Venezia si difende come può… Il volto sconosciuto della città lagunare durante il primo conflitto mondiale attraverso la fotografia

Campanile di San Marco. La loggetta del Sansovino viene ricoperta e protetta con sacchi di sabbia -Stampa alla gelatina

Alle tre e trenta del 24 maggio 1915, a poche ore dalla dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria, due aerei austro-tedeschi apparvero nel cielo di Venezia e sganciarono sulla città quindici bombe. Si trattava del primo inequivocabile segnale che anche la città lagunare sarebbe stata duramente coinvolta nel tragico conflitto che da diversi mesi stava infiammando l’intero continente europeo. Oltre alla difesa delle postazioni militari e delle popolazioni civili, a Venezia si provvide anche a salvaguardare l’ineguagliabile e davvero “unico” patrimonio architettonico e artistico con protezioni che potessero attutire gli effetti devastanti delle bombe lanciate dagli aerei nemici; protezioni realizzate con barriere anti-urto e sacchi di sabbia. La basilica di San Marco e la base del campanile, “el paròn de casa”, vennero ingabbiati con una palizzata protettiva; per il celebre monumento del Colleoni in Campo Santi Giovanni e Paolo fu costruita in legno una copertura imbottita. Ma, nonostante le più premurose precauzioni, Venezia fu barbaramente ferita dalle operazioni aeree della “grande guerra”, di cui, l’anno prossimo, cadrà il centenario del suo inizio.

Venezia.Trasporto del monumento a Bartolomeo Colleoni in Campo SS. Giovanni e Paolo - Stampa alla gelatina 1917
Venezia.Trasporto del monumento a Bartolomeo Colleoni in Campo SS. Giovanni e Paolo – Stampa alla gelatina 1917

I danni furono notevoli e tremendi, come si può vedere visitando la mostra “Venezia si difende”, curata da Claudio Franzini e allestita alla Casa dei Tre Oci, splendido gioiello dell’architettura veneziana di inizio ‘900 nell’isola della Giudecca, con foto provenienti dagli archivi della Fondazione Venezia e dei Musei Civici Veneziani, dalle quali con l’efficacia inarrivabile delle immagini si può ripercorrere la storia dei terribili quattro anni di una città in assetto di guerra, che nonostante tutte le protezioni poste in essere subì danni gravissimi: desolante è lo “spettacolo” di chiese devastate come gli Scalzi, dove andò irrimediabilmente distrutto l’affresco del soffitto opera di Giambattista Tiepolo, Santa Maria Formosa, San Lorenzo, di “fondamenta” e “campi” presso la ferrovia e il Ponte di Rialto. E poi c’è la sofferenza e la paura della gente (civili davanti all’ambulatorio in Corte dell’Albero), oltre alla partecipazione della popolazione nel supportare le nostre truppe (il laboratorio allestito al Teatro La Fenice per la confezionatura di biancheria e vestiti per i soldati al fronte).

Venezia - Rialto - veduta della Birreria Spiess distrutta in seguito alla 38a incursione aerea - Stampa alla gelatina
Venezia – Rialto – veduta della Birreria Spiess distrutta in seguito alla 38a incursione aerea – Stampa alla gelatina

Con oltre trecentocinquanta immagini originali, provenienti dall’Archivio Storico Fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia con sede a Palazzo Fortuny, la mostra vuole offrire una Venezia dall’aspetto assolutamente insolito rispetto al suo volto bellissimo e rassicurante immortalato, lungo i secoli, da grandi pittori e, a partire dalla sua invenzione, da fotografi di tutto il mondo, imponendosi come la città più fotografata e fotogenica del pianeta; l’aspetto di una città che corre, nei quattro anni del conflitto, il serio pericolo di essere “ferita a morte”, come diceva il titolo del più celebre romanzo di Raffaele La Capria; con una perdita di bellezza, di arte e di cultura che sarebbe stata inferta non solo agli abitanti della città, ma al mondo intero. Un pericolo, purtroppo, a cui Venezia,in qualche modo è stata sempre esposta per altre cause; da ultimo con l’incubo non risolto del passaggio delle “grandi navi” nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. La selezione di immagini intende offrire un’esaustiva panoramica sulla drammaticità degli eventi accaduti e pertanto di non disperdere né la prospettiva storiografica né quella sedimentata nella nostra memoria collettiva.

Tommaso Filippi – Venezia. L’interno della Chiesa degli Scalzi in seguito al bombardamento austriaco – Stampa alla gelatina

Il percorso espositivo che si articola virtualmente in quattro sezioni non vuole documentare azioni belliche o gesta di guerra (salvo un unico caso, una delle più sensazionali imprese compiute dalla Marina Italiana: l’affondamento della corazzata Wien nel porto di Trieste compiuto dai Mas guidati dal tenente di vascello Luigi Rizzo) ma intende descrivere in maniera estesa le strategie difensive attuate, la complessa attività di protezione preventiva dei monumenti con le “saccate” e le murature di rinforzo, la rimozione dei preziosi tesori artistici, la trasformazione delle altane della città in postazioni di avvistamento e di difesa antiaerea dei fucilieri della Marina e dei volontari, i palloni frenanti che venivano innalzati per ostruire lo spazio aereo. Dall’altro lato si illustrano le difficoltà della vita quotidiana: l’oscuramento, i rifugi, gli ospedali, la rimozione delle macerie, il ritiro dei depositi bancari dopo Caporetto. Una sezione importante è dedicata agli effetti degli attacchi aerei subiti ed un’altra, piena di curiosità, è infine dedicata alle cartoline postali.

Venezia - Soldati di vedetta su un'altana - Stampa alla gelatina - 1915 1918
Venezia – Soldati di vedetta su un’altana – Stampa alla gelatina – 1915 1918

Epica militare, dunque, e ritrattistica, campagne di sostegno e sottoscrizioni, compongono gli argomenti di questo corpus illustrativo, tra cui spiccano due serie dedicate a Venezia opere del veneziano Guido Cadorin e del triestino Guido Marussig, realizzate durante gli anni del conflitto. A conclusione dell’esposizione sono documentate le celebrazioni in onore delle forze armate che si prodigarono alla difesa e le commemorazioni militari e civili che seguirono negli anni. Va detto che in tutti i territori dichiarati zona di guerra era fatto assoluto divieto di eseguire delle fotografie e anche Venezia non sfuggì a questa imposizione: molte immagini in mostra, soprattutto quelle della mobilitazione generale del 1915 siano esse fotografie o cartoline postali vennero, come recita una dicitura manoscritta ad inchiostro rosso, Sequestrate dalle Autorità. Salvo quindi poche fotografie “firmate”, come quelle di Tommaso Filippi di Venezia, professionista, già operatore e direttore dello Stabilimento Naya, e di Aldo Cortellazzo, altro professionista veneziano, sono da attribuire a Giovanni Caprioli, fotografo della Soprintendenza di Venezia. E quindi, a maggior ragione, va sottolineato che quanto di immagini fotografiche è qui stato recuperato e raccolto è di un valore inestimabile. In questa interessante esposizione, corredata da un prezioso catalogo della Marsilio, la fotografia rivendica prepotentemente il suo insostituibile ruolo di “documento”, di “testimonianza”, riguardo a tempi in cui peraltro non c’era ancora la televisione, che va ad arricchire la memoria visiva della cronaca e della storia di un momento e di uno scenario della prima guerra mondiale, particolare e circoscritto, quanto di incomparabile carica simbolica.

Michele De Luca

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