L’arte inquieta: da Paul Klee a Anselm Kiefer. Capolavori in mostra al Palazzo Magnani di Reggio Emilia

Antonio Ligabue Autoritratto con torre, 1948

Negli splendidi spazi di Palazzo Magnani a Reggio Emilia si analizza, attraverso 140 capolavori, il rapporto di inquietudine dominante, negli autori prescelti, tra uno  stato o motivo di insistente e ansioso turbamento, ovvero da un animo pervaso e turbato da una insistente agitazione, insoddisfazione o insofferenza  e un irrefrenabile empito creativo; come nel caso di grandi interpreti dell’arte del ‘900 e di oggi, da Paul Klee, Max Ernst, Alberto Giacometti, Jean Dubuffet a Hans Hartung e Anselm Kiefer, da Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, Cesare Zavattini a Maria Lai, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò, Carla Accardi.

Fino al 12 marzo 2023, una sequenza mai vista di capolavori di grandi interpreti, anche dell’art brut internazionale e italiana. Accanto ad essi, per la prima volta, le creazioni inedite che provengono dagli Archivi del San Lazzaro, quello che fu il “Manicomio” di Reggio Emilia. Al centro di questa mostra, le opere rivelano l’urgenza creativa e la vitalità dei linguaggi dell’arte, necessari all’esplorazione degli infiniti volti ed espressioni dell’identità umana.

Un’esposizione – questa curata da Giorgio Bedoni, Johann Feilacher e Claudio Spadoni – dove ad emergere è l’impulso creativo degli artisti, di cui sono frutto opere uniche che sorprendono, stupiscono e coinvolgono il visitatore. In ciascuna delle stanze tematiche di questa grande mostra, autori e opere si confrontano per affinità di generi e di linguaggi in un percorso espositivo che indaga la bruciante vitalità dell’artista, la sua inquieta ricerca sull’identità, sospesa tra sguardi sulla storia e l’esplorazione di paesaggi interiori.

Max Sulzbachner Der Bummler, 1925

“L’arte deve comunicare, lanciare dei messaggi, servendosi di espressioni forti, barbare, violente, vandaliche. L’arte non è un’immagine piatta, levigata e lucida, che gli acidi emozionali non possano attaccare. Al contrario l’arte graffia e disturba, è stridore, imperfezione e invenzione. Per questo bisogna opporsi al razionalismo che vuole invadere dei territori che non gli appartengono, i territori dell’immaginario”.

L’affermazione di Asger Jorn, riverbera quella di Paul Klee che così si esprime: “Più di uno non riconoscerà la verità del mio specchio. Deve comunque rendersi conto che io non sono qui per riflettere la superficie (questo può farlo la lastra fotografica) ma che devo penetrare all’interno. Io rifletto fino all’interno del cuore. Io scrivo parole sulla fronte e attorno agli angoli della bocca. I miei volti umani sono più reali di quelli veri”.

L’arte è un sismografo sensibile ai confini incerti, ci interroga sulla natura dell’uomo, su sogni e desideri collettivi, è un viaggio che evidenzia quanto la vicenda umana possa essere stupefacente e imprevedibile, al di là di qualsiasi forma e confine tracciato. Come questa mostra autorevolmente conferma. L’esposizione è il momento culminante di Identità Inquieta, il cartellone di eventi, mostre e performance promosso da diverse istituzioni culturali del territorio per raccogliere domande e mostrare visioni sulle infinite sfumature dell’identità.

Werner Neuhaus L’amico pittore Albert Müller, 1925

La Fondazione Palazzo Magnani nasce nel 2010. Una fondazione culturale, nata su iniziativa della Provincia di Reggio Emilia e partecipata anche da soci privati. La Fondazione non ha fini di lucro e si prefigge lo scopo istituzionale della tutela e della valorizzazione dell’immobile denominato “Palazzo Magnani” nonché della promozione e diffusione delle arti visive e della promozione di iniziative, eventi culturali e di valorizzazione del territorio. Con l’ingresso del Comune di Reggio Emilia tra i soci fondatori alle mostre d’arte si aggiunge la gestione del festival “Fotografia Europea” e del cartellone di eventi culturali “Restate”.

Simone Pellegrini Usuato Droma, 2020

La Fondazione Palazzo Magnani promuove le arti visive attraverso attività espositive e culturali. Privilegia il dialogo interdisciplinare, il confronto interculturale e le contaminazioni con i diversi saperi, intendendo la mostra come progetto culturale, un’occasione pensata non solo per dare la possibilità ai visitatori di osservare opere di valore, ma anche e soprattutto come opportunità di confronto, riflessione, ampliamento, critica o discussione delle proprie conoscenze o convinzioni. Oggetto di ricerca costante è la didattica nella consapevolezza che praticare arte sia la via maestra attraverso cui si possono conciliare evoluzione individuale e coesione sociale. Reggio Emilia è da tempo posizionata a livello nazionale come una delle città più attente alla persona, alle sue necessità durante le diverse fasi della vita, alle fragilità che la segnano, permanentemente o temporaneamente. Siamo convinti che l’arte debba avere un ruolo fondamentale nel percorso di affiancamento, recupero o trasformazione della salute, del disagio e della fragilità.

Anna Cremona

 

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