Disordini Campobasso-Torres, Casa del Popolo: «La Questura spieghi come decine di tifosi armati di bastoni siano potuti arrivare sotto la Curva Nord»

Dall’Associazione Casa del Popolo APS riceviamo e pubblichiamo la nota che segue, inerente i disordini avvenuti in occasione della partita Campobasso-Torres di ieri.

«Una città sottoposta a controlli, identificazioni e divieti quando si manifesta. Domenica, invece, decine di tifosi della Torres sono riusciti ad arrivare fino alla Curva Nord con bastoni poi sequestrati dalla polizia. Questore e Digos devono spiegare come sia stato possibile.

Quanto accaduto domenica 4 ottobre in occasione di Campobasso-Torres non può essere archiviato come l’ennesimo episodio di intemperanza tra tifoserie, né tantomeno risolto annunciando denunce e Daspo a fatti avvenuti. Pone una questione molto più seria, che riguarda direttamente la gestione dell’ordine pubblico nella città di Campobasso e sulla quale il Questore e i responsabili della Digos devono fornire spiegazioni pubbliche e circostanziate.

I fatti, almeno nella loro sostanza, sono stati confermati dalla stessa Questura. Circa sessanta tifosi della Torres, durante l’afflusso allo stadio, hanno fatto fermare il pullman in un luogo diverso da quello previsto e si sono quindi avvicinati alla Curva Nord Michele Scorrano, occupata dai sostenitori del Campobasso. Soltanto successivamente, durante la partita, sono stati identificati e perquisiti e sono stati rinvenuti quaranta bastoni camuffati da aste per bandiere. La stessa Questura ha inoltre riferito dei danneggiamenti agli arredi dei bagni del settore ospiti.

Le immagini circolate in queste ore e le testimonianze raccolte pongono interrogativi ancora più pesanti. Il gruppo di tifosi ospiti sarebbe arrivato nell’area della Curva Nord accompagnato da due agenti della Digos e da un mezzo della Guardia di Finanza. Nelle immagini sono chiaramente visibili persone con bastoni in mano. Cronache locali hanno inoltre riferito del passaggio dei sostenitori ospiti davanti agli ingressi delle tribune mentre allo stadio stavano entrando normali spettatori, comprese famiglie con bambini.

Ed è precisamente qui che iniziano le domande alle quali la Questura deve rispondere. Come è stato possibile che un gruppo così numeroso abbandonasse il percorso previsto e arrivasse fino al cancello di filtraggio della curva occupata dalla tifoseria di casa? Perché non è stato immediatamente accompagnato e fatto entrare nel settore ospiti? Se il gruppo era seguito dalle forze dell’ordine, come è stato possibile non accorgersi della presenza dei bastoni poi sequestrati? Quale dispositivo di ordine pubblico era stato predisposto e quale valutazione del rischio era stata effettuata prima della partita?

Sono domande tanto più necessarie perché vengono rivolte a una Questura che, quando si tratta di gestire il dissenso politico e sociale a Campobasso, ha messo in campo uomini, mezzi e forme di controllo molto invasive. Abbiamo visto una città blindata in occasione del presidio di solidarietà con Ahmad Salem, giovane palestinese processato per accuse legate anche alla propaganda e all’espressione politica; abbiamo visto persino un’ordinanza che vietava temporaneamente la vendita di bevande alcoliche e contenitori di vetro durante la manifestazione. Abbiamo visto fotografie e riprese continue, identificazioni durante cortei e presidi e provvedimenti che hanno colpito anche l’esposizione della bandiera palestinese in Curva Nord o l’accensione di un fumogeno durante i festeggiamenti per l’accesso ai playoff.

È quindi inevitabile domandarsi quale criterio governi l’impiego degli strumenti di prevenzione e controllo. Se per un presidio politico pacifico si mobilita un dispositivo imponente e chi manifesta viene sistematicamente fotografato, filmato e identificato, come è potuto accadere che decine di persone provenienti da un’altra città riuscissero a deviare dal percorso previsto e ad arrivare fino alla Curva Nord, mentre successivamente venivano trovati nella disponibilità del gruppo quaranta bastoni?

