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Dispago, torna la musica New Wave

Un timido annuncio sui social, ho letto: Dispago in concerto, ore 9.30 Blow up. Basta poco per riportare la memoria al passato, metà anni ’80 inizi ’90: la mia generazione li ha vissuti appieno. Una band di sedicenni (1986) ma con una grinta e un groove da fare invidia a gruppi ben più blasonati nel panorama effervescente italiano di quei tempi così ricchi di fantasia e strade tutte da esplorare.

Tempi in cui ci si trovava a suonare in soffitta, garage, nelle case in campagna o in qualunque posto adatto a fare musica. Se solo ci avessero creduto! Molti ragazzi come me hanno avuto la fortuna di acquistare una demo di 9 brani, una cassetta musicale di quelle da inserire nei walkman. Si chiamava “Contro l’onda” ed era emozionante assistere ai loro concerti in città come quello al Savoia del 1987, anche perché erano amici, a portata di mano e di saluto. Il Festival del Dilettante, poi, era un’occasione d’oro per farsi conoscere ma anche quello, purtroppo, come tutte le cose belle durò solo un paio di edizioni. Cantavamo le loro canzoni e in molti venerdì 5 luglio scorso erano al Blow Up per riascoltare e rivivere quelle stesse emozioni, come allora. Li ho ritrovati per tre quinti invecchiati ma con la stessa grinta; hanno alternato brani vecchi con quelli nuovi del cd uscito nel 2018: “Rotazione sincrona”, 9 tracce nuove di zecca ma assolutamente dallo stile riconoscibile dei Dispago degli esordi. Adriano Iaverone voce e chitarra; Raffaele Sardella alla chitarra; Pietro Luciani alle tastiere; Tony Mansi al basso e Pietro Verile alle percussioni. I Dispago di oggi, tuttavia, sono l’evoluzione naturale di quelli di allora, con Lorenzo Santosuosso alla batteria; Gianluca Gargano al basso; Nicola Fierro e poi Antonio La Storia alle tastiere, Paolo Di Petta alla chitarra e Adriano Iaverone come cantante e frontman.

Il gruppo new wave più longevo del capoluogo e forse della regione i cui componenti, durante tutti questi anni, non hanno mai smesso di manifestare la loro passione per la musica: «Ho suonato la chitarra con diversi gruppi nel frattempo ma devo dire che la soddisfazione di tornare con i Dispago è tanta anche perché oggi c’è una miriade di cover band, mentre noi proponiamo musica nostra, creata da noi. – confessa Raffaele Sardella – Non siamo assolutamente “indie” ma piuttosto underground, quel genere proprio di quegli anni: stile Radiohead, Placebo, in Italia i primi Litfiba».

«Dopo 30 anni abbiamo sentito l’esigenza di rimetterci in discussione – afferma Adriano Iaverone – e tornare a scrivere e fare musica con un pensiero certamente più maturo e consapevole, più ricercato nelle sonorità, come è giusto che sia».

C’era tanta gente al Blow Up ad ascoltare i Dispago, segno che la musica di un certo tipo, alla fine, piace anche al pubblico dei giovani d’oggi, distolti da tutt’altre note e parole. Segno soprattutto che i Dispago hanno lasciato qualcosa nel panorama musicale nostrano: «L’essenziale è che non ci sentiamo assolutamente arrivati, anzi. Il futuro è quello che più ci interessa – termina Iaverone – In ottobre, infatti, rientreremo in studio per registrare un nuovo album. Detto questo mi auguro che i giovani d’oggi si avvicinino sempre più alla musica, qualsiasi essa sia, perché di contenuti ce ne sono sempre meno».

«Quando loro hanno iniziato ero appena nato – ci dice Tony Mansi, il bassista – La serata al Blow Up è andata benissimo. Era legata al repertorio del passato ma il pubblico ha apprezzato molto anche i pezzi del nuovo album. Da musicista sono contento per aver creato un amalgama tra brani nuovi e vecchi, attualizzando quelli dell’89. Sono entrato nei Dispago – continua – per amicizia con Raffaele Sardella che mi ha chiamato ma il feeling col resto della band è arrivato molto presto. Ho collaborato con diverse band ma tutte di cover. Ora stiamo lavorando con nuovo materiale nostro e spero che torni in auge la musica originale perché ci sono tanti giovani in giro con belle capacità a Campobasso e in tutto il Molise». m.s.