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Casa del Popolo: «Perché è stata annullata la presentazione del libro “Le strade dell’Apartheid”»

Dall’Associazione Casa del Popolo Campobasso riceviamo e pubblichiamo.

«Questa sera (giovedi 23 u.s., ndr.) era in programma al Parco San Giovanni la presentazione del libro “Le strade dell’Apartheid” con l’autore Luca Greco; avrebbero partecipato all’evento, insieme a noi, Radio Beatnik, Fermenti Liberi, Claudia “Croma” Romagnoli e tante altre soggettività, con l’intenzione di costruire insieme un momento di condivisione, cultura e allegria. Perché il periodo storico che stiamo vivendo ce lo impone.

Come saprete, siamo stati costrettx ad annullare l’evento, sostanzialmente perché non avevamo tutte le autorizzazioni necessarie. Ora prima che qualcunx inizi a sottolineare che ci sono delle regole e che queste vanno rispettate, vogliamo specificare in maniera chiara che, sì, siamo consapevoli che la nostra richiesta non è stata espressa in maniera corretta.

Ci aspettavamo un atteggiamento conciliante da parte dell’amministrazione? Assolutamente no, soprattutto da parte di un’amministrazione come quella attuale con una marcata tendenza alla “legalità” e “securità” nell’accezione peggiore che questi termini possano avere.

Casa del Popolo da circa due anni organizza presso la propria sede eventi di promozione culturale e sociale, presentazioni di libri, seminari, dibattiti, assemblee e lo ha sempre fatto senza alcun tipo di sostegno da parte delle amministrazioni comunali, contando esclusivamente sul supporto dei propri associati che partecipando ai vari eventi sostengono tramite donazioni e sottoscrizioni. La nostra associazione è totalmente autofinanziata e nessunx di noi si mette in tasca niente, tutto viene re-investito in progetti, attività ed eventi che guardano non solo al nostro benessere bensì a quello dell’intera cittadinanza.

La pandemia ha sconvolto le vite e la quotidianità di tutti e, improvvisamente, la sede così frequentata negli ultimi due anni è divenuta impraticabile, in particolare per gli eventi da organizzare; siamo statx così costrettx a guardare all’esterno e abbiamo pensato al Parco di San Giovanni soprattutto per i buoni rapporti con l’associazione di quartiere che sta svolgendo da anni un lavoro egregio nella gestione del parco.

Il 9 luglio si è, quindi, tenuto il primo evento dopo il lockdown, con la presentazione del libro “L’epidemie delle emergenze” a cura di Jack Orlando e Sandro Moiso; l’evento è stato organizzato nello stesso modo di questo che siamo statx costrettx ad annullare. La prassi seguita in entrambi i casi è stata la stessa: abbiamo inviato, con dovuto preavviso, una PEC al Comune per informarlo dell’organizzazione dell’evento. Nel caso della presentazione del 9 luglio, a fronte della PEC inviata, il Comune si è guardato bene dal fornire un qualsiasi riscontro, e quindi l’evento si è tenuto nel rispetto delle norme di buonsenso, mantenendo la distanza fisica di 1 m, fornendo gel disinfettante, evitando la formazione di assembramenti e quindi utilizzando tutti gli accorgimenti possibili per vivere in sicurezza la serata.

Tutto ciò può essere anche confermato dalla Digos che ha assistito all’evento che si è chiuso puntualmente alle 21:30. E’ stata una bella iniziativa, molti dei frequentatori del parco si sono fermati ad ascoltare il racconto di questi mesi, condividendo riflessioni, timori e soprattutto grazie alla loro partecipazione abbiamo animato, condiviso (e non semplicemente occupato) uno spazio! Anche in quel caso la nostra richiesta non era formalmente corretta, ma non ci sono stati intoppi.

Questa volta, invece, la storia è stata diversa: la richiesta di occupazione di suolo pubblico, la SIAE; probabilmente, un evento poteva anche essere tollerato, due… evidentemente proprio no. Certo, le regole sono regole, è inutile che veniate qui a farci la lezioncina. Dopo il lockdown quando abbiamo deciso di cercare di riprendere le attività e di riallacciare tutti i discorsi rimasti in sospeso, abbiamo pensato all’organizzazione di eventi all’esterno, un po’ incerti sul da farsi, curiosx di capire quale sarebbe stata la reazione e la partecipazione; insomma stavamo e stiamo ancora cercando di capire come muoverci. Molto spesso, inoltre, come nel caso dell’evento ormai annullato, l’organizzazione così come la “composizione” dei partecipanti è improvvisata sulla base delle opportunità e delle possibilità che si presentano, senza che ci sia quindi la volontà di star dietro a tutti gli adempimenti tecnici. Quello che facciamo nasce dai bisogni e dalle necessità e, spesso, non c’è tempo per confrontarsi con la burocrazia istituzionale.

Quindi ora? Continueremo a sognare una città in cui ci possano essere sempre più realtà e situazioni che si sottraggano allo schematismo imposto, alle modalità confezionate e che cerchino in ogni modo di alimentare la vita sociale e culturale anche in situazioni, come queste, in cui il ferreo rispetto delle regole impone l’immobilismo.

Questa volta è andata male. Vedremo la prossima.

Ci scusiamo di nuovo con tuttx ed in particolare con Luca Greco, a cui vanno i nostri ringraziamenti per la disponibilità e la comprensione, e all’associazione “Il nostro quartiere San Giovanni”, con la speranza di condividere presto spazi e iniziative».

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