“Sognava la Merica”, ultima fatica di Vincenzo Colozza, è un romanzo che trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto all’inizio del Novecento nel piccolo paese di San Polo Matese, allora Provincia di Molise: l’omicidio di una ‘vedova bianca’, benestante, dai facili costumi.
La donna, Filomena, era sposata con Nicola, suo cugino di primo grado, le madri erano sorelle, matrimonio tra due minorenni imposto dai genitori per rinsaldare il rapporto di parentela al fine di non dividere la proprietà. Il ragazzo, pur essendo innamorato di un’altra, dopo una lunga resistenza aveva accettato di sposare la cugina a condizione che i suoi genitori gli pagassero il biglietto per emigrare in America, sogno che aveva sempre accarezzato, con la promessa che, una volta sistematosi, si sarebbe fatto raggiungere dalla moglie.
In realtà il suo vero obiettivo, una volta emigrato, era di liberarsi definitivamente di quel vincolo matrimoniale. Infatti una volta stabilitosi in quel lontano paese straniero dimentica la moglie in patria rifacendosi una nuova famiglia. Se agli inizi Nicola scriveva alla moglie mandandogli qualche soldo più che altro per far contenti i propri genitori, con la morte di questi ultimi cessò improvvisamente la corrispondenza non dando più notizie di sé.
Filomena per anni aspettò che il marito la chiamasse per raggiungerlo in America, attesa che si dimostrò vana. Quando poi venne a conoscenza che quel lungo silenzio era dovuto al fatto che lui si era rifatto una famiglia, Filomena per consolarsi del tempo perduto, durante il quale si era mantenuta fedele al vincolo matrimoniale per non dare adito a pettegolezzi, si fece una cerchia di amici con cui trascorrere allegramente il suo tempo. Tra i suoi amanti c’erano un ricco borghese, Giuseppe, scapolo, e un contadino, Nicola, ammogliato, avversari non solo nel contendersi la donna ma anche politicamente. Alla fine la donna scelse Nicola credendo di aver trovato finalmente l’amore della sua vita, disposta anche a dividerlo con la moglie. In realtà l’intento di questi era quello di raggirarla per impossessarsi della sua proprietà e di quelle del marito e della sorella. La donna, rimasta incinta dell’amante, fu denunciata per un presunto aborto. Per paura di pagare ingenti spese di giudizio con un atto notarile simulato cedette al suo amante non solo i suoi beni ma anche quelli dei familiari che aveva in possesso.
Nel giorno della festa del Corpus Domini del 1908 fu trovata uccisa nella sua casa di campagna. Per questo assassinio fu accusato ingiustamente il suo amante, il quale dovette affrontare anni di carcere e un lungo processo celebrato in tre Tribunali diversi, Isernia, Campobasso e Santa Maria Capua Vetere prima di riacquistare la libertà.
La trama si sviluppa in un ambiente rurale in cui i tradimenti, gli interessi privati, le rivalità sentimentali e politiche, e il prestigio della borghesia locale si intrecciano in modo conflittuale, facendo emergere in maniera evidente come questi aspetti, supportati da una squallida campagna stampa, possano influenzare non solo l’opinione pubblica ma condizionare addirittura anche il corso della giustizia a danno di poveri cittadini che non hanno voce. La vicenda, ricca di risvolti, all’epoca dei fatti suscitò un enorme clamore nella Provincia di Molise e fu ampiamente pubblicizzata sui giornali locali.
Il romanzo tratta diverse tematiche, come: l’aborto, il divorzio, la grande emigrazione della fine Ottocento inizi Novecento, dell’associazionismo, la tragedia mineraria di Monongah, il terremoto di Messina e altri argomenti anche di carattere giuridico. I protagonisti si muovono tra San Polo Matese, Bojano, Campobasso, Napoli, New York, Marsiglia, Isernia e Santa Maria Capua Vetere. Il finale è del tutto inimmaginabile.
Alcuni personaggi presenti nella storia e alcune circostanze di poco conto, nonché determinati luoghi e fatti marginali, sono stati modificati oppure sono frutto di pura fantasia per dare al racconto un taglio romanzato, con una sequenza più snella, scorrevole, piacevole e avvincente, mantenendo comunque intatti quelli che furono i principali aspetti del fatto di cronaca: l’omicidio di una donna spregiudicata e il carcere di un innocente.
Enzo Colozza, giornalista bojanese, da tempo è interessato allo studio della storia del Molise. In tanti anni di attività ha sempre pubblicato articoli storici sui vari giornali con cui ha lavorato. Oltre alla pluriennale esperienza giornalistica, ha redatto diverse recensioni di poesie e opere teatrali, oltre che le prefazioni dei libri “Bojano e oltre – Storia, Personaggi, Beni culturali, Toponomastica, Recensioni” del prof. Franco Tavone e “Il fenomeno droga” del dott. Leonardo Di Ielsi, luogotenente dei Carabinieri e “La comunità santelenese, tra cronaca e storia, sulla stampa periodica e nazionale dall’Unità d’Italia alla XX Regione” del prof. Pietro Mario Pettograsso. Inoltre ha pubblicato: “Campobasso e Provincia di Molise – Personaggi, fatti di cronaca e avvenimenti del passato sconosciuti, poco noti o dimenticati” vol. 1 anno 2021 e vol. 2 anno 2023.
Il volume, stampato da Scripta Manent di Morcone (BN), è in vendita nelle principali librerie di Campobasso.