Al 26′ del primo tempo di Vado-Campobasso il pallone smette di essere la cosa più importante in campo. Il calciatore del Campobasso Cristian Celesia riceve un colpo violento alla testa, crolla sul terreno di gioco e resta immobile. Per alcuni interminabili istanti è privo di sensi. È una di quelle immagini che gelano uno stadio: compagni che si voltano, panchine che si alzano, il tempo che sembra fermarsi. Solo il gioco, incredibilmente, non si ferma.
È questo il punto che oggi merita una riflessione. Perché le Regole del Gioco IFAB, applicate dalla FIGC e dall’AIA, sono chiare: l’arbitro può lasciar proseguire l’azione soltanto davanti a un infortunio lieve; quando un calciatore appare seriamente infortunato, e a maggior ragione dopo un trauma alla testa, la priorità diventa la tutela della sua salute e il gioco deve essere interrotto per consentire l’intervento dei sanitari.
Dalla panchina rossoblù la preoccupazione diventa disperazione. Il tecnico campobassano Devis Mangia richiama in ogni modo l’attenzione del direttore di gara, del quarto uomo e dell’assistente. Non protesta per un fallo, non reclama un rigore. Chiede soltanto di guardare quel ragazzo steso a terra. E lo fa d’impulso.
Quando finalmente l’arbitro si avvicina, tutti immaginano che abbia compreso la gravità della situazione. Invece estrae il cartellino rosso ed espelle proprio il tecnico del Campobasso. È un’immagine potente, quasi surreale. Solo successivamente fanno ingresso in campo la Croce Rossa e lo staff sanitario ospite. Servono diversi secondi che sembrano un’eternità perché Celesia riprenda conoscenza. Prova anche a restare in partita, ma il suo corpo dice no: al 38′ è costretto ad arrendersi e lascia il posto a Corbo.
Nel dopogara Mangia non ha parlato da allenatore ma da uomo: «Qualunque essere umano avrebbe reagito con paura e incertezza davanti a una scena del genere. Sarebbe stato lo stesso se a terra ci fosse stato un avversario, un assistente, l’arbitro stesso o chiunque altro». Ed è probabilmente questa la frase che pesa più di tutte. Perché il regolamento potrà anche prevedere un’espulsione per comportamento ritenuto non corretto nell’area tecnica. Ma esiste un momento in cui la gestione disciplinare dovrebbe lasciare spazio alla gestione umana. Quando un ragazzo è privo di sensi sul terreno di gioco, la scure di un cartellino rosso rischia di trasformarsi in qualcosa di incomprensibile.
Il calcio vive di regole. Ma le regole sono nate per proteggere le persone, non per oscurarle. E a Vado, per lunghi secondi, la domanda è rimasta sospesa nell’aria: che cosa viene prima, il rosso (discutibile) o la vita?
(@ foto Campobasso F.C.)