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“Cura Italia”, gli ammortizzatori sociali Covid-19 per il settore dell’editoria

L’8 aprile scorso il Ministero del Lavoro ha emanato la circolare interpretativa n. 8 con quale fornisce gli opportuni chiarimenti per l’applicazione delle norme speciali contenute nel decreto legge 2 marzo 2020 n. 9 e nel decreto legge n. 18 del 17.3.2020, c.d. “Cura Italia” in tema di ammortizzatori sociali richiesti per riduzioni o sospensioni delle attività lavorative dovute ad eventi riconducibili alla nota emergenza epidemiologica da Covid-19.

Ricordiamo che, se con il decreto legge del 2 marzo sono state introdotte le prime misure urgenti di sostegno alle imprese e ai lavoratori operanti nella cd. “zona rossa” di cui all’allegato 1 del DPCM del 1° marzo 2020, con il secondo provvedimento del 17 marzo le suddette misure sono state estese a tutto il territorio nazionale.

Gli strumenti speciali introdotti dalle norme di cui sopra sono:

a. La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) con la causale “COVID-19 nazionale” ex artt. 19 e 20 del decreto, per le aziende industriali di cui all’art. 10 del d.lgs. 148 del 2015 che non è applicabile ai giornalisti;

b. L’assegno ordinario con la causale “COVID-19 nazionale” ex artt. 19 e 21 del decreto, per le imprese e i lavoratori iscritti ai Fondi di solidarietà bilaterale oppure al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) di cui agli artt. 26 e ss. del d.lgs. 148 del 2015, tra cui rientrano le emittenti radio- televisive locali, le aziende di informazione on line, i services editoriali o le agenzia di stampa locale a condizione che impieghino più di 5 dipendenti;

c. La Cassa integrazione in deroga COVID-19 ex art. 22 del decreto, gestita dall’INPS sulla cui applicazione nel settore editoriale si era in attesa di chiarimenti ufficiali da parte del Ministero del Lavoro.

Per tutto quanto non espressamente illustrato dalla circolare in commento (n. 08/2020), il Ministero del Lavoro rinvia alla precedente Circolare dell’INPS n. 47 del 28 marzo u.s.

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1) La Cassa Integrazione in deroga Covid-19

La Cassa integrazione in deroga COVID-19 è uno strumento a disposizione di tutti i datori di lavoro privati che non possono ricorrere né alla speciale CIGO né allo speciale assegno ordinario con causale “COVID-19 nazionale” e che pertanto risultano non coperti dalle tutele previste a legislazione vigente in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa.

La circolare del Ministero del Lavoro n. 8 in parola aggiunge, in via interpretativa, che lo strumento riguarda anche tutti i datori di lavoro, che avendo accesso esclusivamente alla cassa integrazione guadagni straordinaria, non possono accedere alla CIGO con causale “COVID 19 Nazionale”.

L’interpretazione di cui sopra comporta – come confermato direttamente alla Federazione della Stampa Italiana direttamente dagli uffici ministeriali – che anche le imprese editrici di giornali quotidiani, periodici e le agenzie di stampa a diffusione nazionale, avendo diritto al solo trattamento di integrazione salariale straordinario secondo l’art. 25 bis del D.lgs. 148 del 2015 e nonostante siano iscritte all’INPGI, possono richiedere le prestazioni in deroga erogate dall’INPS tanto per il personale poligrafico quanto per il personale giornalistico. Possono, inoltre, ricorrere alla prestazione le aziende dell’emittenza radiotelevisiva etc. come sopra che abbiano meno di 5 dipendenti.

La stessa circolare precisa, tuttavia, che rimane ferma per i datori di lavoro la possibilità di continuare a ricorrere alle causali previste a legislazione vigente per l’intervento straordinario di integrazione salariale, che per le imprese editoriali sono quelle della crisi aziendale, della riorganizzazione aziendale in presenza di crisi e del contratto di solidarietà, previste dall’art. 25 – bis del d.lgs. n. 148 del 2015.

2. Soggetti beneficiari

Il comma 3 dell’art. 22 riconosce il trattamento di cui sopra a tutti i dipendenti delle imprese interessate dal campo di applicazione della speciale CIG in deroga in forza al 23 febbraio 2020, indipendentemente dall’anzianità di lavoro effettivo.

I) La Cassa integrazione in deroga COVID-19 1. Campo di applicazione

Sono ricompresi anche i lavoratori che sono alle dipendenze di imprese fallite, benché sospesi.

