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Sofia Marangoni

Magnolia, Sofia “la mente” Marangoni in rossoblù ancora un anno

«Quando ho iniziato la mia avventura in rossoblù, il 13, mio compagno di viaggio dalle giovanili – racconta – era già ad appannaggio di Laura Želnytė e così ho optato per l’unità tralasciando la decina ed ho finito per affezionarmici, facendolo divenire una parte integrante del mio percorso». 3, però, sarà anche il totale di stagioni in Molise per la play-guardia veronese Sofia Marangoni in concomitanza con il torneo 2020/21. E – per celebrare questa coincidenza aritmetica – non ci poteva essere miglior prospettiva se non quella di tornare a disputare l’A1, torneo che la giocatrice veneta riguadagna dopo le esperienze tra Parma e Torino.

Un rientro nella massima serie vissuto con grande concretezza da Marangoni. «Sono felice personalmente, ma prima di tutto sono felice per il club perché il basket, prima di tutto, è uno sport di squadra. Sono davvero entusiasta di restare a Campobasso e ringrazio la società per aver riposto la propria fiducia nei miei confronti. Dentro, ho ancora un po’ di dispiacere per un’ultima stagione non completata. Il gruppo stava bene e c’erano tutti i presupposti per provare a regalarci un epilogo che potesse concretizzare il lavoro fatto».

Nello specifico, da parte dell’esterna veronese c’è forte «la curiosità di vedere quale potrà essere il mio impatto nella massima serie. Nelle ultime due stagioni sono cresciuta molto e non vedo l’ora di mettermi in gioco. La squadra è ancora in fase di costruzione, ma, per quelle che sono le tracce dettate dal club, senz’altro sarà un gruppo che potrà dire la sua in stagione». Considerazioni, quelle di Marangoni, che avvalorano la metafora di ‘mente’ con cui l’argentina Carolina Sanchez aveva catalogato la propria compagna nell’intervista social sul canale Instagram del club. «Un’etichetta che mi lusinga – spiega – perché ho una stima infinita di Carolina, una professionista esemplare oltre che una persona splendida. Nell’ultima stagione ho avuto modo di confrontarmi a lungo con lei, avendo la fortuna anche di poter condividere diversi momenti conviviali a pranzo. Il confronto continuo con lei mi ha onorato perché ho cercato di rubare quante più nozioni possibili da lei che, non a caso, ho soprannominato l’immortale, perché, a fronte di una carriera esemplare, era quella che metteva sempre sul parquet la massima grinta e tanta voglia. E credo, tra l’altro, sia stata davvero rammaricata di una stagione conclusa anzitempo perché avrebbe voluto centrare un altro traguardo nella sua carriera».

Uno di quegli obiettivi che, nella simbologia della pallacanestro, vengono festeggiati con il taglio della retina dei canestri. «Per arrivare al traguardo, sia in campionato che in Coppa Italia, dovevamo confrontarci con altri gruppi di spessore, ma io credo che, se tutto fosse andato per il verso giusto, il PalaVazzieri sarebbe esploso come sotto l’effetto di una bomba e ci sarebbero stati festeggiamenti continui così come quelli vissuti a Lucca quando le toscane hanno centrato lo scudetto, interrompendo la sequenza di Schio. Del resto, il feeling che c’è tra la nostra squadra e la città è un qualcosa di magico».

Dettaglio che, in virtù della sua ‘anzianità di militanza’ in rossoblù, porterà Marangoni ad essere necessariamente un’insegnante per le nuove compagne del tradizionale coro che accompagna la conclusione delle gare dei #fioridacciaio. «Lascerò che siano le altre compagne confermate ad avere questo compito – ironizza l’esterna veronese – anche perché ancora non conosco tutte le parole, tanto più che, all’inizio, per almeno tre mesi il mio è stato un continuo playback non conoscendo pienamente il testo». Frangente – quello della festa con gli aficionados rossoblù – che potrebbe non concretizzarsi sin dal via alla stagione, se l’orientamento, in ossequio alle disposizioni del protocollo di ripresa, dovesse essere quello di gare ‘a porte chiuse’. «Mi auguro che, anche se fosse parziale, ci possa essere la possibilità di giocare con il sostegno dei nostri tifosi. Noi, soprattutto quelle che, come me, già conoscono il sostegno dei supporter campobassani, ne risentiremmo perché è il nostro sesto elemento e ci trasmette un’energia notevole dandoti la spinta a fare meglio. Saremmo senza un compagno di squadra, ma io credo che occorrerà pazientare ancora un po’ e son certa che torneremo alla normalità».

Una normalità che, nel caso di Marangoni, in parte è stata recuperata con la possibilità di tornare ad allenarsi, in primis individualmente. Del resto, durante il lockdown, l’esterna veneta aveva più volte detto come le mancasse il ‘contatto con la palla a spicchi’. «Quando è stato bloccato tutto, noi avevamo fiducia ci fosse la possibilità di ripartire, tant’è che d’intesa con il nostro preparatore fisico (Gianni Colagiovanni, ndr), avevamo approntato un piano di lavoro individuale da fare a casa. Siamo rimaste in città sino ad aprile, fin quando cioè è stato decretato lo stop definitivo. Poi, al momento della fase due, al primo allenamento stavo quasi scoppiando a piangere perché avevo la sensazione di un impatto non semplice nel rapporto tra il corpo e la palla, soprattutto in un fondamentale come il palleggio poco fluido e che rendeva più traumatico il muoversi con la sferra in mano, differentemente dall’aspetto puramente meccanico del tiro. Poi, però, con il passare delle sedute il ritmo è tornato ad essere quello di sempre».

Marangoni, peraltro, con il trascorrere delle stagioni all’ombra del castello Monforte, è divenuta un’ambasciatrice di Campobasso e del Molise anche al di fuori dei confini (e non solo in Veneto). E, col passare delle settimane, ha trovato forti amicizie, affetti stabili ed è anche divenuta una studentessa modello dell’Ateneo regionale nell’ambito del corso di laurea magistrale in scienze motorie. «Questo territorio mi ha subito preso, anche perché qui sono stata accolta benissimo e ho avuto modo di conoscere tante persone speciali. Per quello che riguarda il mio corso di studi, da poco ho terminato anche gli esami del piano di studi per il titolo di secondo livello, pur dovendo al momento rimandare la discussione della tesi, perché non accademicamente compatibile con il master in diritto e management sportivo (per cui, tra l’altro, l’esterna scaligera ha ottenuto anche una borsa di studio, ndr) che ho da poco iniziato e che mi sta prendendo molto, aprendomi, poi, nuove prospettive di conoscenza». Una ‘mente’, insomma, a tutti gli effetti. Indiretta conferma, inoltre, dell’etichetta cucitale addosso dalle considerazioni di una senatrice come Carolina Sanchez.

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