Il “Barocco andino contemporaneo”, echi dello stile italiano nell’iconografia sudamericana di ieri e di oggi in mostra a Sassari

Fino al 16 marzo 2017, presso la Sala Duce del Palazzo Ducale di Sassari, l’“Associazione Culturale Tabularasa”, in collaborazione con l’“Associazione Culturale Creatività Artistica” (ACCA), progetto “Studio d’Arte sul Barocco Andino” (SABA), presenta l’esposizione “Barocco Andino Contemporaneo”: l’influenza dei Maestri italiani nella Scuola di Cuzco (Perú), curata da Mario Ibba, Sabina Locatelli, Alessandro Ponzeletti e Riccardo Scotti, nella quale saranno proposte le opere pittoriche dei diversi laboratori artistici che tuttora operano in Cuzco. L’esposizione, è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna, dal Comune di Sassari Assessorato alla Cultura e dalla Fondazione di Sardegna, oltre che dalla Escuela Superior Autónoma de Bellas Artes “Diego Quispe Tito”, di Cuzco. Sostenitori: Belle Epoque (Alghero), Comunica Sassari. Evento collaterale per la promozione della mostra di Sassari presso Galleria “Belle Epoque” – Via Columbano, 31 – Alghero (SS) Arcangeli, madonne e santi: Influenza europea e pre – incaica sull’iconografia del Barocco Andino.

Madonna della Montagna

Con la “conquista” dell’America, al seguito degli europei, si trasferirono nel Nuovo Continente alcuni artisti, con il compito di decorare le chiese che si stavano costruendo ovunque. Presto, la grande richiesta di opere d’arte impose la necessità di formare alcuni artisti locali, così in America sorsero diverse Scuole di pittura e tra queste la più importante nacque in Cuzco (Perú). I modelli da seguire furono il Manierismo e poi il Barocco, e le prime opere importanti furono eseguite da maestri italiani: il frate gesuita Bernardo Bitti, dal 1575, poi Matteo Perez de Alessio e Angelino Medoro. Dalla metà del Seicento, Diego Quispe Tito, l’artista più famoso di Cuzco, introdusse il paesaggio nella pittura peruviana e inserì le sue figure in rigogliose vegetazioni irreali, con prospettive distorte e l’aggiunta di uccelli tropicali, tutti elementi iconografici che poi divennero caratteristici di quella Scuola. Poco alla volta gli artisti di Cuzco si staccarono dai modelli europei e abbandonarono il mondo reale per inoltrarsi nella fiaba. Così cominciarono a dipingere arcangeli avvolti in abiti regali e che impugnavano armi da fuoco, decorazioni preziose su tutti gli abiti, raggiere dorate, ricche collane e gioielli sulle madonne, dando origine al “Barocco Andino” o “Stile Meticcio”. I missionari, intanto, fecero opera d’evangelizzazione, trovando una reciproca identificazione tra le divinità locali e la Trinità, la Madonna, gli angeli e i santi. In questo modo si permise il mantenimento e la trasmissione dei miti religiosi originali, determinando la creazione di una precisa iconografia locale.

Arcangelo Archibugiere

Tra i temi più espressivi della pittura delle Scuole andine, ci sono le straordinarie Serie di angeli, disseminate in vari luoghi sul territorio compreso tra la Bolivia e il Perú. Queste Serie sono di tre tipi: le Gerarchie, gli Arcangeli Archibugieri e gli Arcangeli Musici. Nella prima serie gli esseri celesti indossano gonnellini femminili, che combinano con stivaletti e, a volte, con corazze, elmi, spade e scudi delle legioni romane, e sono identificati con gli spiriti della Natura. Nella seconda serie, gli arcangeli vestono secondo l’usanza militare degli spagnoli al tempo della conquista, impugnano archibugi, lance, alabarde e bandiere, e sono considerati i protettori della casa. Gli Arcangeli Musici, infine, sono rappresentati suonando gli strumenti musicali della tradizione europea o andina, indossano gli abiti romani o i vestiti dei militari spagnoli, e portano allegria nelle abitazioni che li ospitano.

La Vergine Maria fu identificata dalle popolazioni andine con la Pacha Mama (Madre Terra), una divinità molto venerata nell’ambito della religione locale, che mantenne la sua importanza anche dopo la conversione al Cristianesimo. Il Vicereame di Spagna che fu istituito nei territori andini, di fatto, fu l’unico luogo dove la Madonna fu rappresentata in forma esplicita come la Madre Terra. L’esempio più importante è il quadro dipinto nel 1520 e conservato nel “Museo de la Moneda” nella città di Potosí (Bolivia), dove si nota l’immagine di Maria inserita nella montagna e incoronata dalla Trinità, mentre ai suoi piedi sono inginocchiati il papa Paolo III, il re Carlos V di Spagna, dei dignitari e un capo tribù indigeno. Ai lati del monte sono dipinti il Sole e la Luna con volti umani, e tra i personaggi inginocchiati ai suoi piedi la Terra, elementi molto frequenti nelle rappresentazioni di quel periodo, che fanno riferimento alla religione incaica. Le diverse immagini dell’iconografia mariana, perciò, soprattutto quando sono accompagnate da Gesù Bambino, si associano all’idea del nutrimento e della protezione che l’uomo andino riceve dalla Pacha Mama, la quale, oltre ai suoi prodotti per alimentarsi, gli offre la propria ospitalità per rifugiarsi.

In Cuzco, ancora oggi, varie botteghe d’Arte continuano a produrre opere pittoriche riproducendo e interpretando l’iconografia classica del passato. I maestri che conducono i diversi laboratori artistici, guidano gruppi di artisti incaricati di una parte del lavoro, che alla fine porta alla produzione di opere collettive e raramente firmate. I gruppi di artisti e artigiani che collaborano alla produzione dei dipinti, generalmente sono di cinque o sei persone, sebbene non è raro trovare dei laboratori costituiti da nuclei familiari, e formati da due o tre persone. La conoscenza delle tecniche pittoriche è trasmessa dal maestro agli allievi, attraverso un procedimento di insegnamento-apprendimento graduale e costante, che solitamente dura alcuni anni. Per questa ragione, spesso gli apprendisti fanno parte dello stesso nucleo famigliare o, in caso contrario, vivono in ambienti annessi al medesimo laboratorio, come nelle botteghe medievali europee. La peculiarità di questi dipinti ad olio è che non si tratta di semplici riproduzioni delle opere antiche, ma di variazioni sull’iconografia classica, ogni volta interpretata in modo diverso.

Gesuino Mereu

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