Home » I fatti » Giornata della Memoria, Liliana Segre e Piero Terracina cittadini di Campobasso

Giornata della Memoria, Liliana Segre e Piero Terracina cittadini di Campobasso

Il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina: «Il Consiglio Comunale di Campobasso quest’anno ha scelto di onorare la Giornata della Memoria attraverso un momento di riflessione comune sul valore che la memoria ha ancora oggi per la nostra società e per farlo ha voluto dedicare questa importante giornata alla Senatrice Liliana Segre, a Piero Terracina, Giovanni Tucci e Michele Montagano, nostri concittadini Onorari e Benemeriti, che hanno speso la loro vita per testimoniare ciò che di terribile accadde con le persecuzioni razziali, la Shoah e la Seconda Guerra Mondiale.

Il male assoluto è un viaggio su un treno che l’umanità ha compiuto e che ha avuto diverse fermate prima di raggiungere i campi di sterminio. L’incendio non scoppiò per caso. Fu preparato, venne ordito attraverso campagne di odio che portarono a legalizzare la violenza. Le parole, le frasi e gli slogan usati in modo ripetuto con uno scopo ben preciso, allora come oggi, sono elementi capaci di riempire la quotidianità conducendo sull’orlo del precipizio intere generazioni. È allora, in quei momenti, che abbiamo più che mai bisogno della storia, perché è la storia che ci aiuta a disinnescare gli inganni del linguaggio ossessivo e della propaganda.

Dietro quella che è stata definita la banalità del male c’è qualcosa di molto preciso da combattere sempre, in ogni epoca, ovvero l’indifferenza. Non è un caso se la Senatrice Segre ha voluto che questa parola fosse scolpita all’ingresso del Memoriale della Deportazione a Milano. Campobasso, con le cittadinanza che oggi ufficialmente consegniamo e che il Consiglio Comunale all’unanimità ha conferito il 5 dicembre del 2019 alla Senatrice Liliana Segre, a Piero Terracina, che purtroppo è venuto a mancare qualche giorno dopo, a Giovanni Tucci e Michele Montagano, ribadisce che non è una città indifferente.

Dal momento in cui siamo indifferenti inizia il disinteresse verso la sorte altrui, verso i diritti degli altri, verso la vita e quel viaggio che conduce alla crudeltà e all’abisso ha inizio. Gli anticorpi a quel male sono la memoria doverosamente esplicita, chiara e senza mezze misure e la storia, lo studio dei fatti, l’educazione alla ricerca della verità che le nostre istituzioni devono garantire e supportare attraverso il nostro sistema scolastico e non solo. La memoria delle persecuzioni razziali e delle deportazioni, come nei casi di Liliana Segre e di Piero Terracina, così come quella dei prigionieri di guerra Giovanni Tucci e Michele Montagano ha permesso di tracciare alla nostra società, nel tempo passato, presente e futuro, un codice di valori universali a cui restare ancorati e che la nostra città, con il conferimento di queste cittadinanze, vuole rilanciare convintamente, dichiarandosi contro ogni forma di totalitarismo e a favore di un mondo che vogliamo democratico, libero e tollerante. Nella nostra città ci sarà sempre un posto d’onore riservato alla storia, alla memoria e a chi come i nostri concittadini Liliana Segre, Piero Terracina, Giovanni Tucci e Michele Montagano ha fatto in modo che non venisse perduta, confusa e confinata una seconda volta nell’indifferenza».

Il Presidente del Consiglio comunale, Antonio Guglielmi: «È con sincero ed autentico orgoglio che oggi presiedo la cerimonia per il conferimento delle pergamene attestanti il riconoscimento della cittadinanza onoraria alla Senatrice Liliana Segre e al Dr H.C. Piero Terracina e della cittadinanza benemerita ai Signori Michele Montagano e Giovanni Tucci. Il riconoscimento è stato deliberato lo scorso 5 dicembre 2019 con deliberazione del Consiglio Comunale assunta con il consenso unanime dei presenti.

In considerazione delle motivazioni che sono alla base del conferimento della cittadinanza non è un caso che l’Amministrazione Comunale abbia scelto di farlo oggi, in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria, importante data storica in cui si concretizza la liberazione di migliaia di prigionieri malati e sfiniti nel campo di concentramento e di lavoro di Auschwitz ad opera delle truppe dell’Armata Rossa. Ho inviato ai concittadini destinatari del provvedimento una nota con cui li ho informati della decisione consiliare di conferire loro la cittadinanza onoraria e benemerita, invitandoli, nel contempo, a partecipare alla cerimonia odierna per la consegna della pergamena a testimonianza dell’evento. Ho ricevuto dalla Senatrice Liliana Segre, per il tramite del legista al Senato Dr. Fabio Vander, la comunicazione circa l’impossibilità ad intervenire alla cerimonia per ragioni di età e di salute, accompagnata da un messaggio scritto di saluto e ringraziamento di cui darò lettura a conclusione di questa breve introduzione.

