governo europei in cui l’Unione ha espresso la più totale collaborazione per garantire la sicurezza della Francia”.

Non crede che occorra cominciare seriamente a pensare all’unione anche degli eserciti di ogni singolo Stato per la creazione di un “Esercito Europeo”? Certamente non si può pensare di affrontare una sfida globale come la lotta al terrorismo ognuno per conto proprio. Al di là della tragedia che ha colpito Parigi, credo che la realizzazione di un unico esercito europeo sia un tema su cui occorre ragionare con grande serenità. Ma non basta: dobbiamo unire le nostre migliori risorse di intelligence, le banche dati e tutto ciò che è necessario per creare e rafforzare un’area di sicurezza integrata a livello europeo. Del resto la costituzione di un esercito europeo non è certamente un’idea di questi giorni, ma un progetto portato avanti con tenacia e determinazione fin dagli anni cinquanta da Alcide De Gasperi. Il fatto che se ne parli ancora oggi, a distanza di decenni, è la prova di quanto fosse lungimirante l’idea di un uomo cui l’Italia –  e l’Europa intera –  deve molto”. (in home foto Ansa.it)

m.s.