Da ultimo, si segnala che il decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 ha allargato la platea dei beneficiari ai lavoratori assunti tra il 24 febbraio 2020 ed il 17 marzo 2020.

3. Durata

I trattamenti di CIG in deroga possono essere autorizzati per un periodo non superiore alle nove settimane (due mesi), a decorrere dal 23 febbraio 2020 e comunque entro il 31 agosto 2020. Per le imprese operanti in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna possono essere autorizzate ulteriori 4 settimane ai sensi degli artt. 15 e 17 del decreto legge 2 marzo 2020, n. 9, per un totale, quindi, di 13 settimane.

I suddetti periodi, che possono essere frazionati, non sono conteggiati ai fini dei limiti temporali previsti dalla normativa vigente in tema di ammortizzatori sociali di cui agli artt. 4 e 22 del D.lgs. n. 148 del 2015.

4. La prestazione

Ai lavoratori beneficiari della speciale cassa in deroga è riconosciuto il trattamento d’integrazione salariale standard pari all’80% della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro ordinario non prestate, nel rispetto dei seguenti massimali lordi:

  • 939,89 per retribuzioni uguali o inferiori a 2.159,48;

1.129,66 per retribuzioni superiori a 2.159,48.

Spettano altresì gli Assegni per il Nucleo Famigliare (ANF), se ne ricorrono i presupposti, nonché la contribuzione figurativa accreditata all’INPS.

La Federazione della Stampa, ben consapevole che la suesposta previsione penalizza i giornalisti assicurati all’INPGI, è attiva su tutti i fronti istituzionali al fine di ottenere al più presto il riconoscimento della contribuzione figurativa previdenziale all’INPGI.

5. Requisiti

Ai sensi dell’art. 22 comma 1 del decreto legge “Cura Italia”, l’accordo sindacale è requisito necessario per poter accedere al trattamento di CIG in deroga, tranne che per le imprese che occupano fino a 5 dipendenti.

L’accordo può essere concluso, anche in via telematica, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale. Nel rispetto dei protocolli di consultazione sindacale indicati nei CNLG sottoscritti dalla FNSI, si ritiene che l’accordo possa essere sottoscritto dai Comitati e Fiduciari di redazione, assistiti dalle Associazioni Regionali di Stampa territorialmente competenti e dalla FNSI.

Sul punto, la circolare dell’INPS n. 47 del 28.3.2020 aggiunge che si considera esperito l’accordo con la finalizzazione della procedura normata dall’art. 19 comma 1 del decreto legge che prevede l’informazione, la consultazione e l’esame congiunto da tenersi nei 3 giorni successivi alla comunicazione datoriale.

Tale procedura semplificata introdotta dall’INPS va intesa nel senso che, in assenza di un parere negativo esplicito delle organizzazioni sindacali durante la consultazione sindacale, l’assenso all’istanza di cassa può considerarsi acquisito.

Trattandosi del momento di massima garanzia della procedura, nell’accordo è opportuno far confluire le valutazioni comuni in merito agli effetti della crisi sulla situazione aziendale nonché le soluzioni condivise in tema di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa del personale giornalistico. Laddove, sia in corso un altro ammortizzatore sociale nella stessa unità produttiva, non essendo ammessa la possibilità di una sovrapposizione di due ammortizzatori sociali, l’intesa dovrà prevedere il ritiro o la sospensione dell’ammortizzatore previgente.

Ai fini del confronto sindacale si segnala che la circolare INPS ritiene l’eventuale presenza di ferie pregresse non ostativa all’accoglimento della richiesta del trattamento di cassa. Tuttavia – posto che comunque le ferie rappresentano un istituto meno penalizzante da un punto di vista retributivo – in sede di accordo, ove si ritenga, si potrà proporre all’azienda lo smaltimento delle ferie pregresse.

6. Procedimento

I trattamenti in deroga possono essere concessi, secondo l’ordine cronologico di presentazione delle istanze, con appositi decreti delle Regioni e delle Province autonome ove hanno sede le unità produttive e/o operative delle aziende che ne fanno richiesta entro il quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

Qualora si faccia riferimento a unità produttive e/o operative del medesimo datore di lavoro, site in cinque o più Regioni, il decreto interministeriale del 24 marzo u.s. ha stabilito, all’art. 2 comma 1, che la cassa in deroga è concessa direttamente dal Ministero del Lavoro. In tale caso, le domande sono presentate allo stesso Ministero che le istruisce secondo l’ordine cronologico di presentazione.