Analoga comunicazione è stata inviata dagli eredi di Piero Terracina, impossibilitati anch’essi ad intervenire a causa di accordi precedentemente assunti. Le tempistiche di viaggio tra andata e ritorno, unite alla durata della cerimonia, anche se di breve durata, non hanno infatti consentito di contemperare l’appuntamento odierno con gli altri impegni. L’entusiasmo e la gioia manifestatami dal Sig. Ettore Terracina, nipote del compianto Piero, si è tradotto in un messaggio del quale, pure, darò lettura. Ho sentito nella voce della sig.ra Irma Tucci, da me contattata telefonicamente, la gioia per l’invito ricevuto dal papà, Sig. Giovanni Tucci, ad essere presente qui, oggi, per la consegna della pergamena a suggello del conferimento della cittadinanza benemerita. Il dott. Michele Montagano, con il quale non sono riuscito a parlare, ma che si è premurato di avvisare personalmente la struttura, ha comunicato di non poter partecipare a causa della sua presenza a Roma per un importante evento legato alla ricorrenza della Giornata della Memoria. Ha tenuto a precisare di voler ritirare personalmente la pergamena e noi rispetteremo il suo desiderio. Tutti i nostri “concittadini”, onorari e benemeriti, sono accomunati dalla tragica esperienza della deportazione subita ad opera della follia nazista. Liliana Segre, arrestata all’età di soli 13 anni, dopo aver trascorso sei giorni in carcere a Varese e quaranta a San Vittore a Milano, è stata deportata il 30 gennaio 1944 (dal binario 21 della stazione di Milano Centrale) al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Qui perse il padre ed i nonni paterni e fu destinata ai lavori forzati per un anno. Fu liberata il 1° maggio 1945 dal campo di Malchow ed è una tra i 25 sopravvissuti dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz.

Per molto tempo ha deciso di tenere per sé i ricordi tragici della sua esperienza nei campi di sterminio, trovando intorno a sé soltanto gente che, lungi dal volerla ascoltare, desiderava dimenticare gli eventi dolorosi appena trascorsi.  Dopo 45 anni di silenzio ha trovato il coraggio di testimoniare la sua storia. Il 19 gennaio 2018, anno in cui ricadeva l’80º anniversario delle leggi razziali fasciste, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in base all’art. 59 della Costituzione, l’ha nominata senatrice a vita “per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”.

Deportato il 17 maggio del 1944, Piero Terracina è stato l’unico degli otto componenti della sua famiglia a fare ritorno in Italia. Anche lui, come la Segre e tanti altri deportati che non riuscivano a farlo, non ha parlato per anni delle sofferenze passate nel campo di Auschwitz. Poi, una volta trovato il coraggio di “ripercorrere” la strada verso l’inferno, non ha più smesso: ha raccontato alle migliaia di giovani che ha incontrato, rendendoli “testimoni”, l’esperienza vissuta da quanti, come lui, sono stati vittime dell’odio e della intolleranza. La sua maggiore preoccupazione, negli ultimi tempi, era il possibile ritorno di questo clima, di ciò che lui ha cercato di scongiurare con oltre trent’anni di racconti, con lo scopo di lasciare nella memoria dei giovani il ricordo delle atrocità subite affinché queste non potessero più ripetersi. Il 27 gennaio di settantacinque anni fa è stato liberato, allo stremo delle forze, quando pesava oramai solo 38 chili. Anche per lui il ritorno alla vita normale è stato tutt’altro che facile. Il 23 marzo 2015, la nostra città aveva avuto l’onore di ospitarlo per il conferimento, da parte dell’Università del Molise, della Laurea Magistrale ad Honorem in Scienze della Formazione primaria. Il Dott. Michele Montagano, classe 1921 e nativo di Casacalenda, ha vissuto l’esperienza dell’internamento militare nei campi nazisti e nello straflager KZ di Unterlüss. Il 24 febbraio 1945, nel Lager di Wietzendorf, 214 Ufficiali del Regio Esercito ivi internati si rifiutarono di lavorare e di collaborare con i tedeschi che, come da prassi, scelsero casualmente ventuno prigionieri da fucilare. Michele Montagano e gli altri 43 ufficiali, definiti gli eroi di Unterlüss, si immolarono al posto dei commilitoni stupendo i tedeschi che, per il loro gesto eroico, gli risparmiarono la vita deportandoli nel campo di rieducazione al lavoro di Unterlüss, dove rimasero, svolgendo lavori forzati e subendo torture e sofferenze di ogni genere, fino alla liberazione avvenuta il 9 aprile 1945. Il Dott. Montagano è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il Sig. Giuseppe Tucci è stato deportato in Polonia l’8 settembre 1943, compiendo 20 anni proprio nel primo giorno di prigionia. È stato avviato, come tutti i giovani prigionieri, al lavoro in miniera, con diritto ad un pasto al giorno, se così si può chiamare una “brodaglia con qualche foglia di cavolo ed un’ombra di patata” come egli stesso l’ha definita nei suoi racconti. Il suo incubo si è “interrotto” il 27 gennaio 1945 quando vedendo i cancelli di Auschwitz aperti ha realizzato che sarebbe tornato a casa. Incubo interrotto, non finito, perché esperienze simili non si cancellano mai del tutto dalla mente, tanto che, ben sessant’anni dopo, il Sig. Tucci ha provato di nuovo una sensazione di paura quando ha deciso di tornare in Polonia, in quello stesso campo di concentramento che gli ha rubato 2 anni della sua vita e segnato indelebilmente i suoi ricordi».

