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Manca il trasporto scolastico, genitori sul piede di guerra: «Sospenderemo le attività didattiche dei nostri figli»

I genitori del comune di Lupara (CB) denunciano un grave disservizio riguardante i bambini delle scuole primaria e secondaria di primo grado, costretti ad interrompere l’attività didattica per l’assenza di un trasporto scolastico dedicato. Nella mattinata di lunedì prossimo, 28 settembre, alle ore attueranno una forma di protesta a tutela del diritto allo studio e alla salute.

«Noi sottoscritti genitori degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado residenti nel Comune di Lupara, provincia di Campobasso, iscritti presso l’Istituto Omincomprensivo Statale di Casacalenda (CB), con la presente veniamo a segnalare un’incresciosa situazione ormai consolidatasi a prassi che ci costringe a non poter più garantire l’assolvimento dell’obbligo scolastico e la conseguente prosecuzione delle attività didattiche da parte dei nostri figli.

Dopo i ripetuti solleciti alle Autorità competenti, infatti, nessuna soluzione idonea a garantire il trasporto pubblico scolastico e la sicurezza dei bambini e dei ragazzi è stata posta in essere. Va premesso che, sin dall’apertura delle scuole in Molise avvenuta lo scorso 14 settembre, noi genitori siamo stati costretti ad accompagnare sia per l’entrata che per l’uscita da scuola, ognuno con il proprio autoveicolo, i ventidue bambini e ragazzi frequentanti le scuole summenzionate a causa della mancanza di uno scuolabus all’uopo predisposto.

Considerate insormontabili le innumerevoli difficoltà che derivano dal percorrere due volte al giorno in orario lavorativo il tratto di strada Lupara – Casacalenda da parte di ciascun genitore per nucleo familiare, a due settimane dall’inizio delle attività didattiche, si è reso ormai impossibile poter continuare ad assicurare la frequentazione della scuola da parte degli alunni che da lunedì p.v. non potranno più recarsi a scuola per assenza di idoneo trasporto.

Giova considerare che a causa dell’emergenza sanitaria in atto e del diffondersi della pandemia da Covid – 19, nell’esercizio della responsabilità genitoriale, siamo costretti ad operare un bilanciamento di interessi tra il diritto alla salute di cui all’art. 32 della Costituzione e quello all’istruzione di cui all’art. 34. In qualità di genitori, infatti, non possiamo acconsentire a che i nostri figli, per raggiungere la scuola, usufruiscano di autobus di linea pubblica affollati e frequentati da numerosi lavoratori, peraltro in servizio presso fabbriche ed ospedali, mettendo così a repentaglio la loro salute e quella degli altri compagni di classe.

I servizi di trasporto scolastico attualmente garantiti restano, infatti, soltanto quelli pubblici per i quali non è possibile rispettare le nuove linee guida in materia di trasporto scolastico di cui al nuovo D.P.C.M. del 7 settembre 2020 contenente ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33. Pare opportuno rammentare che il diritto all’istruzione è riconosciuto non solo dalla nostra Carta Costituzionale, bensì anche dall’articolo 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertàfondamentali, nonché dall’articolo 14 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Per il principio di sussidiarietà verticale il compito di garantire il trasporto scolastico, grazie al quale il diritto all’istruzione si realizza, è demandato agli Enti locali, i quali, in particolare i Comuni, essendo “più vicini” ai cittadini potranno meglio controllare la qualità dei servizi e i relativi costi. Tuttavia, laddove i Comuni stessi non siano in grado di garantire con i propri bilanci – come nel caso di specie – il livello delle prestazioni minime essenziali, l’obbligo e la competenza ricadono sulle Autorità verticalmente superiori.

Come affermato dalla Suprema Corte in una recente sentenza, il principio di sussidiarietà verticale non comporta necessariamente il favore per la collocazione delle competenze al livello territoriale di governo più “basso”, e perciò più “vicino” ai cittadini. La sussidiarietà richiede che la competenza, in relazione alla sua natura, sia collocata al livello territoriale dove possa essere esercitata nel modo migliore, cioè più efficiente, efficace ed adeguato alle finalità perseguite. Perciò si può osservare che il principio, a seconda delle caratteristiche della competenza presa in considerazione, ovvero in relazione all’evolversi dei problemi e dei contesti socio-economici, può condurre talora a spostare verso l’alto l’esercizio dei poteri e delle competenze.

Alla luce delle argomentazioni innanzi esposte, estenuati dai continui rimbalzi tra una P.A. e l’altra, non possiamo che rivolgerci alle Autorità competenti menzionate in epigrafe cui l’obbligo di assicurare il diritto all’istruzione e dunque il servizio di trasporto scolastico degli alunni ricadono. Si è resa di assoluta urgenza la dotazione di uno scuolabus che possa assicurare il trasporto in sicurezza e nel rispetto delle nuove norme di contenimento della pandemia da Covid- 19 di ventidue alunni.

In assenza di un riscontro positivo, qualora si rappresentassero ulteriori dinieghi di competenza, ci vedremo costretti ad adire le sedi giudiziarie competenti non risparmiando un interpello presso la stessa Corte Europea di Giustizia che più volte si è espressa in merito. Crediamo fermamente che negeare il diritto all’istruzione ai bambini ed ai ragazzi, estromettendoli dalla vita scolastica, o peggio mettendoli in seria condizione di pericolo sanitario, sia il più grave crimine di cui uno Stato Civile possa macchiarsi.

Restiamo in attesa di un celere riscontro che impedisca il protrarsi della sospensione delle attività didattiche».

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