Sul filo di Raffaello, l’arte dell’arazzo. Grande mostra al Palazzo Ducale di Urbino

Dettaglio dell’incendio di Borgo

L’arazzo è una forma di arte tessile che si pone a metà strada tra l’artigianato e la rappresentazione artistica. Tecnicamente è un tessuto a dominante di trama (poiché a lavoro finito l’ordito non si vede) realizzato a mano su un telaio e destinato a rivestire le pareti. Solitamente di ampio formato, rappresenta grandi disegni molto dettagliati.

Dettaglio dell’incendio di Borgo

Il disegno preparatorio, o cartone, di un arazzo veniva realizzato da un pittore, anche di una certa fama: il risultato finale dipendeva dall’abilità dell’artigiano incaricato dell’esecuzione. Il termine italiano “arazzo” deriva dal nome della città francese di Arras, Lo sviluppo dell’arazzo in Europa risale all’inizio del XIV secolo, prima in Germania e Svizzera poi in Francia e in Olanda. L’apice della produzione venne raggiunto nel Rinascimento, in particolare nelle Fiandre e in Francia, ad Arras, Parigi, Aubusson, Tournai, Bruxelles, Audenarde, Grammont, Enghien, Beauvais. La reale manifattura dei Gobelins, fondata a Parigi nel 1662 continua a produrre tutt’oggi. I più grandi pittori non hanno disdegnato di fornire i cartoni: tra gli altri Raffaello, Pieter Paul Rubens, Simon Vouet, Charles Le Brun, François Boucher, Francisco Goya, William Morris, fino a Pablo Picasso e Joan Miró. Papa Leone X, com’è noto commissionò a Raffaello un ciclo su gli “Atti degli apostoli”, realizzato nelle Fiandre e più volte replicato: esistono due serie complete, una in Vaticano, l’altra a Mantova nel Palazzo Ducale, e una serie incompleta, a Urbino. I disegni preparatori degli arazzi si trovano al Victoria and Albert Museum di Londra.

Dal 21 maggio al 12 settembre, la Galleria Nazionale delle Marche, in collaborazione con i Musei Vaticani e con il Mobilier National di Parigi, organizza, nel Palazzo Ducale di Urbino, una mostra dedicata a Raffaello e al mondo degli arazzi, indagando sia l’apporto che il pittore fornì in questo specifico settore per il quale sperimentò invenzioni e realizzò cartoni poi tessuti nelle botteghe fiamminghe, sia la fortuna che le opere di Raffaello conobbero nel corso dei secoli nella produzione di arazzi. Con dodici grandiose pezze tessute nelle migliori arazzerie europee, raffiguranti principalmente le pitture delle Stanze Vaticane, Urbino potrà esibire, nel maestoso salone del Trono, tutta la monumentale opera pittorica del suo cittadino più illustre, la potenza e l’equilibrio classico che Raffaello raggiunse a Roma, circa 25 anni dopo aver lasciato la sua città natale. Gli spazi dove Raffaello aveva camminato da bambino accompagnato dal padre Giovanni Santi accoglieranno – in all’indomani del cinquecentenario della morte del divino pittore e complici gli arazzi – la sua opera più grandiosa, realizzata a Roma per i papi, apprezzata da artisti, critici, conoscitori e dai turisti di tutte le epoche.

Dettaglio de La Cacciata di Eliodoro dal tempio

Il successo ottenuto dalle immagini tessute, riproposte in tempi e manifatture differenti, entra a pieno titolo nel tema della fortuna che l’artista urbinate conobbe nel corso dei secoli. Un’approvazione che è parte integrante del complessivo consenso che Raffaello raggiunse mentre era ancora in vita. Modelli inesauribili di forme e d’invenzioni, le opere di Raffaello raggiunsero i contesti più disparati, grazie all’opera di tanti incisori che con i loro intagli ne consentirono una rapida diffusione. Raffaello aveva offerto il suo fondamentale contributo alla diffusione delle pratiche incisorie con le quali si era garantito una notevole pubblicità; l’incisione lo avrebbe ripagato nel corso dei secoli rendendolo l’autore più tradotto di tutti i tempi. Con gli arazzi si verificò di fatto la stessa cosa: i suoi cartoni nobilitarono questo genere artistico che, più tardi, avrebbe contribuito al consolidamento e all’arricchimento della sua fortuna.

Dettaglio Attila scacciato da Roma

La mostra urbinate si pone nel solco delle ricerche riguardanti l’irradiamento dell’opera del Sanzio, verificandone la fortuna nello specifico campo dell’arazzeria. Spettacolare la visione che avrà lo spettatore entrando nel salone del Trono del palazzo di Federico di Montefeltro: vi troverà squadernati, grazie all’allestimento curato dagli architetti della Galleria Nazionale delle Marche, i celebri affreschi che Raffaello ha realizzato a Roma, qui proposti nei colori e negli intrecci delle tessiture. Undici degli arazzi esposti provengono dal Mobilier National di Parigi e testimoniano come la Francia, più di ogni altro paese, sotto il regno di Luigi XIV (ma poi fino al XIX secolo), abbia nutrito una vera e propria venerazione nei confronti di Raffaello, al punto da concepire il “folle” progetto di ricreare ad arazzo a Parigi, in più repliche, i più celebri affreschi dell’Urbinate, utilizzando – a tal fine – da un lato i pittori francesi dell’Accademia di Francia residenti a Roma per copiare dal vivo i prototipi, dall’altro l’abilità straordinaria degli arazzieri inquadrati da Colbert sotto l’egida della manifattura dei Gobelins, aperta a Parigi e attiva esclusivamente per le commissioni reali, dove molte delle tappezzerie furono tessute.

La Galleria Nazionale delle Marche ha contribuito, oltre che alla conoscenza di questa raffinata arte, anche alla conservazione dei preziosi tessuti sostenendo finanziariamente il restauro di alcuni dei pezzi prestati dal Mobilier National di Parigi. L’intero studio sotteso alla mostra, con un’ampia panoramica sulla produzione di arazzi legati all’universo raffaellesco, è esposto in maniera esaustiva nel ricco catalogo, curato, come la mostra da Anna Cerboni Baiardi e Nello Forti Grazini, edito da Silvana Editoriale.

Benedetta Montechiari

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