CALCIO / SERIE C – Campobasso compatto ma poco concreto, lo Spezia punisce i rossoblù dal dischetto

SPEZIA-CAMPOBASSO 1-0 (0-0)

Reti: 16’st Mazzocchi (r).

Spezia (4-2-3-1): Micai; Cancellieri, Sapola, Sganzerla, Capolupo (9′ st Oyono); Bright (29′ st Joselito), Capomaggio; Durmush (9′ st Cazzadori), Florenzi (9′ st Limonelli), Cardinali; Mazzocchi (46′ st Fontanarosa). A disp.: Ciocci, Doretti, Bastoni, Kalaj, Benvenuto, Spedalieri, Giorgeschi, Cassano. All.: Marco Turati.

Campobasso (4-3-1-2): Spurio; Cristallo (20’st Pellitteri), Papini, Celesia, Capoferri (34’st Carfora); Gargiulo (34’st Corbo), Agazzi (41’st Fogliata), Pierno (20’st Coccia); Stoppa; Prado, Bifulco. A disp.: Rizzo, Apsits, Serra, Aragona. All.: Devis Mangia.

Arbitro: Sig. Alessandro Colelli di Ostia Lido. Assistenti: Martinelli di Seregno e Montanelli di Lecco. IV Ufficiale: Tassano di Chiavari. Operatore FVS: Meraviglia di Pistoia.

Note: ammoniti Agazzi, Gargiulo, Capomaggio, Cristallo. Angoli: 4-4. Recupero: 3’+9′. Spettatori: 7.793 di cui 277 ospiti. Quota abbonati: 6.151. Terreno in buone condizioni, serata calda.

Questa volta il Brasile ci ha messo la zampino, anzi la mano. Ma non era una capoeira, purtroppo. Quella stessa capoeira che, sul tramonto del primo tempo, nella prima vera sliding door del match, Prado ha tentato con coordinazione rivedibile. Cose che capitano, e capiteranno, ma che servono a dettare la sintesi estrema di una partita non perfettamente decifrabile.

Uno Spezia a folate (sulla destra Cancellieri spesso incontenibile) ma sostanzialmente innocuo, eccezion fatta per il finale, proverbiale terra di nessuno e di nessuno schema; un Campobasso ordinato, compatto, squadra che sa di possedere un’anima e che forse deve soltanto trovare il modo più efficace per dimostrarlo.

Se c’è un appunto da elevare, esso sta in una certa gigioneria (semicit. del buon Busetta), uno specchiarsi troppo alla ricerca dello spunto finale e letale, una qualche vaghezza in eccesso. Ma una partita non è una rondine e non fa primavera: si può essere moderatamente ottimisti, anche perché le quadre (perdonate l’eccesso di metafora) non sono ciambelle e non riescono col buco al primo o secondo colpo.

Di stasera resta uno stadio bellissimo, e quasi 8.000 anime a seguire una sfera di cuoio, gli encomiabili 300 sostenitori rossoblù, opposti con decoro e passione alla splendida muraglia bianca ligure, un Campobasso da completare e rimpolpare, nell’attesa che, Brasile o no, si torni a danzare sotto la curva, per una piroetta, rigorosamente, di piede.

Mario Conti