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Il Sud “s’è scetato”, Marco Esposito e Pino Aprile all’evento sul ricorso sul Fondo di Solidarietà Comunale

“ZERO AL SUD – La lotta dei Comuni per avere quanto gli spetta” il titolo dell’evento tenutosi ieri pomeriggio, 28 novembre 2019, nella Sala del Parlamentino in via XXIV Maggio. Un incontro pubblico promosso dal Coordinamento Sindaci Ricorso FSC (Fondo di Solidarietà Comunale) al quale hanno preso parte il giornalista e autore del libro inchiesta “Zero al Sud”, Marco Esposito, il giornalista e scrittore meridionalista, Pino Aprile, l’avvocato Salvatore Di Pardo ed i sindaci Roberto Gravina, Giacomo D’Apollonio, Antonio Cerio e Salvatore D’Amico.

L’incontro ha fatto il punto sul ricorso amministrativo pendente dinanzi al Tar del Lazio, la cui decisione nel merito è attesa per il mese di maggio 2020. Sono state, poi, illustrate le novità contenute nel Decreto Fiscale, da poco pubblicato in Gazzetta, così come sull’avvio della corretta ripartizione del Fondo di Solidarietà Comunale, che finora ha penalizzato i Comuni del Sud Italia.

«Quello che è accaduto è che il Sud si è svegliato – ha esordito Marco Esposito – Quando ho scritto Zero al Sud non pensavo di avere lettori così attenti e, invece, è accaduto qualcosa di inaspettato. Il Mezzogiorno non è quello che ci hanno raccontato. Non è un luogo pieno di posti dove si spende male. È vero ci sono anche questi luoghi, ma il Sud non è solo questo. È soprattutto un luogo dove i meridionali non hanno chiesto nulla e nulla hanno ottenuto. Grazie al ricorso è successo, invece, che una comunità è tornata a parlarsi e ha preso coscienza di quanto gli è sempre stato negato, in termini di rispetto dell’articolo 119 della Costituzione e di corretto riparto del Fondo di Solidarietà Comunale».

A fare da eco al giornalista de Il Mattino è stato Pino Aprile. «Finalmente il Sud s’è scetato – ha detto con una battuta l’autore del best seller “Terroni”, soffermandosi poi sulle cause del divario tra Nord e Sud a partire dall’Unità d’Italia – Un’impotenza acquisita, quella del Meridione, a cui hanno insegnato a essere meno in tutto, almeno fino ad oggi. Con questo ricorso il Sud ha rialzato la testa e ha preteso di riavere quanto gli è stato sottratto in termini di servizi essenziali».

«L’iniziativa legale – ha spiegato l’avvocato Salvatore Di Pardo, che ha curato il ricorso – è stata avviata su impulso del consigliere regionale del Molise Micaela Fanelli, ed è nata in seguito alle decisioni del Governo precedente e delle gravi conseguenze prodotte sui bilanci e quindi sui servizi di competenza comunale, a seguito di una erronea applicazione dei principi e dei parametri del federalismo fiscale. In particolare, si è deciso di impugnare il Fondo di Solidarietà 2019, perché è stata messa in atto una graduale riduzione dell’azione di perequazione, con sempre minori possibilità per gli enti locali dei territori più deboli di ottenere le risorse necessarie a garantire i servizi indispensabili. Ed è importante capire che non si tratta di una guerra tra comuni, ma di ristabilire il principio dettato dall’articolo 119 della Costituzione, per evitare che in Italia esistano Comuni e cittadini di serie A e di serie B, garantendo così, atutti, i principi di solidarietà e di eguaglianza stabiliti dalla Carta».

A intervenire, nel corso del dibattito, i sindaci di Campobasso Roberto Gravina, di Isernia Giacomo D’Apollonio, di Jelsi Salvatore D’Amico, di Ferrazzano Antonio Cerio e Enrico Fratangelo di Castellino del Biferno. Presenti in sala, numerosi altri amministratori, tra i quali una delegazione proveniente dalla Puglia e diversi consiglieri regionali di maggioranza e minoranza. In conclusione, Micaela Fanelli ha affermato che il ricorso è solo l’inizio di un nuovo percorso di giustizia che dovrà vedere il Sud compatto per ottenere quanto gli spetta. «Se vinceremo questa prima battaglia, tracceremo il confine di un principio costituzionale fondamentale, che mira a tutelare il Meridione soprattutto sul terreno del regionalismo differenziato. Un ricorso che diventerà uno scudo per proteggerci da ulteriori minacce che incombono sull’unità del Paese e sul rispetto della legge».