Il 10 giugno del 1981 a San Benedetto del Tronto le Brigate Rosse rapiscono Roberto Peci, fratello di Patrizio, primo pentito della storia dell’organizzazione. Sottoposto ad un terrificante “processo popolare”, viene giustiziato poche settimane dopo, il 3 agosto, in un casolare della campagna romana.
Mario Mandrelli, magistrato che segue le indagini e porta a processo i brigatisti responsabili dell’omicidio, è il padre della mamma di Mario Di Vito, 33enne giornalista del “Manifesto”, autore di documentari radiofonici e televisivi, di romanzi e reportage narrativi ospite ieri sera della Casa del Popolo di via Gioberti a Campobasso per parlare del suo ultimo libro: “Colpirne uno – ritratto di famiglia con brigate rosse”.
Attraverso le carte giudiziarie, i giornali dell’epoca, gli appunti, i ricordi e i diari di famiglia (che la nonna oggi giorno ancora riempie da 60 anni), Di Vito fa emergere il racconto di un episodio di storia italiana e delle sue ombre che ai più è sconosciuto, probabilmente soffocato dal più famoso caso del sequestro/omicidio di Aldo Moro. Nel libro, di cui l’autore ha narrato incalzato dai sapienti spunti storici di Italo Di Sabato, al suo fianco, il tutto viene visto «con gli occhi di chi da queste storie è sempre stato circondato, sentendole raccontare a pezzetti dai protagonisti stessi. E ognuno ha una una sua verità, un suo orgoglio da rivendicare, una sua cicatrice da nascondere. L’importante è tenere a mente che si tratta di una storia vera. Che non vuol dire che dentro ci siano solo verità. Le bugie, in fondo, non hanno meno valore».
Un’esecuzione quasi di secondo piano quella di Peci, seguita a malapena da giornali e Tv e dove «lo Stato neanche provò a mediarne il rilascio, cosa che invece fece ed ottenne attraverso il pagamento del riscatto in denaro in un altro caso di rapimento delle Br, quello dell’assessore campano della DC, Ciro Cirillo». Una pagina di storia in cui si assiste al declino dell’organizzazione terroristica che ha segnato gli anni ’70-’80 del nostro Paese con la lotta armata rivoluzionaria per un ideale giudicato dalla storia «sempre e soltanto per l’effetto delle sue azioni e mai per capire a fondo come sia nato e sfociato in quel tipo di lotta».





