I tanti volti di Paolo Antonio Paschetto

12Paolo Antonio Paschetto (Torre Pellice 1885-1963), attivo a Roma dagli inizi del Novecento agli anni Cinquanta, è stato con Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi e Umberto Bottazzi tra i protagonisti del modernismo romano. Il suo nome è forse poco noto, ma notissimo è l’Emblema della Repubblica italiana da lui ideato, a seguito di un concorso lungo e complesso. L’opera di Paschetto va ricordata non solo per questo, ma per la sua poliedrica attività artistica: con salda formazione accademica e linguaggio del tutto personale, ha affrontato con eguale eleganza la grande decorazione, la pubblicità, la grafica istituzionale e le arti applicate. Notevoli testimonianze sono presenti in luoghi di culto, quali i templi protestanti di piazza Cavour, di via XX Settembre e di Via del Teatro Valle, ed in residenze private ed edifici pubblici quali il Ministero della Pubblica Istruzione.Paolo Antonio Paschetto

Un significativo omaggio alla sua figura e alla sua opera gli è stato tributato nella Capitale dall’Istituto nazionale per la Grafica con una mostra (“Paschetto e la grafica” a cura di Maria Antonella Fusco) che ha presentato un’interessante serie inedita di bozzetti provenienti dalla famiglia dell’artista, a cui si deve la donazione all’Istituto di una importante serie di matrici xilografiche e linoleografiche, tecnica in cui Paschetto eccelse, insieme a molti elementi grafici e di decorazione del libro; in particolare, frontespizi e pagine calligrafiche per le riviste “Emporium”, “Bilychnis”, “Conscientia. Grazie ai testi figurativi e ai fogli di appunti visivi di Paschetto[highlight], è stato possibile seguire il tracciato di alcune idee iconografiche fondamentali in quella branca dell’arte grafica che si definisce il “bianco e nero”, con bella sintesi lessicale che, spaziando dalle classi accademiche di incisione alle mostre sindacali alle riviste cinematografiche, aveva segnato tra gli anni Venti e gli anni [/highlight]Quaranta un’intera generazione di artisti visuali, dediti alla china come all’incisione come alla fotografia e al cinema. La modernità dell’attività grafica di Paschetto è ulteriormente testimoniata dall’approccio innovativo alle testimonianze archeologiche, come documenta la copertina del volume Ostia colonia romana. Storia e monumenti, opera del fratello, l’archeologo Lodovico.

13aUna importante antologica, sempre a Roma, al Museo del Casino dei Principi a Villa Torlonia, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Zètema Progetto Cultura, propone uno sguardo e una ricognizione storico-critica a tutto tondo sull’opera dell’artista piemontese con una mostra intitolata “Paolo Antonio Paschetto. Artista, grafico e decoratore tra liberty e déco” e curata da Alberta Campitelli e Daniela Fonti (catalogo unico per le due mostre, ottimamente realizzato da Gangemi Editore): attraverso duecento opere, soprattutto inedite, si affronta in varie sezioni la produzione dell’artista, presentando bozzetti e cartoni per affreschi, mobili, vetrate, ceramiche, ricostruendo l’intero arco della sua infaticabile produzione. Un comitato scientifico composto dalle curatrici e da Irene de Guttry, Maria Paola Maino e Francesco Tetro affronta le molteplici facce del suo lavoro, ricostruendo così per la prima volta, in maniera completa e sistematica, la figura di un importante artista formatosi nell’ambiente romano del primo ‘900 e che nella Città espresse pienamente il suo talento creativo.15

A scorrere la sua biografia emerge prepotentemente la sua lunghissima e intensa attività e il particolare legame con la città di Roma in cui restano tracce incredibilmente numerose del suo lavoro e della sua versatilità artistica, che lo ha visto come grande decoratore, grafico raffinato, sensibile pittore di paesaggio, realizzatore di vetrate policrome (come quelle da lui ideate per la vicina Casina delle Civette, che decorano il “Balcone delle rose” con gli splendidi tasselli di vetro che raffigurano un roseto ornato da farfalle variopinte), illustratore di libri e di riviste, disegnatore di réclame e addirittura di francobolli. Tracce sparse nella Capitale (dove peraltro frequentò l’Istituto l’Istituto di Belle Arti, dove poi insegnò come professore di “ornato” dal 1914 al 1948) che suggeriscono un itinerario di eccellenza creativa a cavallo, come suggerisce la mostre, tra echi liberty e fascinazioni déco; a partire in primo luogo dai Templi di fede evangelica (di famiglia valdese, aderì da adulto alla chiesa battista), nei quali l’artista ha lasciato il segno inconfondibile del suo stile e della profonda adesione ai suoi ideali religiosi, fino alle decorazioni del Campidoglio e del Palazzo del Viminale e di tanti altri prestigiosi edifici pubblici e privati.

Personaggio estremamente schivo e concentrato soltanto sul suo lavoro e negli affetti familiari, ha lasciato alcune pagine autobiografiche nelle quali, tra l’altro, si legge: “Autodidatta per natura, in arte e nella vita sono un solitario. La mia buona consorte che mi è stata anche compagna di studio ed unico aiuto nelle mie lotte, le mie due figliole e pochi, pochissimi, ottimi fedeli amici, il lavoro, l’infinita bellezza del creato: non cerco altra compagnia”.

Giusy Alvito

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