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Alla Scuola Allievi “Eugenio Frate” 458 nuovi Carabinieri giurano fedeltà alla Patria nel ricordo di Vittorio Marandola e Emanuele Anzini (GALLERY)

Un fiume di persone tra parenti, ex militari e addetti ai lavori ha assistito ieri al giuramento solenne degli allievi del 138° corso formativo dell’Arma dei Carabinieri presso la caserma Frate di Campobasso.

Una giornata che resterà nei cuori di tutti, soprattutto dei genitori che hanno partecipato attivamente alla cerimonia apponendo, insieme alle autorità, gli alamari alle “marsine” della storica divisa dei loro 458 figli, vanto ed orgoglio di famiglia, entrati ufficialmente in un’altra grandissima famiglia: quella dei Carabinieri, nei secoli fedele.

Parole toccanti quelle dell’illustre ospite, il Comandante Generale dell’Arma Giovanni Nistri che ha ricordato l’intitolazione del 138° alla medaglia d’oro al valor militare Vittorio Marandola: «Durante la dominazione nazifascista teneva salda la tradizione di fedeltà alla Patria, prodigandosi nel servizio ad esclusivo vantaggio della popolazione e partecipando, con grave rischio personale, alla attività del fronte clandestino. Pochi giorni prima della liberazione, mentre già al sicuro dalle ricerche dei tedeschi, si accingeva ad attraversare la linea di combattimento per unirsi ai patrioti, veniva informato che il Comando germanico aveva deciso di fucilare dieci ostaggi nel caso egli non si fosse presentato al comando stesso entro poche ore. Pienamente consapevole della sorte che lo attendeva, serenamente e senza titubanze la subiva perché dieci innocenti avessero salva la vita. Poco dopo affrontava con stoicismo il plotone di esecuzione tedesco e al grido di ‘Viva l’Italia!’, pagava con la sua vita il sublime atto di altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili».

Ma anche il ricordo, ancora vivido e presente, del 41enne carabiniere di Sulmona Emanuele Anzini, travolto e ucciso recentemente da un’auto mentre era in servizio ad un posto di blocco in provincia di Bergamo. Terminata la cerimonia, il “rompete le righe” ha riconsegnato ad abbracci e selfie di fidanzate e genitori i giovani nuovi paladini della legalità e della sicurezza della società, anche se soltanto per qualche giorno, prima di tornare nel capoluogo ed attendere settembre, mese in cui si concretizzerà per sempre tutto ciò per cui ragazzi e ragazze hanno studiato e marciato per mesi nella nostra terra. m.s.