Cambia lo scenario, con la notizia riferita dall’Ansa nella tarda mattinata di oggi, per quanto riguarda le indagini sulla tragica morte di Natale a Pietracatella, quella della 15enne Sara Di Vita e di sua madre Antonella Di Ielsi (50 anni), decedute in un primo momento probabilmente a causa di un’intossicazione dopo aver consumato uno dei pasti proprio in quei giorni di festa insieme al padre/marito Gianni Di Vita, salvo dopo il ricovero per diversi giorni sotto osservazione allo Spallanzani di Roma.
Non si tratterebbe più, infatti, di una violenta tossinfezione che avrebbe fatto degenerare repentinamente il quadro clinico delle due vittime e per la quale la Procura della Repubblica aveva iscritto nel registro degli indagati cinque persone, tra medici e personale sanitario del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso, ma di duplice omicidio premeditato, accusa al momento rivolta contro ignoti.
A tre mesi di distanza le lunghe ed approfondite analisi sui tessuti delle due donne, effettuate sia in Italia che all’estero, avrebbero portato alla scoperta di ricina, una sostanza altamente tossica: “una potente citotossina naturale estratta dai semi di Ricinus communis, capace di bloccare la sintesi proteica e causare la morte cellulare”, per la quale non esiste un antidoto.
Su richiesta della Procura di Larino, ora, toccherà ora agli inquirenti fare luce e risalire al responsabile della somministrazione di questo potente veleno nei cibi consumati in casa Di Vita soprattutto la sera del 23 dicembre (quella presa subito in considerazione) che avrebbe portato alla richiesta di aiuto al Pronto Soccorso del nosocomio del capoluogo delle due per forti dolori addominali, più volte a ridosso del Natale.
Una tragedia che ha scosso come non mai la comunità di Pietracatella e di tutta la regione per i modi e per la crudeltà di quanto accaduto alla famiglia Di Vita del piccolo centro fortorino. Un pasto di quelli in allegria, in famiglia, durante le feste natalizie non avrebbe lasciato scampo a Sara, 15enne figlia dell’ex primo cittadino Gianni, e alla moglie Antonella Di Ielsi, 50enne stimata commercialista, rimaste vittime probabilmente di un’intossicazione, spiazzando finanche i medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, increduli (stando alle prime dichiarazioni ufficiali) per la virulenza e aggressività del male che le ha colpite a ridosso del giorno di Natale.
Lo stesso che ha colpito anche il papà, che tuttavia sembrerebbe fuori pericolo dopo il trasferimento d’urgenza allo Spallanzani di Roma nelle scorse ore, e ha schivato l’altra figlia, assente in quel maledetto giorno. Secondo quanto ricostruito finora e la versione rilasciata questa mattina in conferenza stampa dal Direttore Generale dell’Asrem Giovanni Di Santo, madre e figlia avrebbero fatto accesso al Pronto Soccorso del nosocomio del capoluogo una prima volta il giorno di Natale accusando forti dolori intestinali e vomito, probabilmente causati da quanto ingerito due giorni prima a pranzo, martedì 23 scorso.
LE PRIME INDAGINI INTERNE DELL’ASREM
«Ci siamo attivati secondo strategie pertinenti – ha spiegato Di Santo – In una prima fase, quella territoriale, si è prodigato il dipartimento di prevenzione diretto dalla dottoressa Carmen Montanaro con tecnici a domicilio per prendere coscienza di ciò che di alimentare possa essere utile a chiarire quanto accaduto. E’ stato esaminato e preso in considerazione quanto ingerito il giorno 23: sembrerebbe una semplice pasta al pomodoro a pranzo. Impossibile al momento, invece, conoscere gli alimenti consumati a cena. Il giorno seguente (mercoledì 24) la famiglia avrebbe pranzato con diversi invitati, tra i quali anche persone fragili, a base di pesce, polpette di tonno, verdura cotta e polenta ai funghi, regolarmente imbustati e certificati. Per questi ultimi è stato inviato un campione di urine al Gemelli di Roma per scongiurare l’intossicazione da Amanita falloide e ancora non abbiamo risultati in merito.
