Guardialfiera piange la sua ultima quercia, il giudice Nicola Perrazzelli amico di Francesco Jovine

“A conclusione della scalata non c’è più la scalata ma la sommità”.  Scriveva così Joseph Follie. E da quella cima cade all’alba dell’Epifania, un’altra figura, forse l’ultima quercia, l’ultimo simbolo di signorilità e di compostezza culturale ed etica: Nicola Perrazzelli. Maestro di vita, “urlatore silenzioso” di libertà. Muore a Genova, solido, libero, luminoso come il sole di gennaio.

PerrazzelliNicola Perrazzelli nasce a Guardialfiera il 15 maggio 1922. Cresce nel sapore della paesanità e gioca fra i vicoli del paese assieme ai monelli come Giulio Di Rocco (poi Sacerdote e intellettuale) con il quale Nicola gareggia nello studio e nell’amicizia con Francesco Jovine: Tutti e due nei primi anni ’40 e nell’immediato dopoguerra, avranno un’amorevole corrispondenza scritta col Cittadino Sommo di Guardialfiera. Dirà Nicola di questa “ventura” che è stata per lui “il fatto più significativo e illuminante della giovinezza”. Fu il notaio Lalli, familiare dello scrittore e nonno di Francesco D’Episcopo, ad assumersi l’incarico di far giungere a Roma la prima lettera all’illustre destinatario. Ed entra Nicola in serena amicizia anche con la moglie dello scrittore, Dina Bertoni, la quale così svela a lui la fisionomia interiore del marito: ha la pigrizia dei meridionali, ma il loro gusto nel narrare. Tante volte ho sentito provenire  dal suo studio, improvvisamente, lo scoppio delle sue risate mentre scriveva di don Matteo Tridone, in viaggio con il suo ombroso ed imprevedibile asino”.

Nicola Perrazzelli si laurea in Giurisprudenza all’Università di Bari. Entra in magistratura nel 1947 destinato per breve periodo al Tribunale di Monza. E, subito a Genova, dove percorre le tappe di una prestigiosa carriera. Lega il suo nome a processi clamorosi: dal naufragio della “Seagull” alle bustarelle per la ricostruzione del Friuli, al caso degli “amanti diabolici” ed al processo d’appello per la colonna genovese delle “brigate rosse”. Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura lo eleggerà nel 1988 Presidente del Tribunale di Genova. E, più tardi, sarà lui, un molisano di Guardialfiera, il Difensore Civico della Regione Liguria. Presidente anche dell’Associazione Internazionale Giuristi Italiani-Usa e Membro della Società Ligure di Storia Patria ed inoltre dell’Organismo di “Medicina Nervi”, viene proclamato “Cittadino Illustre” di Genova. Avvocato Generale della Repubblica, Nicola Perrazzelli coltiva con equilibrio e professionalità vasti interessi giuridici, storici, letterari. Sicché viene a Guardialfiera nel 1967, si inventa e bandisce il Premio Giornalistica Nazionale “Jovine e il realismo”. Porterà nel Molise in tre anni per le prolusioni al “Premio”: Natalino Sapegno, Carlo Salinari, Gennaro Savarese. Raccoglie e pubblica per la circostanza “Viaggio nel Molise” i primi undici articoli scritti da Jovine nel 1941, sulla terza pagina del “Giornale d’Italia”. Esce nel 1984 “Tra cronaca e storia – Il Penultimo Vescovo residenziale di Guardialfiera”. E, nel centenario della nascita di Jovine, con il Centro Studi di Guardialfiera, fa esplodere il premio biennale di letteratura “Il Molise nel Mondo e il Mondo nel Molise” che invaderà di un diluvio narrativo, la nostra regione nelle due edizioni del Concorso. L’amministrazione Civica di Guardialfiera l’11 novembre 1990, lo aveva già proclamato Cittadino Benemerito, col il seguente affresco: “Uomo di vasto sapere giuridico, umanista di raro sentire, ha dato alla nostra città, con la sua esperienza umana e intellettuale, l’apporto più intenso per la ricerca sofferta del vero e del giusto, e per la costruttiva indagine critica, alla scoperta di nuovi valori creativi”.

Vincenzo Di Sabato

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