Arte moderna e contemporanea. Una vasta antologia alla galleria Tornabuoni Arte di Milano

Wassily Kandinsky, Communiqu, 1936

Tornabuoni Arte presenta al pubblico “Arte moderna e contemporanea. Antologia scelta 2022”. Appuntamento annuale di una delle più attente gallerie d’arte europee, è una mostra articolata nelle due sedi italiane, di Firenze e di Milano, dedicata ai capolavori oggetto della ricerca e della passione collezionistica di Roberto Casamonti fondatore della galleria. Ad arricchire la mostra, un volume, frutto di un’accurata selezione di opere, che evidenzia lo studio e la conoscenza che la galleria ha maturato nel tempo.

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1965-66

Tornabuoni Arte ha saputo, nel corso degli anni, creare un importante circuito espositivo e culturale in Italia e all’estero, coinvolgendo istituzioni pubbliche e private, con una programmazione internazionale, realizzato grazie anche al rapporto consolidato con critici d’arte, curatori e collezionisti. Conferma così la sua vocazione ad essere non solo una galleria privata ma un luogo aperto a tutti e dedicato alla cultura. La preziosa pubblicazione, che accompagna questa edizione, è introdotta da un testo, “La linea evolutiva dell’arte”, della storica dell’arte Sonia Zampini. Partendo da Fattori, con un dipinto dell’Ottocento, per arrivare ad un video di Plessi del 2021 “l’antologia – come sottolinea Zampini – è intesa come una retrospettiva ad ampio raggio di osservazione sulle molteplicità delle dichiarazioni artistiche, dei movimenti, degli intenti che hanno determinato i passi fondanti della storia dell’arte”.

Come per Firenze, anche l’esposizione milanese presenta una parte dedicata alla rappresentazione figurativa magistralmente evidenziata dalla “Carica di cavalleria” di Giovanni Fattori, datata 1870-1880. La storia risorgimentale diventa il soggetto dell’opera dove il tumulto della battaglia è evidenziato dalla compattezza compositiva la cui massa si spinge verso l’estremo oltre del quadro, sospinta da un fervido moto di conquista.

Plinio Nomellini, Pastore con gregge e pecore, 1900-1910

L’arte figurativa e l’attenzione di molti artisti all’elemento femminile si evidenziano bene nella tela di Campigli, “Le due sorelle” del 1942, dal forte richiamo etrusco; nel bellissimo “Nudo nel paesaggio” del 1951 di Casorati, protagonista del Realismo Magico, dove le macchie di luce si scompongono avanzando sul corpo e sull’ambiente, lasciando che l’occhio dell’osservatore si ripieghi completamente sul soggetto in primo piano; infine nel capolavoro di Mirò “Femme dans la nuit” del 1966 in cui la figura femminile posta a destra del campo visivo viene descritta con la sapienza di linee agili e modellanti mentre si rivolge alla grande stella che domina il cielo. Da segnalare senza dubbio infine il Morandi, scelto come immagine di copertina di quest’anno, datato al 1963 in cui gli oggetti raggiungono una dimensione quasi evocativa attraverso l’uso sapiente della luce.

La seconda parte della mostra raccoglie invece le opere di alcuni dei più importanti maestri del Secondo Dopoguerra italiano. Esempio meraviglioso è la “Combustione plastica” di Alberto Burri, espressione di quella tendenza al rifiuto verso la figurazione per aderire all’urgenza espressiva attraverso il segno, il gesto e la materia. La trasparenza della plastica e la presenza della combustione creano continui rimandi visivi tra la superficie dell’opera e l’ambientazione esterna, introducendo una ideale estensione della stessa nello spazio.

Giorgio de Chirico, Piazza dItalia,1951

La supremazia del gesto è invece indicata dall’azione dei tagli di Fontana, presente in catalogo con diverse opere, tra cui il “Concetto spaziale, Attese” del 1965-66 dal bellissimo colore rosso, che superano lo stesso concetto di informale in quanto introducono la dimensione fisica e percettiva dell’oltre, come luogo intellettivo generato dalla stessa struttura fisica del quadro.

Sul finire degli anni cinquanta la reazione al coinvolgimento dell’Informale si traduce in una sorta di raffreddamento emotivo che, unito a nuove tendenze analitiche, porta alla volontà di prendere le distanze da ogni forma di rappresentazione e di soggettività come vediamo nell’opera di Castellani del 1973 dove la tensione della tela è data dall’uso di chiodi fissati nel telaio dando alla superficie un movimento ritmico. Infine da segnalare la presenza di importanti artisti internazionali come Uecker, Vasarely e Sebastian Matta.

Anna Fava

 

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