Il confronto con la gestione di altre partite rende la domanda ancora più stringente. In passato trasferte sono state vietate o sottoposte a fortissime limitazioni anche quando non risultavano particolari rapporti di ostilità tra le tifoserie, come negli incontri con Perugia e Livorno. Persino in occasione della partita con il Pineto era presente il Reparto Mobile. Per Campobasso-Torres, invece, il dispositivo appariva assai diverso. È necessario sapere quali informazioni fossero disponibili prima dell’incontro e sulla base di quali valutazioni sia stato organizzato il servizio di ordine pubblico.

Deve essere altrettanto chiaro che non stiamo chiedendo più repressione né invochiamo Daspo contro i sostenitori della Torres. Abbiamo contestato questo strumento quando è stato utilizzato contro la tifoseria campobassana, anche per condotte estranee a episodi di violenza, e continuiamo a contestarlo come strumento amministrativo di interdizione. Non cambiamo posizione a seconda di chi viene colpito. Il problema di domenica non è che siano mancati i Daspo: è che la gestione preventiva dell’ordine pubblico non abbia impedito il prodursi di una situazione potenzialmente pericolosissima. Una raffica di provvedimenti a posteriori non può cancellare questa domanda né sostituire la responsabilità di chi avrebbe dovuto prevenire quanto accaduto.

C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. La comunicazione della Questura accosta quanto avvenuto prima della partita al comportamento di circa cento tifosi del Campobasso che, al termine dell’incontro, si sarebbero avvicinati al varco destinato all’uscita degli ospiti e nei cui confronti vengono prospettati denunce e Daspo. Ma in questo modo si rischia di cancellare la sequenza degli avvenimenti e di produrre un rovesciamento della rappresentazione dei fatti: la tifoseria campobassana, che poche ore prima aveva visto arrivare a ridosso della propria curva un gruppo di sostenitori ospiti tra i quali sono stati poi sequestrati numerosi bastoni, rischia di essere trasformata da parte esposta a quella situazione di pericolo in corresponsabile indistinta di quanto accaduto.

Non accettiamo che una questione riguardante la gestione preventiva dell’ordine pubblico venga trasformata in una contabilità di denunce e Daspo distribuiti alle due tifoserie. Contestare il Daspo significa non invocarne un’applicazione più dura contro gli altri, ma pretendere che chi aveva la responsabilità istituzionale dell’ordine pubblico renda conto delle proprie scelte. Una Questura non dimostra l’efficacia della propria azione contando il giorno dopo quanti Daspo può emettere: deve spiegare perché non sia riuscita a impedire che quella situazione si producesse.

Per questo chiediamo al Questore di Campobasso e ai responsabili della Digos di chiarire pubblicamente quale piano di sicurezza fosse stato predisposto per Campobasso-Torres, quali contingenti fossero presenti, perché il gruppo dei tifosi ospiti non sia stato immediatamente indirizzato nel proprio settore, quando sia stata constatata la presenza dei bastoni e quali valutazioni preventive fossero state compiute sulla trasferta. E chiediamo di sapere perché, in altre occasioni, siano state adottate misure enormemente più restrittive, comprese limitazioni o divieti alle trasferte e l’impiego del Reparto Mobile.

Campobasso non può diventare una città nella quale la prevenzione è inflessibile quando in Curva Nord compare una bandiera palestinese e diventa improvvisamente inefficace quando decine di persone munite di bastoni si dirigono verso quella stessa curva. Il contrasto è evidente: esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare il genocidio ha comportato controlli e provvedimenti restrittivi; la presenza di bastoni tra un gruppo di tifosi ospiti non ha invece impedito che quel gruppo arrivasse fino a ridosso della tifoseria campobassana, mentre era seguito dalle forze dell’ordine. È su questa disparità nella gestione preventiva dell’ordine pubblico che il Questore deve fornire spiegazioni alla città.

Non è soltanto una questione calcistica. È una questione di responsabilità istituzionale, sicurezza dei cittadini e trasparenza nell’esercizio dei poteri di pubblica sicurezza. Non chiediamo un’altra stagione di Daspo, divieti e repressione amministrativa. Chiediamo che il Questore di Campobasso e la Digos spieghino alla città come sia potuto accadere e perché non sia stato impedito».