“Alice canta Battiato” affascina il pubblico del Savoia

Un tuffo emozionante nel passato quello di ieri sera per gli oltre 400 presenti al Teatro Savoia di Campobasso (sold out) che hanno assistito all’ultimo evento di Poietika 2022, fortunata rassegna culturale giunta alla sua settima edizione a cura della Fondazione Molise.

Carla Bissi, per tutti Alice, ha ammaliato tutti con la sua sobrietà e raffinatezza offrendo in regalo, letteralmente, alcune delle più preziose perle del grande Franco Battiato, accompagnata superbamente al pianoforte dal maestro Carlo Guaitoli, amico caro nonché direttore d’orchestra dell’artista catanese scomparso un anno fa.

“Alice canta Battiato” non è stato solo puro piacere nell’ascoltare la voce soave e potente al tempo stesso della cantante romagnola impegnata in pietre miliari della musica d’autore italiana ma quasi un ritrovare lì, sul palco, lo stesso Battiato a duettare con lei, come lo abbiamo visto tante volte negli ultimi quarant’anni di esibizioni e collaborazioni discografiche.

Alice ha esordito con una mezz’ora di brani molto impegnativi, forse non molto conosciuti ai più ma di struggente spiritualità: “Eri con me”, “Veleni”, “Ci vuole un’altra vita”, “Io chi sono?” solo alcuni dei pezzi da lei scelti per indirizzare il pubblico verso una seconda parte dove i capisaldi l’hanno fatta da padrone, coinvolgendo il pubblico che non ha fatto mancare scroscianti applausi dopo l’ascolto di “Povera Patria”, “Summer on a solitary beach”, “Gli uccelli”, “Segnali di vita”.

E poi “Il vento caldo dell’estate”, “I treni di Tozeur” che vinse l’Eurofestival nel 1984, fino a “La stagione dell’amore” e “Ti vengo a cercare”, per giungere all’assoluto capolavoro poetico “La cura”. Applausi e ancora applausi per “Prospettiva Nevski” che in principio non convinse del tutto Battiato ma che lui stesso ha poi interpretato più e più volte.

La chiusura, dopo essere rientrati dalle quinte, è dedicata alla canzone con la quale la stessa Alice vinse il Festival di Sanremo, “Per Elisa”, per terminare le quasi due ore di concerto con la canzone con la quale il “grande maestro” usava calare il sipario: “L’era del cinghiale bianco”, con susseguente standing ovation del pubblico campobassano che tante altre stupende melodie avrebbe voluto ascoltare in questa magica serata di ricordo di un artista che è andato via ma che sentiamo, grazie ad Alice e al direttore Guaitoli, ancora tremendamente vicino. (foto Fondazione Molise Cultura)

 

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