È in corso al Museo Eremitani di Padova una importante mostra che espone capolavori provenienti dalla Collezione Centanini appartenente al patrimonio artistico della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in una mostra curata da Alessia Vedova, con la collaborazione scientifica di Elisabetta Vanzelli e intitolata “Raccogliere la bellezza”.
Per la prima volta a Padova si potranno così ammirare le testimonianze di ben cinque secoli di grande arte, in 70 opere tra cui diversi autentici capolavori. La Collezione venne donata alla Fondazione dall’avvocato Pietro Centanini nel 2015. Riunisce ciò che era stato collezionato nel tempo dalla storica famiglia di origini veneziane stabilitasi poi a Stanghella e le acquisizioni che l’avvocato stesso fece sin da quando era ancora studente di giurisprudenza a Padova. A fronte della collezione familiare, che riuniva quadri eseguiti tra il Seicento e il primo Ottocento, il suo gusto si orientò verso l’arte moderna. Le prime opere acquistate erano di artisti veneti contemporanei rispettosi della tradizione, come Bergamini, Dinon, Farina, Barbisan, o cautamente innovativi, come Breddo. Ma il gusto maturato all’interno del patrimonio familiare lo spinse anche ad apprezzare e ricercare quadri antichi del Sei e del Settecento, come la Madonna attribuita al Guercino, il paesaggio alla maniera di Salvator Rosa, e il piccolo dipinto del Maggiotto.
Ogni opera esposta è molto più di un capolavoro: è il frutto di una scelta, di un incontro, di una scintilla; ha raccolto con la moglie Enrica i dipinti esposti. Dalle prime acquisizioni di artisti veneti contemporanei, alle tele antiche che evocano la Venezia degli avi, fino ai grandi nomi dell’Ottocento e del Novecento: ogni quadro è una tappa di un percorso personale, dove la ricerca del bello si intreccia con la memoria. Dalle prime acquisizioni di artisti veneti contemporanei, alle tele antiche di scuola emiliana e veneziana, fino ai grandi nomi dell’Ottocento e del Novecento italiano ed europeo: ogni quadro è una tappa di un percorso personale e culturale.
Dagli anni Ottanta gli acquisti si concentrano molto coerentemente sull’Ottocento italiano, con punte di vera eccellenza, come i quadri dei Palizzi, De Nittis, Milesi, Lega, Signorini, Zandomeneghi. Allo stesso tempo, entrano a far parte dell’insieme anche opere di alcuni grandi del Novecento, come Guidi, Guttuso, Utrillo, Soffici, Chagall, Carrà, De Chirico, De Pisis e Sironi.
Da questi apporti prende corpo una collezione che denota una profonda cultura coniugata con il gusto del momento. Una collezione per molti versi esemplare, in particolare per quanto concerne l’Otto e il Novecento, dove si evidenzia il gusto di Centanini e di sua moglie, entrambi appassionati d’arte, ma anche la loro scelta di avvalersi, nel dare forza e qualità alla loro raccolta d’arte, dei suggerimenti dei più qualificati esperti e mercanti d’arte attivi nell’Italia di quegli anni. Creando così una collezione di altissimo livello non solo per i nomi in essa via via aggiunti ma soprattutto per la qualità, notevolissima, delle opere acquisite.
Il complesso dei Musei che raggruppa il Museo Archeologico e il Museo d’Arte Medioevale e Moderna. I Musei sono ospitati nei chiostri dell’ex convento dei frati Eremitani. Fanno parte del complesso la Cappella degli Scrovegni e Palazzo Zuckermann. Il nucleo originario del Museo è riconoscibile nelle ricche collezioni pervenute al demanio a seguito delle soppressioni del Convento di San Giovanni da Verdara (1783) e di altri enti religiosi (1810).
Nel 1825 l’abate Giuseppe Furlanetto aveva ordinato nelle logge del Palazzo della Ragione una raccolta di lapidi venetiche, greche e romane che fu inaugurata da Francesco I d’Austria con il nome di Museo. Grazie all’impegno e alla passione di Andrea Gloria entrarono a far parte delle proprietà comunali opere d’arte, biblioteche di privati e collezionisti padovani e le vecchie carte delle Magistrature cittadine. Si formarono così la Pinacoteca, la Biblioteca e l’Archivio, quest’ultimo passato nel 1948 alle competenze dello Stato.
Filomena Scapece




