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Animali domestici fuori dal Comune di residenza, accudirli si può. Il parere della LAV sul nuovo DCPM

Tra le tante problematiche serie dovute alle restrizioni da rispettare per evitare il diffondersi del Covid-19 c’è, non di poco conto, anche quella per i possessori di animali domestici presso le seconde case (dalle nostre parti specie in campagna) insistenti in Comuni diversi da quello di residenza. Nella fattispecie chi possiede un cane presso la casa di campagna, al quale era abituato a portare cibo più o meno quotidianamente, ora ha il dubbio se poter continuare come sempre o meno.

Ebbene la Lega Anti Vivisezione (LAV) ci viene incontro spiegando come l’art. 1 comma 1 lettera a) del nuovo DPCM firmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte con le ulteriori urgenti misure per il contenimento del contagio, consente solo le attività produttive e commerciali indicate nell’allegato. Fra queste, dal codice 01 “agricoltura” è stata tolta, non a caso, la dicitura “caccia”. Prevede esplicitamente come servizi essenziali il codice 75 “Servizi veterinari”.

L’articolo 1 comma 1 lettera b) prevede il divieto di uscire dal proprio territorio comunale ECCETTO per motivi lavorativi (per le attività ancora consentite) nonché per “assoluta urgenza” e “motivi di salute”. E’ quindi lecito l’accudimento di uno o più animali, non avendo alternative in loco (cibo, trasporto dal veterinario) […] è possibile – solo con lo spostamento fuori Comune di una singola persona – sempre con autodichiarazione, mascherina e guanti perché può essere dichiarato sotto la proprio responsabilità come di “assoluta urgenza” o per “motivi di salute”.

L’articolo 1 comma 1 lettera f) consente sempre produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di generi alimentari (anche per animali) e farmaci (anche veterinari).

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