Una seconda fase – ha proseguito Di Santo – ha riguardato l’aspetto clinico-assistenziale (illustrato dalla Risk manager Asrem dottoressa Gabriella Ruzzi, ndr.): il primo approccio in ospedale con le due donne è avvenuto il giorno 25 con un riscontro diagnostico di sintomatologia aspecifica gastroenterica. Avviate tutte le indagini previste dalle best pratices si è provveduto alle dimissioni condivise delle pazienti, pur tuttavia rimanendo a stretto contatto con esse per qualsiasi evenienza. Il giorno seguente la ragazza sarebbe tornata al pronto soccorso, presa in osservazione con un quadro clinico fortemente aspecifico ed una consulenza infettivologica senza segni di precisa patologia per cui sarebbe stata nuovamente dimessa. Il giorno 27, al suo ritorno in ospedale con un quadro clinico compromesso a carattere vitale è stata trasferita in rianimazione dove le sue condizioni sono precipitate. A questo punto, avendo gli stessi sintomi, è stata richiamata anche la madre per la quale è stata riscontrata una possibile coagulazione intravascolare disseminata che probabilmente ha aggravato la funzionalità di più organi e portato al decesso.
Da quanto scaturito da una prima indagine interna, dunque, l’ipotesi di una tossinfezione in corso di identificazione resta l’unica in piedi. – ha concluso il Dirigente Asrem – In attesa dell’esame autoptico, disposto tra oggi e domani, che sicuramente ci darà più certezze su quanto accaduto insieme al lavoro che magistratura e Squadra Mobile continuano incessantemente a svolgere in queste ore». Questa la situazione in costante evoluzione per quanto ricostruito dall’organo sanitario competente in attesa di ulteriori riscontri.
IL COMUNICATO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA
Nel frattempo l’autorità giudiziaria ha avviato le dovute indagini. Riportiamo di seguito il comunicato stampa a firma del Procuratore Nicola D’Angelo.
«In relazione ai tragici eventi che hanno colpito una famiglia residente nel territorio, la Procura della Repubblica di Campobasso esprime il più profondo cordoglio per la perdita di una giovane ragazza di soli 15 anni e della propria madre, decedute a breve distanza l’una dall’altra tra il 27 dicembre e la giornata successiva.
La morte di una minorenne, avvenuta con modalità così repentine e drammatiche, rappresenta un evento che scuote l’intera comunità e impone a questo Ufficio il massimo impegno investigativo per restituire risposte certe alla famiglia e ai cittadini. Le attività investigative, affidate alla Squadra Mobile con il coordinamento di questa Procura, sono state avviate d’urgenza per definire la dinamica degli eventi e stabilire l’esatta causa dei decessi.
Si comunica che anche il padre della ragazza è attualmente ricoverato, sotto osservazione, presso l’Istituto Spallanzani di Roma. Per ragioni precauzionali, inoltre, anche la sorella della minore è ricoverata presso lo stesso istituto. Allo stato, il procedimento penale vede l’iscrizione nel registro degli indagati di 5 soggetti, appartenenti al personale sanitario intervenuto nelle prime fasi di assistenza. Le fattispecie di reato per cui si procede sono quelle di cui agli artt. 589, 590 e 590-sexies del codice penale.
L’indagine è prioritariamente volta a ricostruire l’intera catena degli interventi medici, con specifico riguardo ai precedenti accessi della quindicenne presso il Pronto Soccorso: risulta, infatti, che la minore si fosse presentata in struttura per due volte prima del decesso. Parimenti, si indaga sugli interventi richiesti dalla madre prima dell’evento fatale.
Data l’estrema complessità del quadro clinico, sono stati disposti accertamenti multidisciplinari, comprensivi di esami autoptici e consulenze specialistiche, orientati secondo tre direttrici:
- Responsabilità individuali: verificare l’eventuale sussistenza di negligenze o sottovalutazioni del quadro clinico della minore e della madre, nonché errori nell’applicazione dei protocolli diagnostici.
- Individuazione della “fonte di innesco”: risalire con assoluta precisione all’origine della patologia e all’agente causale che ha determinato un exitus così fulmineo per una giovane di 15 anni e per la sua genitrice, chiarendo le ragioni di una simile virulenza.
- Tutela della salute pubblica: ricostruire l’insorgenza patologica per isolare eventuali, residue, “fonti d’innesco” ed interrompere ogni dinamica di rischio, garantendo che nessun altro cittadino possa essere coinvolto in una tragedia di questa natura.
L’iscrizione dei sanitari nel registro degli indagati costituisce un atto dovuto, necessario per garantire il diritto di difesa e la partecipazione dei soggetti coinvolti agli accertamenti tecnici non ripetibili che saranno disposti a breve».