Le istanze dovranno essere presentate attraverso i canali telematici predisposti dalle istituzioni, secondo le istruzioni dalle stesse fornite, allegando l’accordo sindacale e – tra le altre cose – l’elenco nominativo dei lavoratori interessati dalle sospensioni o riduzioni di orario dal quale emerga la quantificazione totale delle ore di sospensione con il relativo importo, i dati relativi alle unità aziendali che fruiscono del trattamento, la causale di intervento per l’accesso al trattamento.

Le indicazioni operative fornite dalle Regioni o dalle Province autonome attraverso i propri accordi quadro, se differenti rispetto a quelle esposte dal Ministero del Lavoro, si ritiene che potranno essere prese in considerazione solo in quanto non incompatibili con le prescrizioni ministeriali.

7. Modalità di pagamento

L’unica modalità di pagamento della prestazione prevista è quella del pagamento diretto da

parte dell’INPS.

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II) L’assegno ordinario con la causale “COVID-19 nazionale”

Gli articoli 19 e 21 del summenzionato decreto legge prevedono altresì la possibilità per le imprese, che occupano più di 5 dipendenti, iscritte ai Fondi di solidarietà bilaterale oppure al Fondo di Integrazione Salariale (FIS) di cui agli artt. 26 e ss. del d.lgs. 148 del 2015 di accedere al trattamento dell’assegno ordinario con la causale “COVID-19 nazionale”.

Nel nostro settore la norma interessa principalmente le emittenti radio-televisive locali che sono iscritte al FIS oppure ai Fondi di Solidarietà del Trentino e dell’Alto Adige.

Alla suddetta prestazione si applicano tutte le disposizioni relative alla Cassa in deroga COVID-19 commentate in precedenza con le seguenti differenze:

  • quanto ai requisiti, ai fini dell’accoglimento della domanda, l’INPS ritiene valido anche un accordo stipulato in data successiva alla domanda;

quanto alla modalità di pagamento, è possibile scegliere tra la modalità di pagamento indiretto con anticipazione del trattamento da parte del datore di lavoro e la modalità di pagamento diretto dall’INPS.

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III) Convenzione ABI per l’anticipazione della prestazione in favore dei lavoratori in cassa integrazione.

Tutti i lavoratori posti in cassa integrazione guadagni – al pari di quelli destinatari dell’assegno ordinario erogato dal FIS – in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono accedere alla convenzione sottoscritta tra ABI e parti sociali il 30 marzo u.s. in sede ministeriale in merito alla possibilità di accesso all’anticipazione bancaria della prestazione di cassa integrazione.

La procedura contempla un’apposita apertura di credito (anche tramite un conto corrente ad hoc, se richiesto dalla Banca), presso un Istituto bancario – aderente alla convenzione – sulla quale, la Banca stessa, anticiperà un importo forfettario complessivo pari a € 1.400,00, parametrati a 9 settimane di sospensione a zero ore (ridotto proporzionalmente in caso di durata inferiore), da riproporzionare in caso di rapporto a tempo parziale. Tale anticipazione potrà poi essere reiterata in caso di intervento legislativo di proroga del periodo massimo del trattamento di integrazione salariale ordinario e in deroga.

La convenzione prevede che l’apertura di credito cesserà con il versamento da parte dell’INPS del trattamento di integrazione salariale, che risolverà il debito del lavoratore.

Allo stesso tempo, però, la medesima convenzione stabilisce che, in caso di esito negativo della domanda – anche per indisponibilità delle risorse – la Banca potrà richiedere l’importo dell’intero debito relativo all’anticipazione al lavoratore, che dovrà estinguerlo entro 30 giorni dalla richiesta e che, in caso di inadempimento del lavoratore (salvo quanto previsto da parte delle Regioni e Province Autonome ove costituiti “fondi di garanzia”) la medesima Banca locomunicherà al datore di lavoro, il quale (preventivamente autorizzato dal lavoratore) verserà su tale conto corrente gli emolumenti spettanti al lavoratore “anche a titolo di TFR o sue anticipazioni, fino alla concorrenza del debito”.

Sono da preferire, pertanto, tutti gli accordi sindacali nei quali si pattuisca che, con apposito atto di manleva, sarà sempre l’Azienda a garantire il rimborso dell’eventuale anticipo effettuato dalla Banca, in tutti i casi in cui il mancato rimborso in favore dell’Istituto bancario non possa essere imputabile direttamente alla responsabilità del lavoratore.

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