Guido Biondi torna a Campobasso dopo 41 anni grazie al libro del cugino Luciano presentato al Circolo Sannitico

«Ho voluto scrivere due righe per ringraziare chi ha organizzato questo evento. Non ci è stato possibile essere presenti per via delle nostre attività lavorative. Naturalmente parlo anche a nome dei miei figli. Il carissimo Luciano Biondi ha avuto questa bellissima idea: scrivere di Guido, non solo come calciatore ma anche come uomo. Nelle pagine dedicate a Campobasso si nota quanto importante sia stato per Guido quel periodo, credo uno dei più sentiti non solo per la promozione in serie B ma soprattutto per l’affetto che ha ricevuto e che tuttora ci dimostra la cittadinanza campobassana. Vi porteremo sempre nel cuore. Infinitamente grazie, Elisabetta Biondi».

Con queste parole scritte dalla moglie di Guido Biondi, Elisabetta, e lette da Alessio Palladino, promotore dell’appuntamento tenutosi ieri sera presso il Circolo Sannitico di Campobasso, si è aperto il piacevole ricordo del “Platini del Molise”, colui che in soli due anni di permanenza in rossoblù «è di gran lunga il calciatore più impattante che la nostra squadra di calcio abbia mai avuto» come ha saggiamente affermato Francesco Brunale, giornalista/scrittore tra i relatori alla presentazione del volume “Guido Biondi, l’unico lancianese in serie A”, scritto dal cugino Luciano Biondi.

Sono passati quarant’anni, ma per chi ha avuto la fortuna di vivere quel particolare periodo del calcio cittadino, non può mancare il ricordo di quel n.10, e non solo per la storica promozione in serie B. I suoi gol su punizione, a volte da posizioni impossibili. Le sue giocate di classe, il suo carisma. La sua storia è racchiusa nel libro che ripercorre, passo dopo passo, le sue gesta sportive: dal 1968, anno in cui Guido lascia la sua Lanciano a 16 anni (era nato il 18 luglio 1952) all’esordio nella massima serie calcistica nel ’71 in Fiorentina-Catania per passare attraverso le parentesi di Lecce, Perugia, Rimini, fino ad arrivare a Campobasso, l’8 ottobre 1981, accolto dall’indimenticabile Presidente Tonino Molinari con queste parole: «Da lei ci aspettiamo grandi cose…». Nel giugno dell’82 il Campobasso è promosso in serie B, coincidenza? Poi la chiamata di Gigi Riva al Cagliari, Taranto e Civitanovese fino a quel tragico febbraio del 1999 quando, a soli 47 anni, Biondi si spense perdendo l’ultima partita contro un male incurabile.

Prefazione del volume affidata a Remo Rapino, suo amico fraterno dall’infanzia e vincitore nel 2020 del prestigioso Premio Campiello con “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”. Lo scrittore, presente al tavolo dei relatori, ha sciorinato aneddoti personali e familiari mescolati ad aspetti del lato umano del grande calciatore abruzzese, dedicandogli queste parole: «Scrivere di Guido vuol dire tante cose insieme. Vuol dire scrivere di Giancarlo, di Domenico, di Brunetto, di Edo, di tanti ancora, oggi uomini, oppure angeli in qualche caso. Non è niente, è la vita soltanto. Scrivere di Guido vuol dire bagnarsi le mani tra le acque irrequiete della memoria, un fiume che ci scorre dentro senza pause, che va, si perde nel gran mare de l’Eterno, per ricordare un verso del poeta Biagio Marin. Scrivere di Guido vuol dire ridare colori a stagioni lontane, a giorni andati, forse mal spesi, comunque vissuti, vuol dire anche parlare di felicità, perché a volte siamo stati anche felici».

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