Cari cittadini, care cittadine di Campobasso, saluto voi tutti e ringrazio il Consiglio Comunale per avermi concesso l’onore di condividere con voi la cittadinanza di Campobasso.

Da oggi siamo dunque concittadini e la vostra città sarà anche la mia. Una cittadinanza onoraria è un atto che istituisce un legame ed una empatia che sono sempre cifra di umanità e di idem sentire civile oltre che civico. Sono dunque ben felice di potermi dire da oggi vostra concittadina, purtroppo ragioni di età e di salute mi impediscono di essere presente fra voi come vorrei, ma ci tengo a condividere con voi i sentimenti democratici e antifascisti che storicamente sono appannaggio della terra molisana.

Certa che la condivisione della cittadinanza renderà più saldi i nostri valori e i nostri principi auguro alla vostra, anzi nostra, comunità un futuro di prosperità e di progresso morale e civile. Data la coincidenza temporale auguro altresì buona Giornata della Memoria a tutti i miei nuovi concittadini e concittadine. Conoscere e conservare la storia è infatti la premessa indispensabile di una cittadinanza piena, consapevole e democratica. Grazie di nuovo a voi tutti, Liliana Segre.

 

Ringrazio il Sindaco Avv. Roberto Gravina, il Presidente del Consiglio Comunale Dott. Antonio Guglielmi e tutto il Consiglio e l’Amministrazione Comunale, tutti coloro che hanno votato la mozione per il conferimento al nostro amato zio Piero Terracina, della Cittadinanza Onoraria di Campobasso e per avermi permesso di essere presente con questo messaggio. Con zio siamo stati in questa città in uno dei giorni in cui l’ho visto più felice, quando a lui, cittadino Italiano che era stato cacciato a 10 anni dalla scuola solo per il fatto di essere di religione Ebraica, l’università del Molise conferì la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria e di questo ringraziamo ancora il Prof. Di Nuoscio.

Dopo un lungo periodo di silenzio, dovuto al timore di non essere creduto, zio, come tanti altri sopravvissuti, prese l’impegno civile di portare la sua testimonianza dovunque gli venisse richiesto e lo ha fatto fino a pochi giorni prima della sua scomparsa, l’8 Dicembre 2019. Il 5 Dicembre è diventato vostro concittadino. Permettetemi di chiudere questo messaggio con una sua riflessione sulla parola Cittadinanza: “Un insieme di diritti e di doveri che riguardano un gruppo di cittadini. Essere cittadini implica essere riconosciuti tali da uno stato. Uno stato ingiusto può arrivare persino a rovesciare il rapporto esistente di diritti e doveri revocandoli ad alcuni cittadini resi non più tali.

Questo è accaduto a me e a tanti altri correligionari a cui fu tolta la cittadinanza e i diritti con le leggi razziali del ‘38 e degli anni successivi, fino a toglierci la libertà soltanto per la nostra religione, ma eravamo sempre stati cittadini con pieni diritti e pieni doveri. Oggi ci sentiamo e siamo protetti, ma quello che accadde allora non dovrà mai più accadere verso nessuna minoranza”. Grazie. Ettore Terracina

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: